Pesantezza
Un messaggio lasciato in segreteria sarà lo scrigno di tutte le cose non dette di un amore da lasciare andare.
Se chiudi gli occhi e ti sforzi, la vedi anche tu la scena. È un pomeriggio di metà autunno, forse novembre, forse ottobre, chi lo sa, ma poco ci importa. Sono le 17:00 e il sole emette quella particolare luce dorata che rende ogni cosa quasi magica, non fa ancora freddo ma l’aria inizia ad essere frizzante.
La nostra protagonista si sta dirigendo verso una cabina telefonica che non si sa per quale misterioso motivo funzioni ancora, con il preciso scopo di chiamare colui che sarebbe dovuto essere una parentesi nella sua vita ma continua a vivere nella sua testa con lei. Si sono allontanati tre mesi fa, quando il sole era ancora alto e faceva caldo anche nudi. Ora ci si deve mettere la giacca per uscire e ci sono le foglie secche a terra ma lei è rimasta lì: bloccata nell’intercapedine tra il momento in cui tutto è iniziato e contemporaneamente finito.
Spera che le risponda. Spera che la saluti come faceva sempre lui che riusciva ad accarezzarla con le parole, spera di sentire il suo sorriso al di là della cornetta e spera di dover spendere un patrimonio per prolungare il più possibile quella telefonata. Entra, chiude la porta, digita il numero che ricorda ancora a memoria, ma l’unica voce che sente è quella della segreteria. Riaggancia e richiama, una volta, poi di nuovo e di nuovo. Decide di lasciare un messaggio, così dopo il beep, con voce flebile, inizia a parlare.

“Ci ho riflettuto a lungo a riguardo, e ora mi sento di dirti che credo di essere davvero una persona pesante come dicevi sempre tu. Pesante a tal punto che non riesco a reggermi nemmeno da sola. Forse è questione di cattive abitudini, di esperienze vissute, di visioni sballate o sbagliate, decidi tu. Forse è colpa di false credenze o di erronee valutazioni del mondo che mi circonda. È che spero troppo in tutto e poi mi faccio sopraffare dal resto. Mi illudo di avere sempre tutto sotto controllo e puntualmente ogni cosa poi fallisce. Mi cade dalle mani, va in mille pezzi e poi, anche se provo a rimetterli assieme, non ci riesco, mi faccio solo male ulteriormente.
Credo che tu non abbia capito. È una pesantezza interna quella che sento, un peso sul petto. Il peso che sento non è dentro di me ma grava su di me, fatico a respirare quando si fa sentire e se è lì non posso fare niente se non aspettare che scivoli via.
Sì, perdonami, lo so che sembra io stia blaterando cose senza senso e inutilmente pesanti a loro volta ma vorrei spiegarti due o tre cose prima di andare oltre. Molto spesso mi preoccupo in anticipo di quello che tu possa interpretare male per sfiducia nelle mie stesse parole, ma cercherò di spiegarmi il meglio possibile.
Non c’è mai una temperatura giusta per me. Soffro il caldo, come soffro il freddo. Sospiro in continuazione, anche se non c’è un motivo per farlo. Ho troppa fame e cinque minuti dopo sono troppo piena e finisco per non mangiare nulla. Ho sonno e poi non chiudo occhio. Dico che è tutto okay finché non divento una bomba che può scoppiare da un momento all’altro, faccio finta di nulla se qualcosa mi infastidisce per poi prendermela nei momenti sbagliati per motivi che lo sono ancora di più.
Inseguo le persone anche se non dovrei e non mi arrabbio con nessuno perché tendo a giustificare chiunque capendo il motivo dei loro comportamenti. È tutto così un paradosso e lo so che starmi accanto è dura.
Sono troppo buona, troppo emotiva e troppo sensibile e “il troppo stroppia” ma quello che provo non è veramente troppo come pensavi tu. Quel “troppo” di cui tu parlavi è quello che mi permette di vedere veramente le persone e leggerle guardandole negli occhi. È quello che mi permette di ridere e piangere con gli altri ed è quello che mi permette di sentire l’amore riempirmi come forza vitale. È quello che mi fa apprezzare le piccole cose e mi fa provare ogni esperienza o sensazione, in un modo unico. Sto imparando ad amare questo “troppo”, perché come mi fa male mi fa anche tanto bene.
Ah, e ci tengo a dirti che non sono un’inguaribile romantica che vive nell’illusione di un amore inesistente. Io so che l’amore, come lo intendo io, esiste perché ne torno a casa piena ogni volta che vedo le persone che sanno farmi ridere il cuore. Quindi no, non ho intenzione di mettere il troppo in una scatola e nasconderlo dentro un armadio, come non ho intenzione di smetterla di credere nell’amore.
Mi chiedo se parli mai di me, e se sì, allora cosa dici, cosa racconti. Penso non lo saprò mai. Mi chiedo se mi pensi mai, e se sì, allora cosa ti piace ricordare, cosa ti piace rivivere. Penso non saprò mai nemmeno questo.
Solo su una cosa avevi ragione però, bevo troppo caffè. Ah, e devo smetterla di leggere l’ultima parola di ogni libro che leggo solo per darmi l’illusione di avere il controllo su una storia che non è neanche la mia. Una volta che inizio, ho sempre pronta la mano destra sulla pagina successiva, e so che te lo ricordi. Leggo ancora sempre di corsa. E ti dirò di più, è da tempo che leggo solo scritti pesanti per poi dirmi “Non è stato soddisfacente”. Sto veramente cercando una risposta qualunque, tra le pagine di un libro qualsiasi? Ti dirò di no anche se so che tu sai che in realtà è proprio così.

Cerco una risposta alle domande che non ho mai avuto il coraggio di farti, mi manchi ma spero non mi richiamerai.”
Ė uscita in lacrime abbandonando la cornetta appesa al filo, e chissà se qualcuno la riaggancerà mai.
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