L’anabasi dei praticanti avvocati
Il conflitto generazionale dei giovani professionisti
L’origine dei problemi
L’anabasi: il viaggio di ritorno in patria di diecimila soldati greci partiti in guerra verso la Persia, carichi di sogni e di speranze. Ripetutamente traditi, tra avversità e scontri, si sono dovuti armare di coraggio e pazienza, sacrificandosi innumerevoli volte per poter fare ritorno alla tanto amata terra.
Oggi appare evidente una similitudine con i praticanti avvocati. La pandemia non ha di certo favorito nessun settore, anzi, molti avvocati già abilitati hanno dovuto abbandonare la loro professione o trovare una seconda occupazione per poter sopravvivere.

In tutto questo marasma, però, la categoria dei praticanti avvocati risulta quella più bistrattata; anche loro ripetutamente traditi, come i greci di Senofonte, a causa degli innumerevoli rinvii dell’esame di abilitazione professionale. Il continuo procrastinare non ha fatto altro che aggravare la loro posizione economico-sociale. Come se non bastasse, non una sola parola è stata spesa da parte del governo nei confronti di questi migliaia di giovani. Non un solo euro è stato speso o c’è intenzione di spendere per questa categoria professionale.
Tutto ha origine ancora lo scorso anno. Sappiamo che il covid ha congelato l’indizione dei concorsi pubblici e di ordini professionali, che sono stati più volte rimandati.
La prima ondata aveva già creato, per i praticanti avvocati, moltissimi problemi. Le prove scritte del dicembre 2019 hanno richiesto il triplo del tempo per essere corrette. Molti sono anche i dubbi in merito alla qualità della correzione, viste le numerose bocciature, non in linea rispetto agli anni precedenti.
Con la seconda ondata le cose si sono ulteriormente aggravate. Attualmente, l’esame di abilitazione per la professione forense prevede due prove scritte e una prova orale.
Il 15, 16 e 17 dicembre 2020, i praticanti avrebbero dovuto sostenere le prove scritte, cosi come stabilito dall’allora Ministro della Giustizia Bonafede, il quale si è poi ricreduto e, tramite un post facebook, ha procrastinato ulteriormente il tutto a data da destinarsi.
La vita dei praticanti non è certo facile. Dopo 5 anni di università, bisogna svolgere almeno 18 mesi di pratica presso un dominus, un avvocato abilitato. Senza nessun contributo economico, molto spesso sfruttati con ore e ore di lavoro in più rispetto al dovuto; utilizzati come meri segretari; costretti ad inutili code in cancelleria o relegati a fare fotocopie o archiviare documenti.
La possibilità di svolgere l’esame di abilitazione per queste persone risulta essere il primo step per affrancarsi e dedicarsi liberamente alla propria vita professionale.
Le disparità di trattamento
Premesso che la soppressione dello svolgimento in presenza di prove scritte, appare una decisione sensata, in quanto nei mesi di novembre e dicembre il covid torna a diffondersi in maniera esponenziale, quello che non si capisce è la disparità di trattamento rispetto ad altre professioni nello svolgimento delle prove per l’abilitazione.

Lo scorso anno infatti, ben 14 categorie professionali hanno previsto modalità alternative per l’espletamento dell’esame, nel rispetto delle disposizioni sanitarie per limitare la diffusione del covid. Tra queste, professioni molto simili e/o delicate come quelle dell’avvocato: commercialista, farmacista, ingegnere, architetto, infermiere. Addirittura, per la professione medica, l’esame è stato soppresso.
Non è quindi assolutamente giustificabile una disparità di trattamento tale per cui, una sola tra tutte le professioni non abbia potuto svolgere l’esame di abilitazione.
Ricordiamo che il lavoro di avvocato non è nemmeno un lavoro pubblico come quello del magistrato e che quindi, una volta ottenuta l’abilitazione, il professionista deve anche fare i conti con il procurarsi lavoro creando un portafoglio di clienti da seguire, in modo da potersi procurare il sostentamento economico.
Alla luce di questo è evidente come sia preziosa l’abilitazione per il professionista per poter cominciare a costruirsi una carriera in maniera autonoma, dopo anni di studi, pratica e sacrifici.
Il conflitto generazionale
Perché non viene dato spazio alle nuove generazioni? Non possiamo dirlo con certezza, ma questa mancanza di attenzione verso una categoria, quella dei praticanti, composta per lo più da giovani, è solo l’ennesimo esempio di conflitto generazionale.
Abbiamo potuto notare come, anche negli scorsi anni, gli avvocati abbiano deciso di fare quadrato attorno alla propria professione, ostacolando l’accesso delle nuove leve. Questo in nome di una presunta saturazione del mercato del lavoro. Anche supponendo esatta questa affermazione, ciò non toglie che debba essere concesso il diritto ad una persona di poter effettuare una prova per l’abilitazione professionale.
Il mercato del lavoro è libero, saranno poi le competenze di ognuno a decretare chi sarà il vincitore nel mondo della concorrenza.
La complicità del Ministero della Giustiza che non è stato in grado di gestire una situazione di emergenza appare assai grave. Il silenzio del Governo e di gran parte della politica non ha scusanti. Non una parola è stata detta per i giovani, che più di tutti stanno pagando le spese di questa pandemia.

L’appello che può essere fatto al nuovo Governo e al nuovo Ministro, in questo momento, è di occuparsi anche di loro. Già il discorso di Draghi alle camere è stato un faro di luce.
La speranza è che possa essere fatto qualcosa di più concreto per coloro che hanno voglia di fare, e che non siano più bistrattati da chi invece dovrebbe proteggerli, magari partendo da una categoria tra le più ignorate, quella dei praticanti avvocati.
Le sfide per il neo Ministro della Giustizia sono molte, non solo quella di consentire ai praticanti di svolgere la prova di abilitazione professionale, ma anche quella di agire sulla radice dei problemi, riformando l’intera pratica e professione di avvocato, oltre che l’esame e le sue prove.
I soldati greci dell’anabasi sono stati più volte abbandonati e traditi, cerchiamo invece di riportare a casa i nostri giovani.
in copertina: Foto di LEANDRO AGUILAR da Pixabay





