What’s The Story?: La Nuova Epopea Del Britpop
1995-2025. A trent’anni di distanza i Big Five del Britpop sono tornati in scena: Oasis, Blur (prima degli altri), The Verve, Pulp e Suede
1995-2025. A trent’anni di distanza i Big Five del Britpop sono tornati in scena: Oasis, Blur (prima degli altri), The Verve, Pulp e Suede
Era il 12 agosto 1995 quando le due band inglesi del momento, i Blur e gli Oasis, si accingevano a pubblicare nello stesso giorno i loro nuovi singoli, rispettivamente Country House e Roll With It. Quell’evento, come conseguenza di un processo di montatura della rivalità tra le due formazioni condotto dai giornali nelle settimane precedenti, diede inizio alla cosiddetta Battle Of Britpop: da un lato i bravi ragazzi dai visi puliti di Londra, dall’altro i fratelli ribelli di Manchester.
Quella prima battaglia fu vinta da Damon Albarn e soci, dal momento che fu Country House a finire al primo posto della hit parade britannica, seguita subito dopo dal pezzo dei rivali, ma di lì a poco la storia si sarebbe ribaltata. Il mese successivo i Blur fecero uscire The Great Escape, un gran bel disco, ma ad ottobre Noel e Liam Gallagher avrebbero pubblicato (What’s The Story) Morning Glory?, album tra i più influenti della musica inglese degli anni Novanta e contenitore di brani immortali come Wonderwall, Don’t Look Back In Anger e Champagne Supernova.

Charmless ing Men: i Blur
A circa trent’anni di distanza da quegli eventi la storia sembra ripetersi e ad anticipare i tempi sono ancora una volta loro, i Blur. Questa lungimiranza è tutta frutto di Damon Albarn, un genio e un visionario conclamato, dotato di un talento musicale raro. Con il suo gruppo ha fatto la storia del Britpop negli anni Novanta con lavori come Parklife, la cui title track e la hit Girls & Boys sono tra gli inni del genere, salvo poi raggiungere l’apice del successo con un brano quasi heavy metal (come recita il testo stesso della canzone): Song 2, che, con il suo iconico woo-ooh, arriva quando il fenomeno è ormai terminato. Mai domo, Albarn, all’inizio del nuovo millennio, è stato poi capace di risorgere dalle ceneri del suo vecchio gruppo per dare vita a uno dei progetti più singolari di sempre: i Gorillaz.
Al termine di una lunga pausa, nel 2023 il leader ha capito che i tempi erano maturi per tornare a fare musica con i Blur e il risultato è stato The Ballad Of Darren, disco maturo e introspettivo, dalle venature elettroniche che lo allontanano dagli stilemi classici del genere. Ci dispiace ripeterci, ma è anche in questa versatilità che consiste la grandezza del cantante dei Blur. La band, tuttavia, alla fine del tour di supporto all’album si è nuovamente sciolta, lasciando spazio a un improbabile ritorno…
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Rock ‘N’ Roll Stars: gli Oasis
Veniamo all’argomento principale di questo articolo: gli Oasis. La band dei fratelli Gallagher ha scritto la storia della musica mondiale, portando il Britpop in cima alle classifiche di ogni continente grazie a un irresistibile mix di riff accattivanti e testi a cavallo tra vita quotidiana e malinconia (entrambi opera di Noel), abbinati a una voce immediatamente riconoscibile e a quell’arroganza e strafottenza da hooligan tipicamente inglesi (caratteristiche di Liam): il cosiddetto mancunian swagger.
Sin dal loro debutto nel 1994 con Definitely Maybe i ragazzi di Manchester hanno sconvolto la scena nazionale, portando una sana ventata di rock and roll nudo e crudo, dopo anni di new wave, hair metal e chi più ne ha, più ne metta. La loro attitudine è stata sempre quella di scrivere brani che potessero diventare immortali, puntando su ritornelli “da stadio” per realizzare autentici inni generazionali come già se ne trovano in questo primo lavoro: Rock ‘N’ Roll Star, Live Forever, Supersonic…

Il successo planetario arriverà poi con gli eventi menzionati in apertura, che li avrebbero portati in cima al mondo, facendoli diventare la band più importante dell’epoca. La pressione e le aspettative nei loro confronti divennero a quel punto insostenibili, portando all’attesissimo seguito del 1997 Be Here Now. L’album, pur contenendo brani memorabili come Stand By Me, fu stroncato dalla critica e sancì l’ultimo capitolo della loro trilogia d’oro del Britpop, nonché la morte del genere stesso.
Negli anni successivi la carriera della band dei Gallagher andrà avanti con successi alterni, ma con un’unica costante: litigi continui. Più volte il fratello maggiore Noel ha dovuto sopportare gli atteggiamenti sopra le righe del minore Liam, rendendo il lavoro molto più difficile e insostenibile. Alla fine, nel 2009, accade l’impensabile: Noel lasciò definitivamente la band affermando di “non voler lavorare un giorno di più con Liam”. La notizia sconvolse il mondo e diede seguito a tanti anni di insulti, frecciate e uscite poco decorose, oltre che a carriere soliste buone ma incomplete.
Questo fino al 27 Agosto 2024, quando i profili ufficiali della band tuonarono con una serie di post perentori: “This is it, this is happening” o “The guns have fallen silent. The stars have alligned. The great wait is over”. La notizia è ormai chiara e inequivocabile: gli Oasis hanno annunciato la reunion dopo 16 anni dallo scioglimento. È questo l’evento che sancisce l’inizio della nuova epopea del Britpop.
Seguono mesi di febbricitante attesa per questo evento storico, che passano tra missioni impossibili per l’acquisto dei biglietti, congetture varie sulla scaletta e sullo spettacolo e la paura (giustificata) che i due fratelli possano litigare ancor prima di tornare insieme sul palco e che la reunion non avvenga mai più. Tuttavia, quando il 5 luglio 2025 la band sale sul palco per la data inaugurale di Cardiff succede davvero: Noel e Liam entrano in scena tenendosi per mano, prendono posto e riportano indietro l’orologio esattamente di trent’anni.
Si parte con Hello e il suo puntuale refrain “It’s good to be back” e si prosegue con Acquiesce, in cui il “Because we need each other, We believe in one another” vale più di mille parole e fa capire che, sì, è stata fatta pace per davvero. I classici scorrono velocemente uno dietro l’altro, i due fratelli spesso si abbracciano nei momenti di pausa e per due ore sembra di vivere un sogno ad occhi aperti.

Lucky Men: gli altri attori della Britpop Summer
Quel concerto e quella notte danno ufficialmente il via alla Britpop Summer (in fondo il passo da brat a brit è breve) e nei mesi a venire tutti gli altri gruppi che hanno dominato quella specifica scena inglese verso la metà dei Nineties sono tornati alla ribalta, esattamente trent’anni dopo. Già a giugno i Pulp di Jarvis Cocker, che hanno raggiunto l’apice del loro successo proprio nel 1995 con l’album Different Class e la hit che conteneva, Common People, sono tornati insieme dopo aver già fatto una reunion una decina di anni fa. Questa volta, però, ai concerti ha fatto seguito anche un nuovo album, che mancava da 25 anni: More, in cui la loro abilità di combinare rock e ritmi ballabili risulta intatta come un tempo.
A settembre è stata, poi, la volta dei Suede, che con il loro disco d’esordio del 1993 omonimo hanno di fatto dato il via al fenomeno del Britpop, tornano con Antidepressants, disco che prosegue il cammino intrapreso da Brett Anderson e soci a partire dalla sua seconda vita, iniziata nel 2013, verso un sound e un’estetica più tendente al gothic rock.

Infine, ad ottobre anche Richard Ashcroft, storico leader dei The Verve, ha pubblicato il nuovo album Lovin’ You. Arrivato sulla scena leggermente più tardi rispetto agli altri, ha raggiunto il successo di pubblico nel 1997, regalando alla storia l’ultima grande opera Britpop: Urban Hymns. Un disco che costituisce un autentico greatest hits della band e che racchiude in sé l’essenza del genere: scrivere inni generazionali per il popolo, come lo sono Lucky Man e, soprattutto, Bitter Sweet Symphony. Non è un caso, quindi, che per aprire tutte le date in UK e Irlanda del tour gli Oasis abbiano scelto proprio lui, da sempre stimato e rispettato. Ogni sera il famosissimo incipit di quest’ultimo brano, affidato ai violini, coinvolgeva il pubblico in un autentico rito collettivo e rappresentava il modo più efficace per scaldare il pubblico in vista del grande ritorno.
The Importance Of Britpop: conseguenze di un fenomeno generazionale
A proposito, dove avevamo lasciato i fratelli più litigiosi della storia del rock?
L’estate è finita e la reunion pare procedere a gonfie vele: è ancora in corso e ha toccato tutti gli altri continenti. Sembra, inoltre, che non finisca qui: durante l’ultima data a Wembley Liam, nel salutare il pubblico prima dell’ultimo brano, ha espressamente detto “See you next year” e sperare non costa nulla, no?
Nel frattempo, questa nuova epopea sta influenzando anche il mondo della moda e i capi di quegli anni stanno lentamente tornando d’attualità: vengono rispolverati i look total Adidas (anche grazie a una collaborazione tra gli Oasis e il brand tedesco), in vista della stagione invernale vengono pubblicizzate le giacche a vento Penfield e i parka Stone Island tipici dei Gallagher, si riguarda con interesse anche alle maglie a righe, alle polo Fred Perry, ai bucket hat della Kangol e al mod cut, tanto in voga in quegli anni e in generale nella subcultura inglese. Si tratta, per l’appunto, di un fenomeno tipicamente britannico che finora ha toccato solo marginalmente l’Italia, ma, si sa, queste traiettorie sono pazze ed imprevedibili.

A questo punto una domanda sorge spontanea. Perché ci siamo resi conto che abbiamo ancora così tanto bisogno del Britpop?
La risposta è semplicemente nel fatto che viviamo tempi duri e questa musica evoca esattamente quel tipo di nostalgia che ci riporta a quando eravamo spensierati e le cose andavano meglio. A metà anni Novanta l’Inghilterra era ancora nelle mani dei Conservatori di John Major, ma i consensi dei Laburisti di Tony Blair erano in costante crescita e avrebbero portato alla sua elezione come Primo Ministro nel 1997. Si trattava, quindi, di anni di fermento, in cui tutti credevano che le cose sarebbero potute cambiare, mettendosi definitivamente alle spalle gli anni più duri sotto la Iron Lady Margaret Thatcher, le cui conseguenze aleggiavano ancora sulla nazione. Questo clima si rifletteva anche nella musica, positiva e gioiosa, ma al contempo nostalgica di tempi migliori non ancora del tutto ritrovati.
Oggi, in questo mondo scisso tra guerre, instabilità geopolitica a livello globale e crisi climatiche ed economiche, abbiamo tutti bisogno di tornare a respirare quell’aria di cambiamento e di speranza. In quest’ottica la reunion degli Oasis nello specifico assume un valore simbolico e culturale ancora più forte: in un’epoca di divisioni, ciò che le persone vogliono vedere sono due fratelli che fanno finalmente la pace dopo tanti anni di guerra.

Anche a livello musicale l’evento ha una rilevanza storica notevole. Nella seconda metà del Novecento ogni decennio ha avuto la sua coppia di artisti che, lavorando in sinergia, hanno cambiato la storia della musica, salvo poi separarsi per mettersi in proprio, trasmettendo, tuttavia, sempre un senso di incompiutezza: i Sessanta hanno avuto John Lennon e Paul McCartney nei Beatles, i Settanta David Gilmour e Roger Waters nei Pink Floyd, gli Ottanta Morrissey e Johnny Marr nei The Smiths e i Novanta hanno avuto Noel e Liam Gallagher negli Oasis. Nessuno di questi è mai riuscito per i motivi più disparati a risanare la ferita con il proprio collega, tranne i due fratelli di Manchester e questo li rende ancora più unici. Non importa la motivazione che c’è dietro (le speculazioni sulle cifre della reunion sono molteplici), è importante che sia successo e che possa essere d’ispirazione per tutti.
Per cui, in attesa che le cose vadano per il meglio, non possiamo far altro che lenirci l’anima con questi inni urbani, che continuano ad emozionare anche le nuove generazioni, nella speranza che un giorno non guarderemo più con rabbia verso questi tempi, essendo tornati a vivere per sempre, perché è tutto parte del piano generale.





