L’arte oratoria: da Quintiliano al public speaking

Quintiliano e Cicerone: i grandi maestri del public speaking

Le soft skills nel mondo contemporaneo

Soft skills: chi si approccia al mondo del lavoro trova molto spesso questa voce precompilata nel curriculum. In essa andrebbero indicate tutte quelle capacità che non appartengono alla sfera tecnico-professionale, di mera conoscenza di una determinata disciplina – le cosiddette hard skills – ma al contrario si tratta di abilità trasversali che, con il passare del tempo, si producono in base al percorso sociale e culturale di ogni persona.

Sviluppare una soft skill è molto complesso perché richiede una certa attitudine a inserirsi nell’ambiente circostante, come può essere quello lavorativo.
Alcuni esempi sono:

  • il problem solving,
  • l’autonomia,
  • saper organizzare il proprio lavoro,
  • lavorare in squadra,
  • avere spirito di iniziativa
  • il public speaking.
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Soffermiamoci sul public speaking, ossia l’attitudine a parlare in pubblico, davanti a una platea di persone, ma più in generale, a parlare con qualcuno dal vivo o di fronte a una telecamera, o in una videoconferenza. Questo tipo di abilità consiste nel saper costruire un discorso, sostenere un dibattito o un confronto con capacità argomentativa, utilizzando tesi e confutazioni, non solo attraverso l’uso delle parole, ma anche mediante l’utilizzo del corpo, della voce e del linguaggio non verbale.

L’obiettivo dell’oratore è quello di persuadere, di convincere o di commuovere i propri interlocutori, perché non è solo attraverso le nozioni e le conoscenze che si raggiungono questi obiettivi, ma anche utilizzando un vettore in grado di suscitare un certo tipo di sentimenti negli interlocutori che non siano noia o disinteresse.

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Gli oratori del passato

Il public speaking non è un’invenzione moderna: l’importanza di saper comunicare l’avevano capita anche gli antichi. Questa soft skill, infatti, attinge a piene mani dal passato, in particolare in uno dei periodi di maggior sviluppo di questa disciplina: l’età arcaica.

Gli antichi romani sono famosi per aver prodotto una schiera di grandi oratori. Già allora si era capito di quanto fosse importante, per raggiungere determinati obiettivi, saper argomentare le proprie tesi, saperle distribuire nel discorso e pronunciarle in un certo modo.

Il periodo romano è in parte la culla del diritto. I giuristi, gli avvocati e i politici sapevano che parlare di fronte alle folle per convincerle di qualcosa non era certo cosa facile, per questo svilupparono un modo per strutturare i propri discorsi.

Una delle maggiori opere del periodo è stata prodotta nel primo secolo d.C. da Quintiliano, che scrisse l’Institutio oratoria, un vero e proprio manuale per l’oratore. Quintiliano ci dice che l’arte oratoria ha leggi e convenzioni che devono essere rispettate e cerca di codificarle nella sua opera.
L’abilità dell’oratore, quindi, consiste nell’utilizzare queste regole per costruire un discorso perfetto.


Foto: Jessi Pena, Unsplash

Famoso anche per i suoi discorsi invece è stato Cicerone, politico, giurista e avvocato e tra i maggiori produttori, nel periodo d’oro dell’arte oratoria, di discorsi diventati celebri per l’entità argomentativa e strutturale, tanto da essere studiati ancora oggi con grande interesse.

Poco conosciuto, invece, in ambito comunicativo, è stato Marco Antonio, più famoso forse per il triumvirato e per essere stato il braccio destro di Cesare. Può essere ricordato, tra gli altri, per un importante discorso che tenne subito dopo la morte del dittatore.
Un eloquio conosciuto grazie anche all’opera letteraria di Shakespeare “Giulio Cesare”. Marco Antonio con la sua abilità di oratore riuscì a capovolgere la situazione a proprio favore, facendo rivoltare il popolo romano contro i senatori cesaricidi. Questo è un classico esempio di come attraverso l’oratoria si possano raggiungere risultati eclatanti.

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La costruzione del discorso

Entriamo ora nel vivo dell’argomento: come si costruisce un discorso. La disamina che faremo cerca di dare ordine a una esperienza centenaria che ha come genus l’antica Grecia con gli insegnamenti di Aristotele e passa attraverso l’opera già citata di Quintiliano e alla maestria ed esperienza ciceroniana.

L’ambito in cui si inserisce l’oratore non è quello della certezza, in cui tramite l’evidenza scientifica e la razionalità si possono ottenere delle risposte. Nel campo della scienza esistono le evidenze, ma al di fuori di questo, non possiamo parlare di certezza sempre verificabile. Quando si affrontano argomenti morali o etici siamo nel campo dell’opinabile, ciò che sfugge alla logica di tipo razionale. In questa sezione si inserisce l’oratoria, la retorica intesa come costruzione di un pensiero.

Nel campo delle relazioni sociali, però, non ci possiamo muovere a caso: serve costruire un percorso logico che in questo caso non punta alla ricerca del vero, come nelle scienze matematiche, ma al verosimile. Bisogna individuare un metodo che a differenza del metodo scientifico non è oggettivo. Ecco lo scopo dell’oratore: puntare, attraverso la propria abilità, al verosimile, costruendo un pensiero logico attraverso le tecniche della retorica, un modo coerente e ordinato di esporre il pensiero.

Foto: Ilona Frey, Unsplash

Come si compone un discorso

  1. Inventio, la ricerca degli argomenti del tema trattato. In questa ricerca l’oratore deve seguire due direttrici, convincere e commuovere il proprio uditorio. Il primo elemento ha a che fare con la ragione, perché si cerca di far ragionare l’interlocutore utilizzando esempi e sillogismi, mentre il secondo smuove i sentimenti e colpisce la sfera più irrazionale.
  2. Dispostio: come disporre gli argomenti all’interno del proprio discorso. Questo dipende molto dall’abilità dell’oratore e dal uditorio a cui si sta rivolgendo. Bisogna saper distinguere in argomenti più forti e più deboli e cercare di distribuirli correttamente nel discorso. Molto utilizzato nell’antichità era il metodo di inserire subito l’argomento forte, nel mezzo del discorso inserire quelli più deboli e poi concludere con un altro argomento forte.
  3. Elocutio: il modo di dire determinate cose. Una volta che ho trovato gli argomenti e disposti nel discorso, quale parole utilizzo, un linguaggio semplice, uno più aulico? Anche questo dipende dal tipo di uditorio a cui ci stiamo rivolgendo.
  4. Actio, è il momento di pronunciare il proprio discorso, devo capire come dire determinate cose, modulare la voce, il tono, la velocità e soprattutto come muovermi, accompagnare il discorso con dei gesti, come l’oratore si deve muovere nello spazio. Questo elemento non è da sottovalutare. Per Quintilliano, assieme alla memoria, è considerato il punto più forte per l’oratore, perché un discorso debole con l’ausilio dell’actio è in grado di raggiungere risultati inaspettati.
  5. Memoria: conoscere e sapere bene il proprio discorso, per evitare di perdersi o ingarbugliarsi o di perdere la fiducia delle persone con cui stiamo parlando. Un consiglio utile è quello di suddividere il discorso in più parti per cercare di tenerle meglio a mente.

Riassumendo: l’oratore deve trovare i propri argomenti, disporli, pronunciarli, anche attraverso l’uso di gesti e della voce, tenendo bene a mente il proprio discorso.

Immagine by pixabay

Il public speaking

Il public speaking prende piede soprattutto nel nord America, a differenza dell’arte oratoria classica di cui abbiamo detto nei paragrafi precedenti.

Questa skill ha un taglio più pratico, tanto è vero che ne possiamo trovare molti esempi nella pubblicità, nel marketing e nella propaganda. Nonostante questo, gli elementi della costruzione del discorso sono molto simili. L’oratoria classica ha un’impronta più teorica, figlia dei numerosi giuristi e filosofi che l’hanno sviluppata. Ciò non toglie che il modo contemporaneo di costruire discorsi attinge al mondo classico e agli insegnamenti dei maggiori teorici dell’arte oratoria.

Un esempio molto attuale, sottolineato dagli studiosi dell’oratoria, è il celebre scontro dialettico tra Matteo Renzi e Gustavo Zagrebelski. In questa occasione si discuteva delle ragioni del sì e del no al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Nonostante la differenza di conoscenze, esperienze e nozioni sull’argomento costituzionale, il dibattito fu vinto dall’allora Presidente del Consiglio Renzi che con grande maestria fece largo utilizzo degli insegnamenti dell’oratoria; in particolare dell’actio, dell’elocutio e dispositio, al contrario, il costituzionalista appariva impacciato e molto spesso fuori luogo rispetto all’uditorio a cui si stava rivolgendo.

(Immagine di copertina: foto di allanfernancato da Pixabay.
Fonti: appunti di Arte oratoria classica, Università degli Studi di Brescia, titolare Prof. Giovanni Turelli, Institutio oratoria di Quintiliano
)

Sono nato a Brescia nel 1994. Laureato in Giurisprudenza, lavoro in banca, pratico Muay Thai, mi interesso di criminologia, diritto, economia, storia e cinema. Scrivo per diletto, per passione e offrire un punto di vista personale rispetto a quello che ci circonda.

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