Sulle note dei Sum 41 danzò la mia infanzia

Passavo ore ad ascoltare suonare le cassette, sempre con le stesse canzoni in loop

Anno nuovo, vita vecchia! Basta con i soliti buoni propositi proiettati al futuro, il team di Cogito et Volo si lancia in un throwback anni 2000 ricordando società, note e miracoli dello scorso ventennio.

«Si stava meglio quando si stava peggio», danziamo su questa litania ormai da vent’anni, ma facciamo un passo indietro…

10… 9… 8… 7… 6… 5… 4… 3… 2… 1… BUON ANNO!

Credits: Danil Aksenov on Unsplash

Il rintocco della mezzanotte del 31 dicembre 1999 segna un nuovo evento: non solo l’inizio di un nuovo secolo, ma del nuovo millennio.

Ora fermiamoci un attimo e cerchiamo di analizzare la frase «si stava meglio quando si stava peggio». A conti fatti, quanto si può affermare che stessimo male nel passato rispetto ad ora? Una cosa è certa: anche se stavamo male prima, con il passare del tempo ci ricordiamo solo le cose positive, e cadiamo in veri e propri voli pindarici intrisi di una nostalgia sempre crescente. Rimpiangiamo quello che eravamo e che avevamo.

Credits: Raj Rana on Unsplash

I pantaloni a zampa

Ad esempio io mi aggrappo a ricordi ormai sbiaditi dove vengo pervasa da un senso di serenità generale. Ricordi come i miei favolosi pantaloni a zampa d’elefante, che mi contornavano in maniera aderente le cosce e poi si allargavano dal ginocchio in giù. Erano un toccasana per la mia autostima e tutte le volte che li indossavo mi sentivo meglio, diventavo la più figa del reame.

Mi arrabbiai tantissimo quando scoprii che mia madre li aveva regalati a mia insaputa perché ormai erano fuori moda e secondo lei mi facevano sciatta. Ancora adesso giro per i negozi (zona rossa permettendo) con la speranza di trovare dei pantaloni che mi facciano stare meglio come quelli vecchi, ma ritorno sempre a mani vuote dalla caccia, accompagnata da un retrogusto di amarezza.

Il walkman della Sony

Un altro bel ricordo che rimane ancorato saldamente alla mia memoria è il mio primo e unico walkman di una delle marche più note, la Sony. Me lo portò mio padre dopo essere stato fuori un mese per lavoro, per consolarmi di tutte le punture che mi avevano fatto nel frattempo per farmi passare una brutta tonsillite tornata per l’ennesima volta e che aveva piantato le tende nella mia faringe.

Quando lo vidi rimasi folgorata: era giallo, rosso e blu e mi sembrò la cosa più bella che avessi mai visto. Passavo ore ad ascoltare le cassette, sempre con le stesse canzoni in loop. A quel tempo non c’era la vasta scelta che concede Spotify, per cui se una canzone ti annoia ti limiti a skippare avanti. No, a quel tempo c’erano per cassetta solo un tot di canzoni. Quelle erano e quelle ti dovevi subire, e se non ti piaceva schiacciavi un pulsante che tenevi premuto finché non partiva la canzone nuova. E non vi dico la delusione quando finiva l’ultimo secondo dell’ultima canzone dopo aver cambiato lato!

Il Nokia con lo sfondo verde

Credo che l’emozione nel ricevere il walkman fu maggiore di quella dell’avere il primo cellulare, ma non perché fosse brutto, anzi, per me era stupendo e al contempo stranissimo. Per me strano e stupendo sono sempre andati a braccetto, chissà come mai poi! Era un Nokia 5510 rosso. Lo comprai di seconda mano da mio cugino. Era uno di quelli vecchi con lo sfondo verde bottiglia e senza immagini o internet. Lo usavo solo per i messaggi e le chiamate, ma non ne facevo grande utilizzo a parte quello.

Però aveva un registratore, e questa per me era una cosa assolutamente eccezionale e fuori dagli schemi. Quando salivo in macchina con i miei per andare da qualche parte, accendevo la radio pregando che di lì a poco ripetesse una delle hit più note del momento, e quando succedeva mi bastava schiacciare il tasto di registrazione (già avevo il cellulare in mano, pronto a registrare), salvare tutto e impostare quel prezioso reperto come nuova suoneria. Et voilà, improvvisamente diventavo la bambina più cool della classe, con la suoneria più bella di tutte.

La sensazione che tutto fosse speciale

Ovviamente non è vero, le bambine più cool erano quelle che avevano il diario di Diddle o lo zaino delle Bratz, in perfetto stile anni ’90-2000, però mi sentivo forte ugualmente ad avere la suoneria con la voce di Anastacia, invece che quelle noiose predefinite già in dotazione nel cellulare.

Queste sono solo alcune delle cose che amavo della mia infanzia, la lista potrebbe continuare ancora, ma al momento non riesco a ricordare altro. Il resto delle cose è in un cassetto chiuso a chiave e impolverato che aspetta solo che io trovi il modo di aprirlo e bearmi di tutti i ricordi nascosti lì dentro.

Sicuramente la cosa che più di tutto ricordo degli anni 2000 è la serenità e la sensazione che tutto fosse speciale, che tutto avesse un valore. Adesso siamo un po’ tutti presi dall’annegare nella sindrome di Burnout, ma io spero che un giorno, presto o tardi, troveremo il modo di sentirci nuovamente innamorati e felici come ci facevano sentire le note di “With me” dei Sum 41.

Immagine di copertina: photo by Pexels.com

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Sono una persona semplice, vado dove mi porta l'istinto. Credo nel sarcasmo e nell'ironia, ma anche nella bellezza della luce filtrata da una serranda, nel tramonto in riva al mare, nella risata che ti toglie il fiato. Credo in un mondo che ci fa sentire scardinati e perennemente in bilico, ma ogni tanto, se abbiamo fortuna, possiamo sentirci nel posto giusto al momento giusto. Della vita ho capito solo una cosa: che non ho capito niente.

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