Beyond the lyrics: Where is my mind – Pixies
«Vorrei essere nato al contrario per poter capire questo mondo storto.» -Jim Morrison
Where is my mind è un interrogativo che ha fatto la storia del rock americano. Un brano nato, come tutti i colossi, da un’ispirazione casuale. Ha un sound anni ’90, è ancora di gran moda tra gli amanti del genere eppure è di classe 1988. Una canzone che ha 32 anni ma è ancora una ragazzina.
L’album

Surfer Rosa è il primo album in studio dei Pixies, registrato in soli dieci giorni per la casa discografica indipendente 4AD sotto la guida del produttore Steve Albini. Oltre che il breve tempo un altro sintomo di genio e follia fu la scelta di Albini di registrare in bagno alcuni pezzi di Where is my mind e di Gigantic per rendere la voce della bassista Kim Deal meno “da studio di registrazione”.
Un’intuizione che ha contribuito a rendere più autentica la sensazione “subacquea” tipica di Where is my mind.
Una canzone iconica
Black Francis (Charles Michael Kittridge Thompson IV), voce e chitarra del gruppo, scrisse Where is my mind quand’era studente presso la University of Massachusetts Amherst, ispirato da un’immersione subacquea nei Caraibi durante la quale fu inseguito da un piccolo pesce. Chiamò il chitarrista Joey Santiago dicendogli: “Ho fame, del cibo vietnamita e qualcosa da mostrarti”. Il riff conquistò subito Santiago: forse sarebbe stato meno entusiasta di sapere che avrebbe continuato a suonarlo di continuo su richiesta per il resto della sua vita.
La stessa band è rimasta piacevolmente sorpresa dall’impatto che il suo brano ha avuto nel tempo: è stato inserito nella playlist Wake-Up Music usata dalla NASA per svegliare il team Mars Rover in onore del suo “trapianto” di software.
Un impiego più pop di Where is my mind è nella scena finale del film Fight club (1999), dove riesce ad essere nichilista quanto basta a condire la distruzione che circonda Edward Norton e Helena Bonham Carter che si tengono per mano.
La canzone è stata anche montata su alcune scene di Trainspotting (1996) in un video molto popolare su Youtube, tuttavia non compare realmente nel film.
Beyond the lyrics

La canzone si apre con quel riverbero di cui ormai conosciamo l’origine: proviene da un bagno degli studi di registrazione di Steve Albini.
Il primo verso è anche il più popolare: “With your feet on the air and your head on the ground” si riferisce in prima istanza ad una posizione molto comune nello snorkerling, in cui si lasciano galleggiare i piedi all’insù mentre si va a fondo con la testa.
Queste parole potrebbero, in senso meno letterale, essere antitetiche rispetto al detto “Head in the clouds, feet on the ground”. Un’inversione che da fisica diventa psicologica: perdersi nella propria mente ribalta il senso e la percezione della realtà.
E dunque dov’è la mia mente? È fuggita nell’acqua, guardala nuotare.
La scissione è ormai completa; l’individuo e la propria testa sono due entità separate, tanto che l’uno può osservare l’altra vagare per conto suo. Un multiverso che si ripiega su se stesso: degno di Donnie Darko.
La seconda strofa ci riporta nel nostro scenario marino di appartenenza. Ci troviamo ai Caraibi, dove Black Francis si ritrova inseguito da un pesce; anche qui un’inversione: doveva essere il pesce la vittima!
That came from me snorkelling in the Caribbean and having this very small fish trying to chase me. I don’t know why – I don’t know too much about fish behaviour.
(La canzone) proviene dalla mia esperienza di snorkeling nei Caraibi: avevo questo pesce molto piccolo che cercava di inseguirmi. Non so perché – non so troppo sul comportamento dei pesci.
Il pesce- gli giurano (ma chi, e come, se si trova sott’acqua?)- tenta di parlargli “koy-koy“.
I koi-koi sono un’etnia dell’Africa sudoccidentale: che ci fa un pesce africano a Porto Rico? È ancora una volta un’immagine di inversione dei ruoli, di universalità del linguaggio? O forse il riferimento è alle carpe koi, tipiche del Giappone e quindi anch’esse distanti geograficamente dal luogo dell’immersione?
“La comunicazione avviene quando, oltre al messaggio, passa anche un supplemento di anima”- (Henri Bergson)
È così che Where is my mind comunica, facendo del suo nulla una miniatura del tutto. Un’esperienza minuscola ed individuale che diventa specchio del sentimento di un’epoca. Una società incantata a fissare il suo stesso vuoto, la sua propria perdizione. Ad ammirare con stupore l’avvenuta migrazione della sua capacità di comprendere se stessa.
A questa scoperta si giunge ad un bivio: ci si può abbandonare al nulla o si può imprigionare per sempre nell’arte quella mente fuggitiva. I Pixies, con grande saggezza, hanno scelto la seconda opzione.






molto bello ciò che hai scritto su questa canzone, grazie!