Beyond the lyrics: Smells like teen spirit – Nirvana
«La giovinezza sta nel provare ogni giorno le proprie idee e passioni contro la realtà, per vedere se tagliano» – Ugo Ojetti
Questo pezzo appartiene a uno speciale Beyond the lyrics sui brani internazionali che hanno segnato gli anni ’90: gli altri articoli sono reperibili a questo link.

Un odore segnante
Smells like teen spirit: una canzone ribelle nata da un gesto vandalico. Era il 1991 e in una notte ubriaca Kathleen Hanna, cantante delle Bikini Kill e amica del frontman dei Nirvana, lo derise per iscritto sul muro di casa sua: Kurt smells like teen spirit. Un graffito che Kurt Cobain stesso interpretò col significato di Kurt odora di spirito adolescenziale.
L’idea gli piacque e gli sembrò rappresentativa della generazione anarchica e punk a cui apparteneva. Seppe solo quando il singolo era diventato famoso che il Teen spirit era un deodorante, che tra l’altro divenne famoso proprio grazie alla canzone, tanto da rialzare il fatturato della Colgate-Palmolive che lo produceva.

L’album
Nevermind (Geffen Records, 1991) è il colosso musicale degli anni ’90, e non soltanto per i suoi incredibili numeri (record di vendite, tra i migliori album di sempre secondo Rolling Stone e Q). È l’icona di un momento della storia musicale in cui pop non era sinonimo di bassa qualità, in cui il grounge diventava pop perché aveva raggiunto il grande pubblico e non per uniformarsi ad un presunto piattume della scena generale.
Un unico disco – ed è soltanto il secondo per una band che nasce e muore giovane con il suicidio di Kurt Cobain – riesce a includere pezzi epocali già dalle prime tracce: Smells like teen spirit, In bloom, Come as you are, Breed, Lithium e Polly. In poco tempo e poco spazio, Nevermind diventa il metronomo del rock internazionale. Cobain, però, non fu soddisfatto da un sound che giudicò troppo pulito, dichiarandosene imbarazzato.
Una controversa copertina
La celebre copertina ritrae il piccolo Spancer Elden – oggi trentenne – che insegue una banconota immerso in una piscina californiana: una critica al capitalismo e ai suoi automatismi. Per quella foto Elden ha recentemente fatto causa ai Nirvana accusandoli di pedopornografia e sfruttamento sessuale, richiedendo un risarcimento di 150mila dollari.
All’epoca della pubblicazione del disco era stato proposto di censurare i genitali del bambino, ma Kurt era stato categorico: «se ti offende questo, probabilmente sei un pedofilo represso». I rapporti tra i Nirvana e gli Elden erano nati pacifici; la band regalò alla famiglia il disco di platino in segno di riconoscenza, e lo stesso Spancer porta sul petto un tatuaggio col titolo dell’album.

Beyond the lyrics
Il più famoso riff del mondo accompagnato dalla batteria di Dave Grohl: ecco che inizia Smells like teen spirit. Quattro accordi contati che il bassista Krist Novoselic aveva snobbato da subito. Una melodia ridicola, disse. Cobain, per tutta risposta, la fece suonare al gruppo per un’ora e mezza.

Sin dalle prime righe il testo suggerisce quell’idea di allegra comitiva in cui si identificano sia i Nirvana che il loro pubblico. Il clima ondeggia tra il festino a sbarco (bring your friends) e la rivoluzione armata (load up on guns). In tal senso, l’uso di load up è volutamente ambiguo: il verbo to get loaded significa intossicarsi. Un riferimento all’abuso di droghe che tornerà più volte sia in questo che in altri pezzi dei Nirvana. Anche le pistole, i gun, sono un tema ricorrente (pure nel brano Come as you are Cobain canta And I swear that I don’t have a gun) a testimonio di un periodo che vedeva l’America al picco degli armamenti: tra il 1977 e il 1980, il 48% degli americani possedeva almeno un’arma.
Nel live a Top Of The Pops del 1991 Kurt alterò il testo come segue:

La lei (she) di cui si parla è probabilmente Tobi Vail, la batterista delle Bikini Kill che frequentava Cobain prima del grande amore di questi con Courtney Love. Tobi, descritta nel testo originale come arcistufa e sicura di sé, rappresentò una svolta relazionale per Kurt, che dovette presto lasciarsi alle spalle il patriarcato e il machismo per stare accanto a una riot girl.
Sulla dirty word, la misteriosa parolaccia, le interpretazioni possibili sono tante. Certo è che l’Oh no che la precede ridicolizza l’intera frase, come a inscenare un falso dispiacere. È la generazione X che si fa beffa degli adulti e dei loro perbenismi.

Il celebre pre-chorus è un gioco di allitterazioni: hello/how low pare quasi uno scioglilingua. Il contrasto tra l’informalità del saluto e l’interrogativo how low rimarca quello di due generazioni, la gioventù protagonista e quella adulta che la osserva con disprezzo, chiedendosi come sia caduta tanto in basso. La ripetizione fonde foneticamente le parole: ne verrebbe fuori la parola hollow, vuoto, perfettamente in accordo con l’atteggiamento apatico dei Nirvana.
Il ritornello crea con pochi tratti un palcoscenico in cui luci spente (the lights out) e l’intrattenimento (entertain us) rimandano a un concerto. L’espressione Here we are now, entertain us era un detto tipico di Kurt per rompere il ghiaccio alle feste: eccoci qui, fateci divertire. Dietro la maschera del falso entusiasmo si legge a chiare lettere il disprezzo che Cobain prova verso se stesso e l’idea della fama: mi sento stupido e contagioso. Quello stesso senso di inconsistenza e di vuoto esistenziale che avrebbe denunciato anche nella lettera scritta poco prima del suicidio:
Non provo più emozioni nell’ascoltare musica e nemmeno nel crearla e nel leggere e nello scrivere da troppi anni ormai. Questo mi fa sentire terribilmente colpevole. Per esempio quando siamo nel backstage e le luci si spengono e sento alzarsi forte l’urlo del pubblico, non provo quello che provava Freddie Mercury, che si sentiva inebriato dalla folla, ne traeva energia e io l’ho sempre ammirato e invidiato per questo.
Il fatto è che non posso imbrogliarvi, nessuno di voi. Semplicemente non sarebbe giusto nei vostri confronti né nei miei. Il peggior crimine che mi possa venire in mente è quello di fingere e far credere che io mi stia divertendo al 100%. A volte mi sento come se dovessi timbrare il cartellino ogni volta che salgo sul palco. Ho provato tutto quello che è in mio potere per apprezzare questo (e l’apprezzo, Dio mi sia testimone che l’apprezzo, ma non è abbastanza).
Kurt Cobain
I versi che seguono sembrano sconnessi tra loro e con il testo: cosa c’entrano adesso un mulatto, un albino, una zanzara e la mia libidine? Forse è un elenco di derelitti, di persone e cose che vengono scacciati dalla società perché malvisti. Curiosamente, Molatto, Albino e Mosquito sono anche nomi di cocktail retrò.

Nella seconda strofa Kurt affronta con ironia il tema della sua depressione, che gli sottrae autostima e voglia. I’m worse at what I do best potrebbe essere un’autocritica al proprio talento musicale, per il quale Cobain non ha mai sfoggiato certezze o presunzioni. Our little group, in questo contesto, si riferisce ai Nirvana ma anche al generico cameratismo che percorre tutta la canzone.

E mi dimentico perché assaggio: tradotto così letteralmente questo verso può riferirsi all’assaggio delle droghe che precede la loro iniezione nei tossicodipendenti. Kurt, che assumeva cronicamente diverse droghe d’abuso, sorride di se stesso al pensiero che debba ancora assaggiare, pur abituato com’è.
Se intendessimo il taste come provare, potrebbe essere un ennesimo richiamo alla depressione. Non so perché continui a tentare, a sperimentare nuovi modi di tirarmi su il morale. Lo trovo difficile/è difficile trovare è il tipico verso breve, nichilista, che si abbandona all’impossibilità di cambiare le cose, ma del resto non importa, Nevermind.

Smells like teen spirit termina con l’insistente ripetizione di A denial, una negazione. L’intera canzone, che già di per sé è quantitativamente poco loquace, è riassumibile con questa parola: negazione. Il rinnegamento che Kurt opera verso se stesso, la musica e contro la fama che questa gli ha procurato. Il rifiuto reciproco tra lui e la società, e che la società alimenta nel modo più subdolo, cioè trasformando Cobain in una delle sue più sacre divinità. Una giostra tossica dalla quale sceglierà di scendere per sempre il 5 aprile 1994.
Il video
Diretto da Samuel Bayer, il videoclip di Smells like teen spirit si ispira al film Over the Edge (Giovani guerrieri), che mostrava il disagio giovanile degli ultimissimi anni ’70. L’incerta regia di Bayer, ancora alle sue prime armi, è stata appositamente scelta dai Nirvana, che cercavano di uno stile sporco, punk.
Dei liceali assistono indifferenti all’esibizione della band, accompagnata da demotivate cheerleader che agitano lentamente i loro pompon mentre indossano tute nere col simbolo anarchico. Allo stoicismo iniziale segue una ribellione collettiva che vede i ragazzi distruggere lo show, e lo stesso Kurt fare a pezzi la sua Fender Mustang. La rivolta avvenne davvero sul set: i giovani erano stati reclutati in modo abbastanza sommario tramite volantinaggio e avevano trascorso intere ore seduti in attesa di girare le scene. Quando lasciati liberi da Cobain di pogare e saltare, crearono il caos. Come a impersonare un verso della canzone stessa: Here we are now, entertain us.
(Immagine di copertina: Kurt St. Thomas (a destra) intervista Kurt Cobain (a sinistra) and Dave Grohl a Lansdowne Street nel 1991; credits: Wikimedia Commons)





