Come cambia il parlamento Europeo

L’ultradestra preoccupa ma non dilaga

Le elezioni Europee sono finalmente terminate ed è ora delle valutazioni, come spesso accade hanno di nuovo vinto tutti, hanno vinto i partiti di destra che, a detta loro, “dilagano in tutta Europa”, ma anche i moderati o la sinistra che “reggere l’ondata nera della destra”, ma allora cos’è cambiato?

l’Europa ieri

Nel parlamento europeo, fino a ieri, i partiti più rilevanti erano, in ordine di peso politico, il Ppe (Partito Popolare Europeo) di cui fa parte Forza Italia, rappresenta il Centro destra europeo, il partito S&D (Socialisti e Democratici) di cui fa parte il Partito Democratico e rappresenta il centro sinistra in Europa; più distanti troviamo il Re (Renew Europe), in buona sostanza i liberali rappresentati su tutti da Macron, i Verdi rappresentati dal partito AVS (Verdi e Sinistra), Id (Identità e Democrazia) di cui fa parte la Lega,  e Ecr (Conservatori e Riformisti) di cui fa parte Fratelli d’Italia.

Sempre fino a ieri la maggioranza del parlamento europeo era formata da una coalizione che metteva d’accordo il centro destra con il centro sinistra passando per i liberali, quindi Ppe con S&D e Re, con Ursula von der Leyen presidente della Commissione europea, la così detta “maggioranza Ursula”.

E oggi? La speranza e talvolta anche la promessa fatta agli elettori da parte degli esponenti di destra in Italia e non solo, era quella di cambiare i rapporti di forza, creare una nuova maggioranza con solo forze di destra, dal centro destra all’ultradestra, quindi Ppe, Id e Ecr, contando in una forte avanzata dei partiti di destra in ogni Stato e quindi di un parlamento europeo molto diverso da quello attuale.
Dati alla mano l’avanzata in effetti c’è stata, l’estrema destra stravince in Francia e in Austria, vince in Polonia e in Italia, fa un buon risultato in diversi stati tra cui la Germania, motivo per cui esultano i vari leader politici, crescono i vari partiti dal Ppe ma soprattutto i populisti Id, Ecr e rivendicano la vittoria delle elezioni.

Foto di Simon da Pixabay

Rapporti di forza in Europa

Quindi cambiano i rapporti di forza in Europa? No. L’ultradestra aumenta ma non dilaga, vince in qualche stato ma in molti altri è in minoranza, il parlamento europeo vede un Ppe più forte di prima, ma anche un S&D pressoché invariato, un Renew Europe ridimensionato ma che rimane comunque terzo partito, certo, Ecr diventa il quarto partito come numeri e Id il quinto, entrambi superano i Verdi, ma da qui a diventare maggioranza la strada è lunga.
Una maggioranza solo di destra (ammesso che i partiti siano d’accordo) è quindi impossibile, qualsiasi maggioranza senza il S&D di sinistra è altamente improbabile, quindi la destra aumenta in parte le file dei propri partiti, ma di certo non stravolge il parlamento.

Giusto per dare l’idea dei numeri: il Ppe passa da 177 a 186 parlamentari, S&D da 141 a 135, mentre Ecr passa da 68 a 73 mentre Id era a 58 e resta a 58.
Nonostante lo straordinario risultato in Francia, nonostante in Italia sia prima forza del paese, nonostante il buon risultato in qualche altro Stato importante dell’Unione, l’idea che l’ultradestra conquisti il parlamento europeo era e continua ad essere quasi solo propaganda, l’aumento di queste forze sovraniste però non è da sottovalutare, è rilevante e in parte inquietante, andrebbero contrastate con forza per evitare di vedere, un giorno non troppo lontano, un’Europa in mano a chi ha sempre voluto distruggerla.

Foto di NoName_13 da Pixabay

E in Italia?


L’Italia fa parte dei paesi in cui governa un partito di estrema destra, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, che in Europa cerca da sempre amicizie con altri pericolosi leader sovranisti e nazionalisti come la Le Pen e Viktor Orbán, tutti leader che speravano, almeno a parole, di poter cambiare l’Europa, dando più forza agli stati sovrani e meno all’Ue, imponendo regole più restrittive e una serie di idee che andrebbero a scapito di paesi come il nostro, ma per fortuna sembra un pericolo scampato visti i risultati complessivi delle europee.
Guardando i dati il partito di Giorgia Meloni arriva a sfiorare il 29% dei consensi, consolidando ancora di più il primato, non a caso esulta insieme a tutta la maggioranza, ad esultare ancora più però ci ha pensato il PD che vanta un aumento significativo arrivando al 24% dei consensi, tutti gli altri partiti inseguono e sembra evidente che la sfida vera sia soprattutto tra questi due schieramenti se non fosse che il partito dell’astensionismo raggiunge livelli record, meno del 50% degli aventi diritti ha votato ed è stata così l’elezione meno partecipata di sempre. Questo dato deve far riflettere perché Fratelli d’Italia che vanta un aumento dei consensi non tiene conto che il numero di voti effettivi è diminuito dalle nazionali del 2022, passando da 7.3 milioni di voti a 6,7 milioni, così come gli alleati governo diminuiscono i voti assoluti mentre parlano di vittoria.

Il problema dell’astensionismo


Gli unici partiti che aumentano, di poco, anche i voti effettivi sono il Partito Democratico e i Verdi che vedono un aumento migliore di tutti gli altri.
Questo è l’effetto dell’astensionismo, nonostante ci siano meno persone che votano la Meloni, per fare un esempio, il suo partito aumenta passando dal 26% al 29% e dando l’illusione di un aumento vero, anche se basterebbe un po’ di onestà intellettuale per capire che, nonostante faccia comodo, l’astensionismo è un problema e la classe dirigente ne è responsabile.

In copertina Foto di Mediamodifier da Pixabay

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Mi sono laureato in Beni Culturali all'università di Verona, mi piace viaggiare sia nella vita reale che attraverso i libri, sempre con la voglia di imparare qualcosa di nuovo. Cerco di esprimere come posso quello che penso e che sento attraverso la scrittura, a volte attraverso l'ironia.

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