L’italiano in Kosovo, tra le mura della Scuola di Italiano di Pristina

L’idioma italico è la quarta lingua più studiata al mondo e anche nel più giovane Stato europeo l’italiano attrae giovani e adulti

Inglese, spagnolo e cinese, sono queste le tre lingue più studiate, a seguire… l’italiano. Infatti secondo la classifica del 2018 stilata da Ethnologue, pubblicazione cartacea e virtuale del SIL International (Summer Institute of Linguistics), la lingua dello stivale è la quarta lingua più studiata nel mondo con più di due milioni di studenti. Un risultato che conferma il trend degli ultimi anni, precisamente dal biennio 2014-2015 quando gli studenti oltrepassarono i due milioni. Il posizionamento si presenta ancora più interessante se si tiene conto che l’italiano è la 21esima lingua per numero di parlanti.
Il merito di questa “scalata” nella classifica è senza dubbio da ricondurre all’ottimo lavoro che svolgono gli Istituti Italiani di Cultura presenti in ben 115 Paesi; non solo, a questi bisogna aggiungere le numerose università straniere che insegnano la nostra lingua, le quali sono consultabili sul Portale della Lingua Italiana.

L’italiano nel Kosovo: le ragioni in breve

Tra i molteplici Stati dove viene insegnato l’italiano, figura anche il più giovane Paese dell’Europa, il Kosovo. Quest’ultimo presenta un forte legame che risale al periodo del conflitto armato del 1999, al quale prese parte anche l’esercito italiano; e ancora oggi è presente sul territorio un piccolo contingente dell’unità dei Carabinieri, l’MSU, creato su richiesta della NATO. Oltre alle ragioni militari, anche ragioni sociali: sono molti i cossovari che durante il ’99 e anche successivamente hanno scelto come terra di arrivo l’Italia (dopo Germania, Svizzera e Stati Uniti). Un flusso migratorio che permane ancora oggi, con ovvie differenze: innanzitutto le ragioni, perlopiù riconducibili alle difficoltà economiche dello Stato, e il numero di persone coinvolte, diminuito rispetto al passato.

L’italiano nel Kosovo: la Scuola di lingua e cultura Italiana di Pristina

In questa cornice, tra reti del passato e del presente, si inserisce la Scuola di lingua e cultura italiana di Pristina. Nata nel marzo del 2016 inizialmente con il nome di “Qendra Dante” (Centro Dante) su iniziativa della professoressa dell’Università di Pristina, Arjeta Berisha, e nel giugno di quest’anno è diventata centro certificatore della “Società Dante Alighieri”, a dimostrazione dell’ottimo lavoro svolto dalla sua nascita a oggi. «Per chi ha creduto fin da subito nel progetto, è il riconoscimento di tanta fatica», spiega la direttrice Berisha mentre mostra la sede della scuola: un piccolo appartamento al quinto piano di un edificio che dà sulla Rruga “Rexhep Luci”, un’arteria perpendicolare alla centralissima Boulevard “Madre Teresa”. Le stanze, che sono adibite ad aule, sono piccole, presentano non più di otto banchi: «Lavoriamo con quello che abbiamo, non tanto come puoi vedere, però ci arrangiamo e stiamo avendo grandi soddisfazioni». Arjeta Berisha ripone sullo scaffale della biblioteca una vecchia edizione del “Canzoniere” di Petrarca e continua a parlare dell’istituto: «Abbiamo circa un centinaio di studenti e dopo tre anni una nostra studentessa ha superato pochi mesi fa l’esame per il livello C1. Ora altri si stanno preparando per affrontarlo».

Ma quali sono le ragioni che portano ragazzi e adulti a studiare l’italiano? «I giovani, principalmente, si avvicinano all’italiano per motivi di necessità», risponde Berisha, «chi perché ha in programma di trasferirsi in Svizzera, nel canton Ticino, chi perché vuole ricongiungersi a familiari che abitano in Italia». Si ferma e conclude: «Poi c’è un gruppo, più contenuto, che invece studia questa lingua per passione». Come Veron. Laureato in letteratura albanese, ora lavora presso la scuola e al tempo stesso segue il corso per il B2, tuttavia preferisce parlare in inglese: «Ho ancora qualche difficoltà» si giustifica «All’università ho studiato gli autori della mia terra, però sentivo il bisogno di scoprire più da vicino le opere della tradizione italiana. Credo sia importante per chi apprezza le lettere approdare alla letteratura del vostro Paese, prima o dopo».

Nato a Trieste l'8 settembre 1995. Innamorato della poesia, affascinato dal nuovo. La curiosità lo ha spinto verso il mondo del giornalismo, il sogno nel cassetto: diventare un freelance alla ricerca di storie in giro per il mondo. Nel 2017 ha partecipato all'AKLF (Apeejay Kolkata Literary Festival) a Calcutta e al WNSFest (Word N Sound Festival) a Johannesburg.

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