Autorev’Olezza

Authority

L’autorevolezza ha perso il suo significato originario, mutando in strumento opaco e bugiardo, causa di profonda divisione sociale.

Che cos’è l’autorevolezza?

Secondo Oxford Languages , l’autorevolezza è definita come:

“stima, credito, fiducia che si impongono in quanto fondati sulla personalità di chi ne gode”.

Da tale definizione risulta chiaro come l’autorevolezza venga espressa dal soggetto che ne gode ed è concessa da coloro che in esso ne riconoscono il merito. Un rapporto circolare tra esprimente e concessionario che, in teoria, beneficerebbero allo stesso modo del fondamento dell’autorità.

Tuttavia, oggi l’autorevolezza è un concetto confuso, senza piu contorni e spesso inflazionato, ma soprattutto abusato. Per questo, ci sentiamo in dovere di scrivere un pensiero a tal proposito.

Storia: il Principio di Autorevolezza

Per il dizionario Treccani, la locuzione principio di autorità presuppone che esista un rapporto tra diseguali per il quale:

“chi è oggetto dell’autorità non vi si sottopone passivamente ma in nome di un qualche principio o valore la riconosce legittima in chi la esercita”.

Il principio di autorevolezza è stato utilizzato dalla storia della filosofia per la risoluzione delle controversie tra pensatori. Nelle dispute filosofiche, infatti, per arrivare ad un accordo, si concedeva certezza a coloro i quali riuscivano ad introdurre nel dibattito citazioni recuperate da testi ritenuti autorevoli. Gli scritti aristotelici per i pagani e la Bibbia per i cristiani erano ritenuti in epoca medievale i testi di maggior autorevolezza. Erano ritenuti praticamente indiscutibili, inconfutabili e godevano di una valida alternativa alla ragione.

Il Principio di Autorità inizierà a scricchiolare con l’avvento del razionalismo prima e dell’illuminismo poi. Fu dopo la prima metà del 1500, con la rivoluzione scientifica, che il principio di autorità soccomberà definitivamente alla verifica sperimentale.

Il metodo galileiano permarrà fino ai giorni nostri, per le materia tipicamente dette scientifiche, come l’aritmetica, la geometrica, la medicina e la musica.

Rimarrà, invece, rigoroso il ricorso ai testi ritenuti “autorevoli” in ambito storico, giurisprudenziale o geografiche, per citarne alcuni.

Risultano, quindi, persistenti due approcci: il primo che potremmo dire impropriamente retroattivo, ovvero basato sul ricorso a testi del passato che costituiscono i pilastri su cui poggia lo sviluppo futuro di un ambito di studio; l’altro progressivo, composto essenzialmente da sperimentazione, dalla verifica e soprattuto, dalla messa in discussione dei risultati ottenuti.

Busto di Aristotele in una antica libreria Long Room, Trinity College Dublin – Wikipedia (2018)

Autorità nel secolo XXI

La figura del soggetto autorevole nel XXI secolo ha cambiato completamente i suoi connotati ed ha abbandonato qualsiasi riferimento sia al principio di autorità, sia al metodo scientifico.

Facciamo un passo indietro. Dopo la prima meta del ‘900, con l’avvento del cinquantennio capitalista, ogni valore ha iniziato ad essere legato alla performance lavorativa. Il risultato aziendale è il metro di misura dell’autorevolezza di un soggetto umano, pesato evidentemente in termini di moneta, ovvero di profitto.

Ciò è facilmente dimostrabile: basti pensare a tutte le volte in cui, in occasione di una nuova conoscenza, la domanda «di cosa ti occupi?» sia stata subito successiva al «come ti chiami?». E questo perché la nostra mente è ormai portata a “pesare” un soggetto sulla base della sua occupazione, volente o nolente. Questa osservazione non vuole essere una critica, bensì ha lo scopo di decretare quanto il pensiero “capitalista” abbia riprogrammato il nostro modo di pensare e di essere.

Ma, se questo può ritenersi ancora limitatamente e tristemente plausibile, non lo è assolutamente l’autorevolezza che concediamo “a priori” ad un soggetto sulla base del valore atteso della sua performance. Introdurre questo concetto non è semplice ma cercheremo di renderlo tale.

Wall Street, Vlada Karpovich – Pexels

Vivere di rendita…

Un mondo che va veloce è un mondo in cui barlumi di luce accecante permangono nella memoria degli spettatori in maniera molto piu marcata.

Un risultato positivo in ambito lavorativo ottenuto da un soggetto, autorizza lo stesso a godere di autorevolezza da parte degli altri soggetti. Anche qualora egli non ne abbia conseguiti ulteriori, o addirittura ne abbia ottenuti di piu negativi nel conto generale.

Ma per effetto spotlight, egli utilizzerà quell’unico risultato positivo ottenuto nella propria vita professionale per investirsi di autorità per il resto dei giorni; egli sarà quindi ospite di interviste, rappresentazioni, convegni e salotti televisivi.

In pratica, il principio di autorità di cui godevano i padri fondatori delle scienza, che per essa spendevano una vita intera e per cui una vita intera non sarebbe loro nemmeno bastata, viene soppiantato da un principio che diremo del valore atteso dell’autorità: un’autorità che potremmo dire potenziale. I soggetti ascoltatori in esso riporranno fiducia nell’attesa che un’altra performance ottimale possa confermare la loro soggezione autoritaria al soggetto stesso.

La particolarità del soggetto autorevole del XXI secolo (o della maggior parte di essi) è quello di non mettere in discussione i risultati raggiunti seppur isolati.

Anzi, di esserne risoluto, poiché su di essi (e solo su questi) poggerà la restante parte della loro vita, accomodati in poltrone dei grandi salotti televisivi. Ad essi, manca completamente il concetto di sviluppo, decostruzione del risultato ottenuto, confutazione.

Manca l’atteggiamento tipico di considerare un risultato come il primo gradino per una performance futura, collegata alla prima e che insieme ad altre costruisce un continuum temporale destinato ad essere considerato contributo al mondo.

Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico e copernicano, Galielo Galilei – Wikipedia

Apparente autorevolezza come causa di distanza sociale

Di questa autorevolezza a buon mercato, poggiata su casi isolati di risultati o performance lavorative, per altro, ne siamo pieni e la pandemia ne ha messa tanta in luce. La mercificazione dell’autorità ha creato differenze sociali molto ampie sfruttando quel principio naturale di soggezione e passività dell’ascoltatore.

Molti ambiti lavorativi sono permeati da tale condizione, dove il patriarcato ha la misura di una autorevolezza goduta per meriti di dubbia natura, o di isolata esistenza. Dove un titolo puo essere sufficiente a vestirsi di autorità nei confronti di chi, essenzialmente, contribuisce alla vita aziendale in maniera attiva e concreta.

La disparità sociale aumenta all’interno dei contesti lavorativi, in proporzione all’aumento di soggetti inappropriatamente autorevoli. L’autorevolezza si è trasformata in autorità. L’ambiente lavorativo è lo scenario della schiavitù del XXI secolo.

I soggetti passivi, coloro che guardano a questo problema come la più grave minaccia sociale di questo secolo, sono il nucleo da cui può partire un rovesciamento sistemico dell’ordine delle cose. Essi sono i veri depositari della verità, perché negli atteggiamenti di subordinazione estrema, di umiliazione sociale, nasce il conflitto interiore che eleva il pensiero.

Chiudendo, non possiamo non fare ritorno alla filosofia, che per prima aveva utilizzato il principio di autorità per la risoluzione delle dispute.

Da essa cogliamo un altro spunto noto: quello del servo-padrone, per concludere che la rivoluzione dell’ordine sarà compiuta quando tutti i servi saranno consapevoli di essere necessari al padrone piu di quanto egli non sia a loro utile, invertendo completamente i ruoli di dipendenza.

Servo e padrone, particolare di un mosaico romano – Wikipedia
avatar

Io sono Arnaldo Berardi. Sono nato a Bari il 7 Dicembre del 1989 di un piovoso giovedì d’inverno. Attualmente studente del corso di “Strategie per i mercati internazionali” presso la facoltà di Economica dell’Università di Bari “Aldo Moro”. Sono assetato di conoscenza e vivo la mia vita nella consapevolezza che la cultura sia l’unica via per l’evoluzione dell’anima. Il sogno da realizzare è quello di poter divulgare cultura che possa arrivare a chiunque in qualsiasi parte del globo, indistintamente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.