Incel e manosfera, adesso basta!
Chi sono gli incel? Oltre la manosfera e la violenza, la condizione di celibato involontario, delle ideologie e della sofferenza nascosta.
Perché questo articolo?
Recentemente, l’uscita della serie TV “Adolescence” ha riacceso i riflettori su un termine tanto discusso quanto frainteso: “incel”. Come spesso accade, sull’onda dell’attualità mediatica, molti si sono improvvisati esperti sui social network e sulle testate online, sfornando caroselli Instagram e articoli pieni di imprecisioni, confondendo termini e concetti. La serie stessa, che in realtà esplora un più ampio disagio adolescenziale senza necessariamente etichettarlo o condannarlo come “fenomeno incel”, è diventata il pretesto per una narrazione superficiale e spesso errata. Questo articolo nasce dalla necessità di fare chiarezza, di definire correttamente i termini e di separare i fatti dalle opinioni e dalle generalizzazioni pericolose che dominano il dibattito pubblico. È ora di smetterla di parlare in maniera inappropriata di un argomento complesso che merita un approccio più informato e meno sensazionalistico.

Chi è l’incel?
Partiamo dalle basi. “Incel” è una parola nata nel web anglosassone, all’epoca dei forum online, circa 30 anni fa. È una crasi, una contrazione di due parole: Involuntary Celibate, ovvero “celibe involontario”. Storicamente, e nella sua definizione più pura, il termine identifica una persona che, pur desiderando attivamente una relazione sentimentale e/o sessuale (sia essa duratura o occasionale), non riesce a ottenerla a causa di una serie di fattori percepiti come ostacoli insormontabili. Questi fattori possono essere di natura fisica (aspetto estetico considerato non attraente), psicologica (timidezza estrema, ansia sociale) o comportamentale (mancanza di abilità sociali).
Questa è la definizione essenziale di incel: una condizione soggettiva di celibato involontario. Nulla di più, nulla di meno. Individui che vivevano questa condizione esistevano ben prima che il termine venisse coniato.

Condizione e ideologia
Essere incel, quindi, descrive uno stato, una situazione personale, e non implica necessariamente un particolare comportamento o un’ideologia specifica. Caratteristiche come la misoginia, l’odio verso le donne o la società possono certamente contraddistinguere una parte di questi soggetti, spesso quelli che si ritrovano in specifiche comunità online dove condividono frustrazioni simili e possono arrivare ad abbracciare filosofie nichiliste o risentite come la “Red Pill” o la “Black Pill”.
Ma è fondamentale capire che non si tratta di una conseguenza automatica dell’essere incel.
Un esempio lampante
Per rendere il concetto più chiaro, possiamo fare un parallelismo con la condizione del disoccupato. Essere disoccupato significa trovarsi senza lavoro pur cercandolo attivamente. Questa è la definizione della condizione. All’interno di questa categoria, però, troviamo una vasta gamma di persone e reazioni: c’è il disoccupato che si rimbocca le maniche, segue corsi di formazione e cerca attivamente nuove opportunità; c’è quello che si rassegna e cade nello sconforto; c’è quello che sviluppa rancore e odio verso il sistema economico o gli imprenditori. Nessuno si sognerebbe di dire che “tutti i disoccupati sono degli estremisti odiatori”, perché è evidente che si tratta di una condizione che può essere vissuta in modi molto diversi. Lo stesso vale per gli incel: la condizione è una, le risposte individuali e le eventuali ideologie abbracciate sono molteplici e non sovrapponibili alla condizione stessa.
Incel e manosfera
Spesso gli incel vengono associati indiscriminatamente al mondo della cosiddetta “manosfera”. La manosfera è un termine ombrello che indica un insieme eterogeneo di siti web, blog, forum e comunità online dedicati a discussioni su tematiche maschili e sulle relazioni interpersonali dal punto di vista degli uomini. Di per sé, la manosfera non è intrinsecamente positiva o negativa; è uno spazio virtuale dove si può trovare di tutto: gruppi di supporto, consigli per la crescita personale e il miglioramento di sé, discussioni sulla psicologia maschile, ma anche, innegabilmente, gruppi che diffondono misoginia, risentimento e ideologie radicali.
È qui che entra in gioco la distinzione cruciale:
- L’essere incel è, come detto, una condizione soggettiva. Può causare sofferenza e disagio.
- La Red Pill (e le sue varianti come la Black Pill) è un’ideologia, una visione del mondo con specifici dogmi e narrazioni.
Un incel può incrociare queste ideologie nella sua ricerca di risposte o di una comunità, ma non è detto che lo faccia. E viceversa, non tutti coloro che aderiscono alla Red Pill sono incel.

Redpill e ideologia
Ma cos’è la Red Pill? In breve, è una visione del mondo secondo cui la società non sarebbe dominata dagli uomini, ma ruoterebbe attorno al potere femminile, in particolare quello sessuale e relazionale. I sostenitori credono che le donne detengano il potere di scelta e selezionino i partner basandosi principalmente su tre caratteristiche (“LMS”): Looks (aspetto), Money (denaro), Status (posizione sociale). Questo comportamento porta all’ “ipergamia”, cioè le donne cercano sempre partner “migliori” di loro (più belli, ricchi, potenti) per massimizzare le proprie possibilità di sopravvivenza e benessere. La Black Pill è una visione ancora più nichilista e deterministica: ritiene che per gli uomini non attraenti (secondo i canoni LMS), la condizione di esclusione sentimentale/sessuale sia biologicamente determinata e immutabile, rendendo inutile ogni tentativo di miglioramento.
Ben capiamo quindi che un incel può rimanere tale senza mai aderire a queste visioni del mondo. Allo stesso modo, un uomo di successo, attraente e con molte partner (un “Chad”, “Tommy” o “Slayer” nello slang di queste comunità) potrebbe comunque aderire all’ideologia Red Pill perché la ritiene una descrizione accurata delle dinamiche relazionali, pur non vivendo la condizione di incel.
Manosfera
Navigare nella manosfera significa immergersi in un universo piuttosto ampio ed etrogeneo. Si possono trovare sedicenti guru del miglioramento personale, “pick-up artist” (PUA) che vendono corsi di seduzione a pagamento, ma anche figure che propongono visioni del mondo radicali. A differenza di ideologie strutturate come il comunismo, con testi come “Il Capitale”, e rappresentanti come il dittatore o il teorico di turno; o religioni come il Cristianesimo (con la Bibbia e il Papa); la Red Pill, la Black Pill e le altre correnti della manosfera non hanno un testo sacro unificato, un’autorità centrale o un corpus dottrinale codificato e universalmente accettato.
Queste “filosofie” sono nate e si sono evolute organicamente sul web, attraverso l’interazione di milioni di utenti anonimi. Esistono innumerevoli varianti, interpretazioni e faide interne. Molte comunità Red Pill, ad esempio, disprezzano apertamente i PUA o figure mediatiche come Andrew Tate, considerandoli superficiali o dannosi. L’unica costante sembra essere un approccio basato su credenze spesso pseudoscientifiche, che praticano il “cherry picking”: selezionano e decontestualizzano studi o concetti da discipline come la biologia evoluzionistica, la psicologia sociale o la storia per farli rientrare a forza nei propri dogmi preconcetti. Il risultato è un panorama ideologico frammentato, incoerente e intrinsecamente confusionario.

Incel e violenza di genere
Uno degli aspetti più allarmanti della narrazione mediatica è l’equazione automatica “incel = violento/misogino/potenziale stragista”. Come abbiamo chiarito, la condizione di essere incel non determina di per sé un comportamento violento. È vero che alcuni atti di violenza estrema nel mondo sono stati commessi da individui che si identificavano con una cosiddetta l’ideologia incel (che come abbiamo detto di ideologia non si tratta) o con frange estremiste della manosfera. Ma analizzando questi casi, emerge che:
- Non presentano un’omogeneità ideologica o un manifesto comune.
- Gli autori avevano spesso gravi problemi psicologici preesistenti e storie complesse che andavano ben oltre la semplice frustrazione sentimentale/sessuale, e addirittura molto spesso non erano nemmeno a conoscenza dello spazio virtuale della manosfera.
Inoltre, c’è un paradosso logico: se un incel è definito dalla sua incapacità di instaurare relazioni intime, per definizione non può essere l’autore di violenza all’interno di una coppia, semplicemente perché non si trova in una coppia. La violenza domestica e nelle relazioni è un fenomeno tragico e diffuso, ma le sue cause sono altre e complesse, e non possono essere semplicisticamente attribuite alla “categoria” incel.
Anzi, diversi studi e ricerche sul tema (come quelli condotti da ricercatori come William Costello, uno degli esperti accademici sull’argomento) suggeriscono che gli individui che si identificano come incel sono statisticamente più a rischio di subire violenza o bullismo e hanno tassi significativamente più alti di depressione, ansia, isolamento sociale e ideazione suicidaria. La loro frustrazione e sofferenza si rivolgono più spesso verso sé stessi (autolesionismo, suicidio) che verso gli altri.
Conclusione
Dietro l’etichetta, utilizzata a scopo denigratorio, “incel” si cela spesso una profonda sofferenza psicologica. Gli studi confermano che questa condizione è associata a tassi elevati di depressione, ansia sociale, bassa autostima e pensieri suicidi. Trattare questo argomento con superficialità, generalizzando, creando stereotipi negativi e usando il termine come un insulto o un capro espiatorio non fa che peggiorare la situazione, alienando ulteriormente chi già soffre e ostacolando la possibilità di offrire un aiuto reale.
È fondamentale smettere di fare disinformazione per dare risposte semplici a domande complesse. Serve più accuratezza nel linguaggio, più profondità nell’analisi e, forse, un po’ più di empatia nel comprendere le diverse forme di disagio umano, invece di correre a etichettare e condannare sulla base di informazioni parziali e narrazioni mediatiche fuorvianti.
In copertina foto tratta dalla serie TV Adolescence





