«Ti serve una gonna più corta»: lo scandalo sessuale negli studios di Fox News

“Bombshell” racconta lo scandalo sessuale subito dalle conduttrici di Fox News nel 2016 e fa riflettere sulla percezione sociale della violenza sul lavoro

Negli Stati Uniti aprile è dal 2017 il mese dedicato alla consapevolezza sociale delle violenze sessuali (Sexual Assault Awareness Month): attraverso una serie di eventi, incontri, slogan, coordinati dalla National Sexual Violence Resource Center, lo scopo del SAAM è quello di far luce su argomenti tabù legati alle violenze sessuali, su cosa esse siano, su come affrontarle, sulla violenza di genere e sui diritti delle donne.

#WhyIDidntReport è uno degli hashtag più importanti di questa campagna: per tutto il mese è rimbalzato con forza tra Twitter e Instagram, raggiungendo milioni di lettori in tutto il mondo. Why I didn’t report significa “perché non ho sporto denuncia”. I tweet con questo hashtag raccolgono le testimonianze di migliaia e migliaia di donne di ogni età, adulte, adolescenti e bambine, che dopo aver subito violenza sessuale, attacchi verbali, comportamenti impropri e stupri. Tutte donne accomunate dal non aver denunciato i loro aguzzini, per tantissime diverse motivazioni: per non perdere il lavoro, per non venir trattate come delle vittime indifese, per non distruggere la reputazione altrui, per non separare la famiglia, non ha senso far denuncia in un paese estero. La più tremenda di tutte: perché nessuno ci crede.

#WhyIDidntReport è nato nel 2018 in seguito a un tweet di Donald Trump, che metteva in dubbio il racconto di Christine Blasey Ford, la donna che ha accusato Brett Kavanaugh, candidato di Trump alla Corte Suprema, di aver tentato di aggredirla sessualmente mentre entrambi erano al liceo. Trump scrisse così: «Non ho dubbi che, se l’attacco alla dottoressa Ford fosse stato così grave come dice, le accuse sarebbero state immediatamente presentate alle forze dell’ordine locali da lei o dai suoi amorevoli genitori. Le chiedo di portare avanti quelle denunce in modo che possiamo sapere data, ora e luogo!». #WhyIDidntReport è diventato così un modo per spiegare al Presidente perché le cose non sono così facili come le descrive lui. Anche quando le donne decidono di sporgere denuncia, le possibilità di vincere la causa sono incredibilmente basse.

Il problema della denuncia di violenza sessuale è il tema cardine di Bombshell – La voce dello scandalo, l’ultimo film di Jay Roach, distribuito su Prime Video (a causa del Covid-19, ovviamente) dal 17 aprile. Bombshell racconta il grande scandalo sessuale avvenuto negli studios della Fox News, scoppiato nel 2016 ma in corso da quando Roger Ailes era diventato presidente e amministratore delegato della Fox.

Immagine tratta dal film Bombshell – La voce dello scandalo

La conduttrice televisiva Gretchen Carlson (Nicole Kidman), esausta dai continui commenti sessisti e atteggiamenti violenti dietro le quinte, è la prima ad intentare la causa contro Ailes, ma per riuscire ad ottenere giustizia ha bisogno di raccogliere altre testimonianze di violenza da parte di colleghe. Le indagini durano mesi. Inizialmente nessuna delle ragazze vuole parlare, non la celebre Megyn Kelly (Charlize Theron), non la nuova recluta Kayla Pospisil (Margot Robbie), personaggio dal nome fittizio ma corrispondente ad una vera storia. Furono alla fine ventitré, le dipendenti e le conduttrici di Fox News a denunciare gli abusi subiti.

Un film schietto, brutale, coraggioso, visto anche il momento in cui uscito (è l’anno delle presidenziali americane e nel film sullo sfondo vediamo le accuse di violenze sessuali rivolte all’allora candidato alla Casa Bianca, Donald Trump). Bombshell è il coraggio e la forza delle donne che denunciano, ma anche una voce per comprendere i sentimenti delle vittime e per imparare a decifrare i silenzi. Bombshell è una denuncia feroce alla violenza sulle donne, all’oggettificazione e all’ipersessualizzazione delle donne che lavorano sullo schermo in primis e di tutte le donne lavoratrici che lavorano in ambienti sessisti e tossici, se non addirittura pericolosi.

Nel 2020 abbiamo ancora bisogno di un mese dedicato alla consapevolezza della violenza sessuale, abbiamo ancora bisogno di film-inchiesta come Bombshell. Fino a quando qualcuno continuerà ancora a dire «ti serve una gonna più corta», qualcuno dovrà arrabbiarsi, qualcuno dovrà alzare la voce.

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Laureata in Scienze filosofiche e ora studentessa del Master Professione Editoria cartacea e digitale a Milano. Quando non leggo, scrivo. Quando non scrivo, guardo film. Quando non guardo film, parlo ai miei amici dei film che ho appena visto. Quando non faccio nessuna di queste cose di solito sto cercando di replicare qualche ricetta di Masterchef.

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