Ma mangi?

Quando il disturbo alimentare è negli occhi dell’osservatore

Negli anni ho elaborato le risposte più fantasiose: “No, faccio la fotosintesi”, “Vedi la mia pelle? È tutta pannelli solari, vado avanti con quelli”, “E perché dovrei? L’aria è così saporita!”, o ancora “Soltanto con la luna piena: auuuuuu”.

La verità è che quando mi chiedono se io mangi o meno non capisco a quale scopo lo facciano: è come quando vogliono conferma che ti sia tagliato i capelli, una domanda retorica basata su un banale giudizio estetico.

È anche vero, d’altra parte, che sono più magra di quanto dovrei, e che la risposta che si danno da soli è “Eh, è costituzione”. Ribatterei che è invece anticostituzionale ricevere domande così impiccione, soprattutto perché ti costringono ad un esame di coscienza che non dovresti farti.Insomma sei in salute, non hai nessun problema alimentare; esisti al mondo, come tutti, così come sei. E invece ti imbatti in arzille amiche di tua nonna che ti misurano il girovita con gli occhi, in coetanee che parlano di dieta e s’interrompono ricordandoti che tu non dovresti manco ascoltare, beata te; in commesse che sospirano dicendoti che il vestito si dovrebbe stringere, mica tutte le marche hanno queste taglie piccole; in zie che ti dicono di adeguarti al fatto che agli uomini piacciono le forme.

Questi lievi punzecchiamenti mi fanno ipotizzare una situazione ribaltata: aggiungo, su richiesta dei miei commentatori, immaginari rotoli di grasso ai miei fianchi; esagero appositamente, così sono più contenti. Vado subito a visitare il mio pubblico, rimango delusa quando le anziane mi rifilano un nuovo commento, l’esatto opposto di quello che mi è sempre stato rivolto: Ma quanto mangi?Le mie coetanee che parlano di dieta finalmente mi includono nella conversazione, ma mi feriscono ugualmente quando pranziamo insieme ed osservano con sdegno il mio piatto svuotarsi alla velocità della luce. Nelle boutiques del centro mi assegnano una taglia decisamente più grande della mia soltanto per ricordarmi quanto io sia grassa, mi vestono di parole ipocrite ma i loro sguardi non mentono.

Me ne vado intristita, impregnata di una rabbia che non ho mai provato. Mi fermo davanti alla vetrina e ammiro l’immobile manichino. È perfetto: ha un corpo asciutto, disinvolto, quasi invidiabile. Stupidamente mi avvicino al vetro, come se la vicinanza fisica rendesse i nostri fisici vicini anche nell’aspetto, e mi soffermo sul volto: è il mio.

Come vorrei essere me! Quanto ho sbagliato a desiderare di somigliare a qualcun altro soltanto per scrollarmi di dosso delle stupide parole, quanto mi mancano le mie costole scoperte quando trattengo il respiro, i miei piccoli polsi, le ginocchia ossute, e non perché siano magri, ma perché sono miei, perché sono io.

Mi allontano, si è fatta sera, devo tornare a casa. Mi ferma una vecchia, una delle amiche di mia nonna, e prevedibilmente mi saluta dicendomi: Ciaotiricordicomestaititrovomagramamangi?

La mia piramide alimentare, a furia di questi commenti, diventerà una fortezza blindata, inaccessibile, così magari vi fate gli affari vostri.

Ciao, certo che mi ricordo, ma ti sei tagliata i capelli?

avatar

Su di me: il cielo stellato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.