Vaccino: istruzioni per l’uso

Da quando è iniziata la campagna vaccinale contro il Covid-19 una spaccatura ha scisso a metà il pubblico: instancabili sostenitori vs accaniti detrattori. Chi una posizione ancora non l’ha presa continua invece a chiedersi: come funzionano questi vaccini?

Nella classifica delle parole più cercate sul web nel 2020 svetta Coronavirus, risultato che molto probabilmente stupirà ben pochi. Sul parassita obbligato che ha stravolto la vecchia normalità sembra che ormai tutti sappiano tutto: sintomi, trasmissione, indice di contagiosità, numero di vittime, strategie di contenimento, impatto sulle strutture sanitare, sull’economia e la lista potrebbe continuare ancora per molto.

Tuttavia, rimangono ancora delle zone d’ombra sulle quali far luce. Tra i nodi da sciogliere, se ne presenta uno molto importante: il vaccino è la soluzione ai nostri problemi? Da quando è iniziata la campagna vaccinale il pubblico si è scisso tra accaniti detrattori e instancabili sostenitori, intenti a persuadere in un verso o nell’altro l’ampia fetta di perplessi.

Esimendoci quindi dal dar giudizi cerchiamo di rispondere con un piccolo vademecum a una domanda che si sente spesso in giro: ma cosa sono questi vaccini?

I protagonisti di un vaccino

Il termine vaccino deriva dal latino vaccinus, ovvero ‘vacca’. L’origine del termine fa riferimento a quello che fu il primo vaccino della storia: un’iniezione di pus ricavato dalle pustole del vaiolo bovino al fine di ottenere un’immunizzazione al vaiolo umano.

Nonostante esistano diversi tipi di vaccini, basati su diversi principi di funzionamento, gli ingredienti di base rimangono sempre gli stessi:

  • elemento proveniente dal microorganismo, se non una forma dello stesso microorganismo (detto agente patogeno) dal quale si desidera essere immunizzati;
  • acqua sterile o soluzione fisiologica;
  • adiuvanti, ovvero sostanze in grado di stimolare il sistema immunitario aumentando così la risposta al vaccino, senza però manifestare le proprietà dell’agente patogeno;
  • antibiotici per prevenire la contaminazione del vaccino da parte di altri batteri;
  • conservanti e stabilizzanti per mantenere inalterate le proprietà del vaccino durante il trasporto.

L’impiego di conservanti a base mercurio come il thimerosal (ora bandito dall’unione europea), di adiuvanti come l’alluminio e la presenza di residui come la formaldeide hanno contribuito nel tempo ad aizzare il fuoco della paura e della diffidenza. È importante notare non solo che le quantità di questi elementi risultano essere irrisorie rispetto all’assunzione giornaliera via agenti contaminanti, ma anche che la forma chimica con la quale sono presenti è perfettamente compatibile con l’organismo umano. Ad esempio, la formaldeide è un normale metabolita delle cellule, dove è presente in concentrazioni maggiori rispetto a quelle di una dose vaccinale. 

Classificazione

La classificazione dei vaccini avviene considerando la forma con la quale sono preseti le sostanze scatenanti una risposta immunologica e non la malattia che devono prevenire.

Troviamo quindi:

  • Vaccini con organismi attenuati – Questi sono composti da organismi infettivi resi non patogeni oppure uccisi, aventi ugualmente la capacità di indurre una risposta immunitaria. Tra questi troviamo quelli contro morbillo, poliomielite e febbre gialla.
  • Vaccini con organismi inattivati – Sono ottenuti trattando i patogeni in modo da rendere loro impossibile la replicazione. Processi di inattivazione tipici sono quelli chimici a base di formaldeide. Sono ad esempio l’antinfluenzale, l’anticolera e l’antiepatite A.
  • Vaccini costituiti da componenti del microrganismo – Troviamo quelli a subunità (pezzi di microorganismo o sue tossine accompagnati da adiuvanti) o quelli con antigeni sintetici (cioè prodotti usando tecnologie artificiali come quella del DNA ricombinante). Dei primi fanno parte l’antitetanica e l’antidifterica e tra gli ultimi troviamo invece l’antiepatite B.
  • Vaccini virali vivi e a DNA – Sono in grado di far produrre alle cellule dell’organismo gli antigeni necessari per scatenare una risposta immunitaria, introducendo un acido nucleico codificante l’antigene stesso (ad esempio il vaccino per l’Ebola).
  •  Vaccini a mRNA – quello contro la SARS-CoV-2 : il celeberrimo Coronavirus.

Un vaccino contro il Covid-19

Un vaccino a RNA messaggero inserisce frammenti di mRNA dei microorganismi patogeni nelle cellule umane, inducendole così a sviluppare una risposta immunitaria.

Che cosa significa tutto questo?

Il compito dell’mRNA è quello di codificare e trasmettere le informazioni contenute nel DNA. Giungendo alle cellule, l’RNA messaggero fornisce loro le informazioni necessarie affinché possano sintetizzare tutte le proteine necessarie per il corretto svolgimento di un ciclo vitale. Le proteine infatti, svolgono tra le varie funzioni quelle strutturali, immunitarie, di trasporto (ad esempio di ossigeno), ormonali ed enzimatiche.

L’mRNA iniettato nel nostro corpo mediante i vaccini di Moderna e Pfizer-BioNTech (incapsulato in sferette costituite da grassi simili a quelli delle cellule umane) trasporta le informazioni relative alla proteina Spike del SARS-CoV-2. Quest’ultima permette al virus di agganciarsi alle cellule delle vie respiratorie. Una volta ancoratosi, il Coronavirus entrare al loro interno e vi si moltiplica, sfruttando i presenti ribosomi (organuli in grado di tradurre l’informazione dell’mRNA in vere e proprie proteine).

Fornendo alle cellule l’mRNA della proteina Spike, si dà loro la possibilità di riconoscerla sin dal primo contatto come estranea, attivando immediatamente una risposta del sistema immunitario.

Tecnologia dell’RNA messaggero illustrata in un animazione dell’ospedale Bambino Gesù.

Tuttavia, essendo l’mRNA una molecola che si degrada molto facilmente, per vivere al di fuori del corpo umano necessita di una conservazione in condizioni di temperature estreme (da qui i famosi -80°C).

Tempi di sviluppo

Ora che sappiamo che cos’è un vaccino, vediamo di affrontare una delle perplessità che insorgono quando si affronta questo tema: come mai il vaccino contro il Covid-19 è stato sviluppato in così poco tempo?

Una risposta a questa domanda la fornisce Adam Finn, professore di pediatria presso il Bristol Children’s Vaccine Centre in un’intervista rilasciata al The Guardian.

Il professor Finn, tra i vari fattori che si sono rivelati favorevoli al tempestivo sviluppo, annovera:

  • esistenza di piani pandemici già pronti nel caso in cui fosse accaduto un evento della portata analoga a quello del Covid-19;
  • disponibilità quasi immediata di fondi imponenti. Come sottolinea infatti anche la professoressa Charlotte Summers sempre al The Guardian, la ricerca dei fondi ricopre una fetta molto rilevante del tempo totale impiegato nello sviluppo di un nuovo medicinale;
  • molti volontari si sono prestati nella fase di test.

Bisogna considerare inoltre che lo sviluppo del vaccino contro il virus SARS-CoV-2 è stato reso possibile grazie alle conoscenze acquisite in anni di ricerca. Come affermato dal professor Philip Ball presso la rivista Nature, ormai da alcuni anni i ricercatori hanno iniziato ad analizzare altri Coronavirus, come quelli della SARS e della MERS. Ad esempio, le informazioni riguardanti la proteina Spike sfruttate dagli scienziati del National Institute of Allergy and Infectious Diseases derivano da tali ricerche.

vaccino pfizer
Vaccino Pfizer-BioNTech. Foto di Guido Fogliata

È pericoloso?

I rischi che comporta la vaccinazione non sono inesistenti. Non si può infatti negare la presenza di effetti collaterali. Come riporta lo stesso sito del Ministero della Salute

sicuro è «un vaccino che solo molto raramente o eccezionalmente può provocare effetti collaterali seri»

Esistono due classi principali di eventi avversi, ovvero manifestazioni indesiderate che seguono una vaccinazione:

  • normali risposte dell’organismo (ad esempio la febbre);
  • predisposizioni individuali (ad esempio convulsioni febbrili), più rare e alle volte coincidenti (cioè successive alla somministrazione ma non riconducibili al vaccino stesso). Il fenomeno della coincidenza si verifica specialmente durante i primi anni di vita dei bambini. Essendo la vaccinazione regolare, la probabilità di eventi a seguito della somministrazione di un vaccino è maggiore.

Essendo non tutti gli eventi avversi dovuti ai vaccini, questi devono essere valutati da personale esperto.  I vaccini attualmente disponibili passano quindi rigorosi test di sicurezza prima di essere approvati per l’uso (in Europa da parte dell’EMEA).

Bisogna menzionare anche un altro elemento fondamentale: per avere degli effetti positivi una vaccinazione non è sufficiente. Risultati apprezzabili arrivano quando una percentuale adeguata di popolazione (circa il 75%) si sottopone al trattamento. Una delle caratteristiche principali infatti, è la cosiddetta immunità di gregge. Questa permette di tutelare gli individui non immunizzati o immunodepressi mediante l’interruzione della catena di infezione.

Esempi di epidemie scoppiate a causa di sensibili diminuzioni dei tassi di vaccinazione sono i casi di morbillo in USA nel 1980 e nel Regno Unito nel 1998, o l’epidemia di difterite nei paesi ex-URSS nella metà degli anni novanta.

Ora che sappiamo cos’è un vaccino, possiamo procedere a riflettere sulle nostre scelte liberi da pregiudizi.

In copertina immagine originale a cura di Guido Fogliata

avatar

Ciò che sappiamo è solo una goccia, ciò che ignoriamo è un oceano. - Isaac Newton

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.