The Trial of the Chicago 7 – Storia di un processo politico
Cogito et Volo dedica anche quest’anno una particolare attenzione alla corsa agli Oscar 2021, con approfondimenti sul sito e contenuti extra su Instagram e Facebook. Daremo un’occhiata da vicino a tutte le otto pellicole candidate per il miglior film, con recensioni e curiosità, e commenteremo i risultati finali all’indomani della notte degli Oscar, che si terrà il 25 aprile. Qui trovate tutti gli articoli già pubblicati.
La storia
28 agosto 1968. A Chicago si sta tenendo la convention nazionale dei democratici, in cui si sceglie formalmente chi sarà il candidato democratico alle elezioni presidenziali. Humbert Humphrey ricevette la nomina come successore di Lyndon Johnson, l’allora presidente democratico degli Usa. Il ’68 fu un anno molto complesso per gli americani: Dr Martin Luther King era stato ucciso in aprile, a giugno era stato ucciso Robert Kennedy, il favorito alla corsa presidenziale; la Guerra in Vietnam proseguiva tra le proteste dei giovani americani. Questa la data che segnerà l’inizio di uno dei più importanti processi della storia americana.
Proprio per protestare contro la Guerra del Vietnam erano state organizzate delle proteste pacifiche a Chicago durante la convention. Il 28 agosto la manifestazione fu repressa violentemente, mentre i manifestanti si dirigevano, senza armi, al palazzetto dove era in corso la convention, dalle 12.000 unità delle forze di polizia e della Guardia Nazionale. La stampa, che mandò in onda le riprese, scuotendo enormemente l’opinione pubblica, chiamò questo evento “The Battle of Michigan Avenue”.

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Il film
Gli organizzatori delle proteste sono i protagonisti dell’ultima grande impresa di Aaron Sorkin, passati alla storia come “i Chicago Seven”. Cinque mesi dopo questi eventi otto persone vennero arrestate con l’accusa di cospirazione, associazione a delinquere e istigazione alla sommossa. Nel settembre 1969 ebbe inizio uno dei processi più teatrali e politici della storia.
Dalla parte degli accusati troviamo i leader di un gruppo di studenti attivisti di sinistra (Students for a democratic Society), Tom Hayden (Eddie Redmayne) e Rennie Davis (Alex Sharp); i leader dello Youth International Party, meglio conosciuti come Yippies, capitanati da Abbie Hoffman (Sacha Baron Cohen) e Jerry Rubin (Jeremy Strong); il capo di The Mobe, la National Mobilization Committee to End the War in Vietnam, David Dellinger (John Caroll Lynch); gli accademici Lee Weiner e John Froines (Noha Robbins e Daniel Flaherty), che insegnavano ai loro studenti a produrre bombe casalinghe; e infine Bobby Seale (Yahya Abdul-Mateen II), leader dei Black Panther.
Bobby Seale fu prosciolto dalle accuse, dato che non conosceva nessuno degli altri accusati ed era stato a Chicago soltanto un paio di ore. Fu però condannato a quattro anni di carcere per oltraggio alla corte. Durante il processo non ebbe la possibilità di avere il suo avvocato con sé, che per motivi di salute era ricoverato in ospedale. Cercò di difendersi da solo ma non glielo permisero. Per aver obiettato di fronte al giudice Jiulius Hoffman (Frank Langella), fu imbavagliato e legato alla sedia davanti a tutta la corte, destando grande scandalo tra i presenti e tra gli americani.
Il processo, che durò cinque mesi, fu infatti molto seguito dall’esterno, perché fu molto politicizzato e reso teatrale da vari episodi e scontri verbali avvenuti principalmente tra Abbie Hoffman e il giudice, visibili nel film. I due bombaroli non ricevettero alcuna pena. Gli altri cinque furono condannati a pagare una multa e a cinque anni di carcere con l’accusa di aver «attraversato il confine dello Stato con finalità di incitamento alla rivolta». Nel 1972 la Corte d’Appello ribaltò le condanne, riconoscendo la parzialità del giudice Hoffman, che aveva giudicato in maniera impropria per via di pregiudizi culturali e razziali.

Aaron Sorkin scrive la sceneggiatura più importante della sua carriera
The Trial of the Chicago 7 segna per il regista e sceneggiatore Aaron Sorkin un nuovo culmine nella sua brillante carriera. Il film si divide in due sequenze che scorrono parallele: da una parte il processo, dove gran parte delle battute sono ricavate dalle trascrizioni del processo reale. Qui le riprese sono statiche, i movimenti lenti, le parole decise e ben scandite.
Dall’altra ci troviamo nel bel mezzo delle proteste, assistiamo ai dibattiti dei manifestanti, agli scambi/scontri tra i nostri sette, che nonostante l’obiettivo comune, hanno tutti diversi retroterra culturali e ideali politici. Vediamo tutto lo scontro di Michigan Ave, girato in maniera simile a quelli che furono i veri scontri, ripresi dai media. Si alternano scene di finzione a interviste e notizie che giravano realmente nelle tv americane in quei giorni. Qui le riprese sono dinamiche, veloci, gli scambi di battute sono feroci, agguerriti. La luce è più intensa, i colori più saturi. Il film procede con due dinamiche e due toni diversi, mescolando la forza della storia con battute sagaci e ritmi vertiginosi.
Oltre alla sceneggiatura originale e al montaggio, orchestrato da Alan Baumgarten, entrambe oggetto di candidatura agli Oscar, una menzione speciale va all’immenso e talentuosissimo cast di questo film. Spicca su tutti Sacha Baron Cohen, praticamente identico a quello che era il vero Abbie Hoffman, sfrontato e profondo, nominato come miglior attore non protagonista. Sorkin fa un lavoro inestimabile con loro: tutti e otto i personaggi principali, anche quelli con minor rilevanza nella storia, sono ben tratteggiati e descritti, lasciando trapelare otto diverse e complesse personalità, tutte però accese dall’attivismo e dalla voglia di giustizia.

Un commento
Sorkin ha inziato la scrittura di questo film nel 2007, ma per un motivo o per un altro i produttori ne hanno sempre rimandato la lavorazione. Nel 2018 si è però sentito il bisogno di portare a termine questo progetto. La sua uscita, nel 2020, è stata emblematica. La storia dei Chicago Seven è lo specchio della realtà di oggi. In maniera simile a The BlacKkKlansman (2018) di Spike Lee, anche qui Sorkin utilizza la storia per far riflettere sull’oggi e su come tante situazioni non siano per nulla mutate.
Nell’anno dei Black lives matter, dell’attacco a Capitol Hill, dell’aumento della violenza della polizia in tutto il mondo, The Trial of the Chicago 7 ci ricorda che il lavoro per l’uguaglianza e la liberà non è mai finito; ci ricorda che la lotta per i diritti ha bisogno di essere ascoltata e guardata, non repressa. Ci ricorda l’importanza del documentare la storia in maniera corretta, l’enorme potenza dei media nel raccontare le cose e la risonanza della documentazione. The Trial of the Chicago 7 è candidato agli Oscar per il miglior film perché racconta con realismo e consapevolezza la cronaca di un evento fondamentale nella storia dell’attivismo politico contemporaneo, ma che per noi, appena usciti dal 2020, sembra un fatto di cronaca visto al tg.
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Per approfondire: La storia dei Chicago 7





