I vaccini: una playlist per informarsi

vaccini

Con l’inizio della campagna vaccinale per contrastare la diffusione di Covid-19, informarsi in merito sul web è diventato un must: come orientarsi?

1. Che cos’è un vaccino?

I vaccini non sono sempre esistiti. Fu Edward Jenner ad intuire per la prima volta, sul finire del Settecento, che il nostro corpo potesse essere allenato a riconoscere determinati patogeni, studiando il virus del vaiolo. Dal 1796 in poi, numerosi scienziati hanno portato avanti la ricerca: dall’articolo di Friedrich Gustav Jakob Henle su “Miasmi e Contagi” ai lavori di Koch e Pasteur, fino ad arrivare ai giorni nostri.

Un vaccino insegna alle nostre cellule immunitarie a riconoscere particolari elementi detti antigeni, stimolandole a produrre anticorpi contro di essi. Ciò che succede a seguito dell’inoculazione viene poi memorizzato dall’organismo: se lo stesso antigene si ripresenta a distanza di tempo, le nostre difese sanno già come procedere per contrastare la minaccia.

2. Quanti tipi di vaccino esistono?

La prima domanda che sorge spontanea è: come fa un vaccino a ottenere questo risultato? O, di conseguenza: cosa contiene un vaccino?

Vi sono diverse risposte. I vaccini, infatti, non sono tutti uguali: alcuni contengono una versione indebolita e danneggiata di un agente infettivo (Sinopharm); altri sono fatti di parti proteiche e di sostanze adiuvanti, che collaborano per attivare la risposta immunitaria (Novavax), anche se sarà sempre più debole di quella provocata dal 1° tipo di vaccini.

Un’altra opzione consiste nel dare alle nostre cellule le istruzioni per generare una proteina spike del virus (non il virus stesso: soltanto una sua parte, quella utilizzata dal patogeno come una sorta di “chiave” per entrare nella cellula), tramite una sequenza di RNA messaggero. Questa metodologia innovativa caratterizza anche alcune delle proposte vaccinali per SARS-CoV-2.

3. Moderna e Pfizer-BioNtech

I vaccini ad acidi nucleici sono stati tra i più chiacchierati e dibattuti dalla popolazione. Essi hanno un numero molto alto di caratteristiche favorevoli:

  • Sono economici da produrre;
  • Adattabili a ulteriori mutazioni del virus, che, come abbiamo visto, ha già dato origine a ceppi diversi (variante inglese, variante sudafricana, variante brasiliana, per quanto sia errato identificarle su base geografica);
  • Sono somministrabili più volte, a differenza, per esempio, dei vaccini che utilizzano un adenovirus come “pacco postale” in cui inserire i dati per la costruzione della proteina spike. In questo caso, già tra la prima e la seconda dose occorre cambiare il tipo di “pacco” (di adenovirus) prescelto per l’imballaggio del materiale codificante.

Da come la questione viene posta, sembrerebbe che i vaccini a mRNA siano comparsi dal nulla, introdotti sul mercato dopo essere stati estratti da un cappello a cilindro.

Le cose, però, non stanno proprio così.

4. La cronologia dell’mRNA

La scoperta dell’RNA messaggero avvenne a metà del secolo scorso: il 13 maggio del 1961, venne pubblicato su Nature un articolo che annunciava il suo isolamento.

Dal 1995 in poi si sperimenta l’utilizzo di mRNA per l’immunoterapia contro il cancro. Dal 1993, invece, si studiano vaccini a mRNA, nello specifico per contrastare il virus dell’influenza nei topi. Ricercando ancora indietro nel tempo, si vedono sorgere le prime ipotesi di utilizzo terapeutico sul finire degli anni ’80.

Le problematiche che riguardano questa molecola trasportatrice di informazioni non sono collegate alla sua pericolosità, quanto piuttosto alla sua fragilità. Se non viene veicolata nell’organismo in piccole goccioline lipidiche o insieme ad altre strutture di protezione, infatti, si degrada prima di essere utilizzata da qualsivoglia cellula, non essendo stabile ed essendo anche particolarmente restia ad attraversare la membrana cellulare (il suo “luogo naturale” è il citoplasma della cellula: al di fuori della membrana nucleare, al di dentro del doppio strato di fosfolipidi che delimita la cellula).

5. Conclusioni

I vaccini vengono approvati dopo un percorso molto severo, che inizia in laboratorio e solo in uno step successivo permette che avvengano test su soggetti umani, come ci spiega Sabrina Sapienza in quest’articolo.

Quei test stanno avvenendo tutt’ora, e i vaccini hanno ancora molte prove da superare: Our World in Data mostra il lento e ancora lunghissimo cammino verso una copertura globale sufficiente, con Israele e gli Emirati Arabi come leader della marcia. Rimangono inoltre da verificare i dati sulla permanenza degli anticorpi, che si avranno soltanto con la prova del tempo: appena saranno disponibili, ne daremo aggiornamento in questa rubrica.

Video bonus: conoscere le conseguenze di un’infezione ci permette di valutare meglio il rapporto rischio-beneficio prima di prendere una decisione sull’opportunità di vaccinarsi

Immagine di copertina a cura di Guido Fogliata

Nata a Conegliano Veneto, da quando ha imparato a tenere una penna in mano adora riempire ogni pagina bianca con l'inchiostro dei pensieri; si è laureata in Lettere Moderne all'Università di Udine, concludendo la carriera accademica laureandosi in Editoria e Giornalismo all'Università di Verona. Dedica il tempo libero alla scrittura e alla fotografia.

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