Folklore: l’album della libertà

Tra segni del destino e atmosfere leggendarie, diamo uno sguardo al secondo album indipendente dell’ex regina del country

All’inizio di questa inusuale estate eravamo tutti consapevoli di doverci preparare all’imprevedibile, ma mai quanto lo dovevano essere i fan di Taylor Swift che lo scorso 24 luglio si sono svegliati con la piacevole sorpresa del rilascio di un album nuovo di zecca: folklore.

È successo proprio così, la cantautrice statunitense, ormai star internazionale, con un attivo di dieci Grammy, ha annunciato tramite un semplice post su Instagram che allo scoccare della mezzanotte avrebbe reso pubblico il suo ultimo inaspettato lavoro.

Uno dei poster ufficiali dell’album dove sono riportate le tracce
Il messaggio con cui la cantante ha annunciato il rilascio del disco

La libertà ritrovata

La verità è che folklore non sarebbe probabilmente mai dovuto esistere se non per una serie di particolari coincidenze. Dobbiamo tenere a mente che questo è il secondo album che Taylor Swift auto-produce (il primo era stato Lover), in quanto dal 2019 non è più legata alla sua storica etichetta discografica, la Big Machine Records. Questo, oltre a garantirle una assoluta libertà creativa, la lascia priva di qualsiasi direttiva o standard a cui dover rendere conto, se non il proprio incontestabile giudizio.

Taylor mette in chiaro la sua nuova indipendenza nei titoli di coda del singolo The Man, con cui lo scorso agosto ha vinto un MTV Video Music Award per la miglior regia.

Allora scompaiono i sound pop e commerciali ai quali aveva teso, o forse si era dovuta adeguare, per attirare l’interesse delle radio e creare performance esplosive nei suoi tour mondiali. In un mondo in cui le luci del palcoscenico sono costrette a spegnersi Taylor ci mostra cosa rimane di una grande artista come lei: una ragazza in vestaglia nel bosco, a cui basta una chitarra acustica per trasformare la realtà in leggenda.

Da un primo ascolto, è evidente che il disco non sia pensato con l’intento di essere portato in scena davanti a un grande pubblico. Il sound che ci viene proposto sembrerebbe invece molto più adatto a fare da musica di sottofondo, a trasportarci mentalmente nella magica atmosfera di un falò di campagna. Piano, chitarra acustica e fisarmonica, nitidi e delicati si fondono perfettamente e contribuiscono all’inganno: è un album registrato in studio ma sembra ce lo stiano suonando davanti.

Un’antologia musicale

A questo punto devo fermarmi per fare una precisazione, folklore è composto da 16 tracce ascoltabili in ordine libero, tuttavia tuffandosi a capofitto fra i suoi brani c’è il rischio che questi passino per una sorta di unica, noiosissima, litania. Può succedere, ed è forse la maggiore criticità, ma se succede è solo perché non ci si è ricordati della caratteristica più importante nell’universo Swiftiano, ovvero la scrittura.

Tutti nella musica hanno una sorta di specialità di nicchia che li distingue dagli altri: per me è raccontare storie.

So che se non scrivessi io le mie canzoni non sarei qui.

Taylor Swift, intervistata per il documentario Miss Americana (Netflix)

I fan più affezionati lo sanno ed è ora che lo sappiano anche tutti gli altri: quella di Swift è una figura a metà tra la cantante e la poetessa. È sempre stato così, ogni sua canzone è una storia con un inizio e una fine ben precisa. Con folklore, però, è stato fatto qualche step in più. Innanzitutto, per la prima volta dopo sette album vengono abbandonati i temi personali – che negli anni scorsi le avevano causato non pochi guai a livello mediatico – e si approda dichiaratamente a una scrittura impersonale. Accade così che la scelta del titolo non si riferisca solo al genere musicale ma combaci anche perfettamente con il contenuto di storie estemporanee che sembrano aleggiare nell’aria, folkloristiche, per l’appunto.

La trilogia narrativa: Cardigan, August & Betty

Siccome Taylor è veramente una brava storyteller tra i vari passi in avanti c’è quello di aver raggiunto un livello di scrittura creativa multidimensionale. Sempre facendo attenzione alle parole ci si accorge che in tre brani diversi viene raccontata un’unica storia da tre punti di vista. In Cardigan, August e Betty siamo introdotti allo struggente triangolo amoroso di 3 adolescenti, ognuno con le proprie speranze, riflessioni e delusioni, descritte in maniera molto vivida da chi ha fatto della bravura nel raccontare i sentimenti adolescenziali il suo cavallo di battaglia. I protagonisti sono rispettivamente Betty, la ragazza tradita in Cardigan, Inez, l’amante protagonista di August e James, l’oggetto della contesa che si pente in Betty.

Video ufficiale di Betty, canzone conclusiva della trilogia

A riguardo, qualche imperdibile curiosità: i nomi dei tre protagonisti omaggiano e riprendono quelli delle tre figlie della coppia Blake Lively – Ryan Reynolds. In particolare pare che il nome della loro terzogenita, Betty, sia stato rivelato ufficialmente proprio tramite la canzone. Inoltre, i fan più attenti sospettano che il triangolo amoroso della storia possa essere tutto al femminile, in quanto, come abbiamo visto, il personaggio di James non solo è ispirato a una bambina, ma richiama anche James Taylor, da cui notoriamente deriva il primo nome della Swift. Una teoria del genere si intonerebbe molto bene con l’attivismo per la comunità LGTBQ+ in cui la cantante è impegnata.

Il tema della predestinazione

One single thread of gold tied me to you

da Invisible String, folklore, Taylor Swift

A rafforzare il carattere mistico e leggendario delle canzoni in Folklore c’è anche la tematica della predestinazione. In Invisible Strings Swift riavvolge e riguarda un immaginario rullino della vita, in cui ogni cosa sembra più chiara e sensata una volta vista dal punto di arrivo. La confusione del percorso si sostituisce alla certezza che non sarebbe potuta andare altrimenti e così tanti elementi, apparentemente insensati, si uniscono per magia in puzzle perfetto.

If one thing had been different

Would everything be different today?

da The 1, folklore, Taylor Swift

Tuttavia, ad ogni scelta intrapresa per compiere il proprio destino si contrappongono altrettante possibilità lasciate andare perché «if you never bleed you never gonna grow». Questo è quello che ci viene detto in The 1, messa da requiem per un amore passato, in cui il rullino si svolge nella direzione del “se solo fosse stato, sarebbe potuto essere”.

Cosa ci riserva il futuro?

A due mesi di distanza dal lancio, folklore ha già infranto parecchi record nelle classifiche musicali di tutto il mondo. Quindi la domanda principale è: il percorso discografico di Taylor Swift d’ora in poi si dirigerà verso un ritorno alle origini country, fatto di brani intimisti e orecchiabili? O ricorderemo folklore come una sorta di piacevole spin-off dovuto alla quarantena?

Ai posteri l’ardua sentenza.

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Studentessa di Giurisprudenza che mangia Pop Culture a colazione e ve la racconta nel tempo libero. Trovo sempre il pelo nell'uovo ma non per questo disprezzo la frittata. Metà ironica, metà malinconica. Da grande voglio fare la Mara Maionchi. (@jadesjumbo)

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