Nobel per la Letteratura: la voce di Gurnah
Lo scrittore africano Abdulrazak Gurnah racconta gli effetti del colonialismo e del perché i rifugiati non arrivano mai “a mani vuote”.
Sometimes I think it is my fate to live in the wreckage and confusion of crumbling houses.
Abdulrazak Gurnah, dal romanzo Sulla riva del mare
Il Premio Nobel per la Letteratura 2021 è stato assegnato allo scrittore e professore universitario Abdulrazak Gurnah. L’Accademia reale svedese lo ha premiato per «la sua intransigente e compassionevole penetrazione degli effetti del colonialismo e del destino del rifugiato nel divario tra culture e continenti».
Ma chi è Abdulrazak Gurnah?
La sua è una storia travagliata. Nato il 20 dicembre del ‘48 sull’isola di Zanzibar, nell’oceano Indiano, Gurnah vive la persecuzione che, a partire dalla rivoluzione del 1964, affligge la popolazione araba. A causa della situazione politica a soli 18 anni sarà costretto a fuggire dalla neonata Repubblica di Tanzania per emigrare in Inghilterra come rifugiato. Lì continua gli studi e consegue il dottorato di ricerca all’Università del Kent a Canterbury, dove viene nominato professore e direttore del Dipartimento di inglese.
Gli sarà consentito tornare a Zanzibar solo nel 1984, in modo da rivedere e salutare il padre poco prima della morte. Scrive dieci romanzi e diversi racconti, raccolti nel 2006 nella silloge My Mother Lived on a Farm in Africa. In Italia vengono pubblicati da Garzanti tre romanzi: Il disertore, Paradiso, e Sulla riva del mare.
Dall’istituzione del Nobel per la Letteratura nel 1901, Gurnah è il quinto autore africano a vincerlo, dopo Wole Soyinka (Nigeria, 1986), Naguib Mahfouz (Egitto, 1988), Nadine Gordimer (Sudafrica, 1991) e John Maxwell Coetzee (Sudafrica, 2003).
Lo stesso Gurnah ha dichiarato di essere davvero sorpreso.
«Ho pensato che fosse uno scherzo» – ha detto – «È stata una tale sorpresa che ho aspettato fino a quando l’ho sentito annunciare prima di poterci credere».
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I temi e le opere
In tutti i suoi lavori ricorre il tema dei rifugiati. Ha iniziato a scrivere a 21 anni mentre era in esilio in Inghilterra e nonostante lo swahili fosse la sua prima lingua, presto l’inglese è diventato la sua scelta letteraria.
L’Accademia reale svedese ha dichiarato che la sua è un’opera nella quale lo scrittore sa rompere la convenzione stravolgendo la prospettiva coloniale e valorizzando quella delle popolazioni indigene.

Gurnah è rimasto profondamente legato alla sua terra natia, così la memoria costituirà un elemento di vitale importanza per la genesi delle sue opere.
Fra i suoi romanzi più celebri ricordiamo Sulla riva del mare. È il pomeriggio del 23 novembre. Saleh Omar, un vecchio musulmano che chiede asilo in Inghilterra, arriva all’aeroporto di Gatwick. Ha perso tutto. Prima aveva un negozio, una casa, una famiglia, adesso è solo un profugo che porta con sé una scatola con dell’incenso e poco altro. Il silenzio diventa l’unica arma con cui può proteggere la sua identità dal razzismo e dal pregiudizio.
Lo stesso giorno un poeta e docente universitario di nome Latif Mahmud ricorda nel suo appartamento londinese la sua famiglia e il suo paese che non rivede da tempo. Entrambi hanno dovuto abbandonare Zanzibar, quell’isola dell’Oceano Indiano che profuma di mille spezie.
Le sue pagine catturano lo sguardo del lettore su un’Africa cosmopolita. Non vi è spazio per le descrizioni stereotipate e le semplificazioni. L’inchiostro risulta come pervaso da una passione intellettuale dedita alla verità.
Il racconto del dramma dei rifugiati
I suoi personaggi itineranti, – come evidenziato in un tweet di The Nobel Prize – «si trovano in uno iato tra culture e continenti, tra una vita che era e una vita emergente; è uno stato insicuro che non potrà mai essere risolto».
Dopo l’annuncio del Premio Nobel, Gurnah in un’intervista telefonica ha voluto mettere in luce sin da subito il dramma dei rifugiati: «Sono arrivato in Inghilterra quando espressioni come “richiedente asilo” non erano le stesse: oggi sempre più persone stanno lottando e scappando dagli stati terroristici.» Ha poi continuato invitando a considerare i migranti dall’Africa come una ricchezza: «Molte di queste persone che vengono, fuggono per necessità e hanno un contributo da dare. Non… non arrivano a mani vuote. Spero che ora si parli più di loro.»
Cover image: © Niklas Elmehed for Nobel Prize Outreach





