Lucio Corsi è veramente la chiave per uno scossone musicale?
Voleva essere un duro, è finito per essere un attrezzo da scasso
Da quando Lucio Corsi ha raggiunto le vette della classifica sanremese il suo personaggio ha assunto un ruolo ben più importante del bravo cantautore che raggiunge la fama dopo anni di gavetta. Lucio Corsi, stando alla critica musicale più entusiasta, nella maniera un po’ fiabesca che gli si addice, sembra essersi trasformato in un oggetto fisico, un grimaldello con cui sarebbe possibile scassinare alcuni meccanismi stantii del mercato discografico e, ancora più audacemente, del gusto nazional popolare.

Ma è realistico assegnargli questo ruolo?
“Io lo conoscevo da prima!!”
Dopo il 15 febbraio il mondo si divide in due: quelli che spendono 80 € su Vinted per la maglietta custom made di Topo Gigio, esaurita sul sito ufficiale, e quelli che gli 80 € li guadagnano perché l’avevano comprata in tempi non sospetti. Insomma chi conosceva Lucio Corsi da prima e non riesce a smettere di sottolinearlo, e chi l’ha conosciuto dopo e grida al miracolo. Ma c’è di più. Per chi fa parte del team Lucio da prima di Sanremo la sua presenza sul podio, e non meno importante quella di Brunori SAS, assumerebbero una valenza simil-profetica sulla imminente possibilità di cambiare in meglio quello “stallo di gran successo” che è il mainstream italiano, avvicinandolo agli ascolti reali del paese e soprattutto depurandolo da alcuni meccanismi Sanremo-centrici, che spesso impediscono ad artisti già ampiamenti ascoltati di accedere ai mass media nazionalpopolari (TV e Radio) se non passando proprio attraverso il Festival. Insomma, la realpolitik della musica sarebbe alle porte, e tutto grazie a Lucio Corsi.

Facciamo un passo indietro. Lucio Corsi nasce a Grosseto il 15 ottobre del 1993, cresce a Vetulonia, in quello che l’abbiamo sentito più volte definire “il far west della maremma” e si trasferisce infine a Milano per inseguire il sogno della musica: storia di tutti (quelli che ci provano). Fin dai primi lavori – nel 2014 esce l’ EP di esordio, Vetulonia Dakar – il suo stile è ben definito e già molto simile a quello che porterà a Sanremo 10 anni dopo: favolistico, orchestrale, giocherellone nelle composizioni e nei testi, con un forte richiamo a tutto quello che è il cantautorato degli anni ’70 (cita come suoi idoli Paolo Conte e Ivan Graziani). La sua presenza sulla scena musicale incrocia gli anni d’oro della corrente indie (okay, chiamatelo It-pop), ma curiosamente quel treno non lo porta alla ribalta. Forse perché ancora acerbo, o forse perché quella tendenza a un surrealismo prêt-à-porter e maliziosamente commerciabile, che ha finito per caratterizzare l’indie, non gli si addice. Abbiamo visto tutti che Lucio Corsi è un puro, un talento che spicca per creatività, limpidità e dedizione agli strumenti. Le sue metafore, i suoi mondi, per quanto colorati, sono sempre intesi seriamente.
Per di più quella che abbiamo chiamato corrente indie è già stata sdoganata nelle passate edizioni Sanremo – su tutte, per questa scena è stata particolarmente significativa l’edizione 2021 – senza sortire minimamente gli stessi effetti di Lucio Corsi. Che sono invece i seguenti.
Lucio Corsi il messia
(…) Il suo piazzamento e quello di Brunori e magari anche la presenza nel cast di Joan Thiele (…) apre uno spiraglio da cui potrebbero entrare artisti strutturati, con una storia solida ma non ancora nota al grande pubblico, con una concezione musicale meno convenzionale di chi va all’Ariston a cantare la propria malinconia su una cassa in quattro.
Claudio Todesco riferendosi a Lucio Corsi, nell’articolo Miracolo a Sanremo, pubblicato su Rolling Stones Italia
Come i complimenti (“Un cantautore di cui avevamo bisogno in questi tempi violenti” – Luce! / “il suo passaggio sul palco ha avuto il sapore di una rivoluzione silenziosa” – VNY), anche le dietrologie, i significati nascosti di questa quasi-vittoria si sprecano. Effettivamente qualcosa di folgorante è successo: oltre alla generale aria di conquista dei cuori, Lucio Corsi è l’artista che ha visto la maggior crescita digitale post-Sanremo degli ultimi anni, sia a livello di follower – ne ha guadagnati più di Geolier l’anno scorso – che di stream sulle piattaforme, dove è stato addirittura in grado di stravolgere il volto della VIRAL 50 Italia di Spotify, poco prima dominata da trap e rap, occupandola con circa 20 dei suoi brani.
Proprio la fame con cui il pubblico generalista sta addentando il suo repertorio passato è quella che sta dando la speranza per una piccola rivoluzione. Più si diffonde la sensazione è di una svista generalizzata, più persone potrebbero iniziare a chiedersi dove rivolgevamo la nostra attenzione mentre questo artista accumulava 10 anni di un repertorio in grado di piacere in maniera istantanea. Ancora meglio – e questa è la crepa dove Lucio Corsi dovrebbe effettuare lo scasso – qualcuno potrebbe chiedersi quanti altri ce ne sono già in circolazione e perché li stiamo ignorando.
Negli ultimi 10 anni, con la crescente rilevanza di etichette indipendenti italiane che hanno colto la potenzialità dei nuovi media e puntato su progetti artistici capaci di raggiungere il successo senza l’ausilio di quelli tradizionali, il divario tra generazioni e ascoltatori si è sempre più allagato, generando fenomeni anche paradossali. Se un pubblico tendenzialmente più giovane ed attento alla musica ha a disposizione tutti gli strumenti per fare rapidamente nuove scoperte musicali e rimanere aggiornato in base ai propri gusti, esiste un pubblico musicalmente più distratto e/o anagraficamente maturo destinato a rimanere ostaggio delle scelte radiofoniche e televisive, le quali privilegiano interpreti e major , spesso non riportando alcuna traccia di artisti che al di fuori del circuito radio e video sono conosciutissimi e avrebbero tutte le carte in regola per arrivare a un pubblico generalista, come ha dimostrato Lucio Corsi non appena gliene è stata data la possibilità.
Per fare un esempio concreto di come i mass media abbiano aumentato la barriera divisiva tra novità musicali e pubblico generalista negli ultimi 10/15 anni è utile ritornare al fenomeno indie/it-pop, il cui fulcro è collocabile intorno al 2016, e confrontarlo con gli anni caldi della scena rap italiana di inizio 2000. Nonostante la novità del genere rap e l’iniziale diffidenza di alcune fasce di popolazione verso i suoi ambienti e contenuti, televisione, e soprattutto rotazioni radiofoniche, non si esimevano dal testimoniarne l’esistenza e l’oggettivo successo. Pensiamo al passaggio in radio del singolo In Italia di Fabri Fibra, che nel 2007 rappresentò lo sdoganamento commerciale di una nuova scena rap made in italy. Dieci anni dopo, però, non si può dire che la stessa accoglienza sia stata riservata alla corrente it-pop, i cui artisti hanno continuato a macinare numeri fino ad realizzare eventi live di tutta rilevanza ma senza ottenere pari visibilità in TV e Radio, A MENO CHE non passassero proprio da Sanremo. Basti pensare alla quasi totale inesistenza in questi media di Calcutta, indubbiamente simbolo di questa corrente e di un nuovo cantautorato italiano, che macina arene e si fa invocare anni per un nuovo album, ma che per un’intera fascia di popolazione è rimasto il nome di una città in India. E ancora, prima della partecipazione a Sanremo i Pinguini Tattici Nucleare, Gazzelle, Fulminacci.
La partecipazione a Sanremo come metodo risolutivo di questa divisione dei mondi musicali, però, è risultata soffocante a lungo andare: da un lato nessuno può garantire a un artista la partecipazione al Festival, dall’altra partecipare comporta un certo processo di adeguamento del proprio stile all’etichetta musicale del Festival, adeguamento che in alcuni casi non ha mai abbandonato il successivo repertorio dell’artista. E poi arriva Lucio Corsi.

Sarà viaggio o sarà miraggio
Ma quindi è realistico aspettarsi una ventata di aria fresca?
Sicuramente il posizionamento di Lucio e Brunori Sas, ha una valenza significativa, soprattutto perché è un risultato che proviene dal televoto. Entrambi sono artisti con alle spalle anni di carriera sommersa dai meccanismi sopra descritti e si sono presentati in gara con brani in linea con il proprio repertorio, pronti a farsi conoscere per quello che sono. Il loro essere cantautori in un scenario sanremese popolato da interpreti è rivincita su un altro lato malsano della discografia, quello che hanno smesso di valorizzare le belle voci in quanto tali ed esige dagli emergenti di essere anche autori dei propri testi, solo per poi sconvolgerne stile ed autorialità una volta sotto contratto. Tutto questo che trionfa al televoto è il segnale che il c.d. pubblico generalista è ben in grado di apprezzare prodotti musicali diversi dal pop confezionato in serie che gli è stato ciecamente propinato nell’ultimo decennio e apre veramente a uno spiraglio di interesse per tutti quegli artisti validi rimasti fuori dalle attenzioni dei mass media.
C’è un però. Un dettaglio dovrebbe tenere a bada questo entusiasmo per un Lucio Corsi che diventa lo scoperchiatore delle vere novità musicali: Lucio Corsi nasce già animale da Sanremo, e chiunque rivendichi di conoscerlo da prima del festival lo sa. La teatralità, le composizioni orchestrali, la capacità di raccontare storie che intrecciano fantasia e critica sociale è uno stile a cui Corsi da nuova vita grazie alla sua personale fervida immaginazione, ma rimane perfettamente in linea con la migliore tradizione del cantautorato italiano, verso il quale il pubblico di Sanremo non è solo preparato, ma addirittura nostalgico.

E allora il suo meritato successo che cosa potrebbe effettivamente scoperchiare? Tutti quelli che fin ora hanno fatto musica già in linea con il tipico gusto della canzone italiana e sono sono stati ingiustamente ignorati, ma solo loro. Altri generi ancora più attuali e futuristici, come l’hyperpop, il punk, l’emo, lo shoegaze, che sono quelli realmente frequentati dalle nuove leve di cantautori, rimangono ancora fuori.
In quest’ottica Lucio Corsi non sarebbe tanto il paladino di un futuro che non può più aspettare, ma di un passato prossimo la cui esistenza deve ancora essere riconosciuta come si merita.
Comunque non è poco.





