Annette – Quando il musical fa storia
Annette è il film che ha aperto l’ultima edizione del Fesitval di Cannes, nel 2021, dove si è aggiudicato il premio per la miglior regia. Non è un semplice film: è un musical e, nello specifico, è un’opera rock che mescola la forza della pianola elettrica al canto lirico. Annette è, in poche parole, qualcosa di straordinariamente unico, di enormemente prezioso, innovativo, energico, perturbante, onirico. È quel tipo di film che fa pensare: «ho appena assistito a qualcosa di grande».
Il 2021 è stata una buona annata per questo genere sottovalutato e bistrattato che è il musical: lo scorso giugno è uscito In the Heights, scritto e diretto da Lin-Manuel Miranda, poi è stata la volta di Tick, Tick…Boom! diretto ancora da Miranda, basato sull’opera di Jonathan Larson, celebre nella storia di Broadway per il musical Rent, e infine, del grande Stephen Spielberg, il nuovo adattamento di West Side Story. A differenza di tutte queste trasposizioni cinematografiche, Annette nasce per il cinema ed è anzi meta-cinema. Tra poco vedremo perché.
Il regista francese Leos Carax torna nelle sale a nove anni da Holy Motors (2012) con la sua prima produzione inglese. A musicare il film ci sono i fratelli Russel e Ron Mael, meglio noti (o forse no) con il nome di Sparks: un duo attivo dagli anni Settanta a oggi, famosi per il loro sound rock/underground e per il loro grande sperimentalismo.
So may we start?
So may we start? è la prima traccia del film: il regista in persona, Leos Carax appunto, in una sala di registrazione, chiede ai musicisti, i fratteli Mael, alla voce e alla tastiera, se la pièce può avere inizio. Già dalle prime note ci rendiamo conto di essere all’interno di uno spettacolo sopra le righe, bizzarro, estroso. Tutti i personaggi iniziano allora a riunirsi, cantando e ballando per le strade di Los Angeles. È così che incontriamo per la prima volta i nostri due protagonisti: Henry McHenry e Ann Defrasnoux, interpretati da Adam Driver e Marion Cotillard, in due vesti inedite e sensazionali.
Ann è una diva della lirica: ogni sera recita all’Opera i più celebri testi della storia, interpretando personaggi drammatici e carichi di sacralità, cantando con pathos le sue molteplici vite e morti. Henry è invece uno stand-up comedian feroce e irriverente: ogni sera fa morire dal ridere la sua platea con lo spettacolo The Ape of God, dove riflette sul ruolo del comico nel mondo dello spettacolo. I due si innamorano perdutamente, al di là di ogni logica, creando shock tra l’opinione pubblica e i paparazzi.
La loro passione è travolgente, il loro amore di una profondità abissale. Spiati costantemente dalle telecamere, i due mettono al mondo una figlia, Annette: è una bambina ma è anche una bambola, come un moderno Pinocchio; è un’enfant prodige, dotata di una voce splendida quanto quella della madre. La nascita di Annette è il momento in cui tutto cambia: se prima eravamo convinti di trovarci all’interno di una storia d’amore potente e maliziosa, ora iniziamo a percepire di essere in una scatola magica, le cui pareti pian piano si restringono, costringendo i nostri protagonisti ad affrontare i lati più torbidi e spregevoli della loro esistenza.
Annette, frutto dolce-amaro della loro unione, è in realtà il “giocattolo” delle loro aspirazioni: Henry riversa su di lei tutti i suoi turbamenti interiori, la sua oscurità, la sua rabbia angosciante e violenta, il suo bisogno di elevazione e moralità che lo fa sentire inferiore alla moglie, la cui voce limpida e sacra la consacra a dea celestiale; Ann invece vive nella costante ricerca della perfezione, ossessionata dalla paura che la sua voce la possa abbandonare. Annette è una marionetta, nata sotto i riflettori e destinata all’abbaglio di una celebrità non richiesta.
La situazione si fa per la coppia insostenibile. La soluzione sarà fatale e irrimediabile.

Il maledetto mondo dello show business
La storia d’amore tra Henry e Ann, il percorso di crescita di Annette sono soltanto il primo livello della narrazione del film. I personaggi di Annette vengono concepiti in un rapporto identitario con la loro professione, un rapporto totalizzante e soffocante, che porta lo spettatore a riflettere sul mondo dello spettacolo in sé. Per questo parliamo, infatti, di meta-cinema: perché Annette si nutre dell’impalcatura su cui si costruisce.
Questo è evidente in tutti i personaggi. Henry è ossessionato dalla ricerca di significato del suo lavoro: «So why did you become a Comedian?» chiede ferocemente il pubblico durante uno dei suoi spettacoli. Henry è un comedian caustico, arrogante, sfrontato: dà loro varie risposte, alcune vere, altre meno. «Per soldi? per fama? paura della morte? per le donne?» chiede il pubblico, e Henry, vestito di un solo accappatoio, sorseggiando un cocktail, risponde che è solamente per poter dire le più atroci verità senza ripercussioni. «Per disarmare».
Ann appare ai suoi occhi come qualcosa di troppo puro e sacro, per poter amare uno come lui. Ann è bellissima, eterea, non fa nulla per infrangere l’immagine che Henry e i suoi fan hanno di lei. Henry sembra non distinguere più la donna dall’attrice: non riesce a non pensare al fatto che, ogni sera, Ann muore in scena, per poi tornare alla sua vita come se niente fosse.

Annette è a tutti gli effetti una marionetta, fisicamente e non: viene costretta dal padre a cantare davanti a un pubblico, che subito la venera, senza rendersi conto dell’inappropriato sfruttamento da parte di Henry, ora in versione di manager senza ritegno e senza sentimenti. Una quarta figura è il Direttore d’orchestra, interpretato da Simon Helberg: lui non ha nemmeno un nome proprio. Appare nel film solamente nel suo ruolo di Direttore e Pianista, intrappolato in una narrazione che non riesce a dominare, diventandone vittima e succube.
Ma se ci allontaniamo dal singolo personaggio, ognuno a suo modo incastrato nel macchinico ingranaggio dello show business, ci ritroviamo all’interno di un’altra scatola, di un altro medium, ossia il canale delle news, del gossip, dei paparazzi, pronto a riprendere ogni momento di intimità e di fragilità. Il tg, con tanto di sigla e grafica introduttiva, intervalla i vari capitoli del film, dando al tutto un che di alienante.
Annette mette in scena l’anima cupa e oscura di Los Angeles: come se ci trovassimo in una versione dark e thriller di Lalaland, questo musical porta alla luce lo scenario hollywoodiano colmo di tutte le sue contraddizioni, dei suoi meccanismi perversi, dei suoi mefistofelici giochi di potere.
Annette è un’opera rock surrealista
Annette è un film estremamente complesso, stratificato e profondo. Diventa qualcosa di assolutamente grande nel momento in cui le immagini colpiscono lo sguardo. Leos Carax gioca con una regia prepotente, invasiva: i piani sequenza seguono con voracità i nostri attori, le telecamere ci ruotano vorticosamente attorno, non lasciando alcuna libertà, alcuna possibilità di fuga.
La musica non si ferma quasi mai. È un tappeto sonoro pervasivo, allucinatorio in alcuni momenti, dolce e suadente in altri. Le ritmate canzoni degli Sparks tengono tutti costantemente sull’attenti, pronti al balzo. Adam Driver e Marion Cotillard sorprendono nella loro abilità canora, rivelandosi gli attori perfetti per questa pellicola. Adam Driver, in particolare, regala un’interpretazione sopra le righe, istintiva, di pancia, ma anche rigorosa e perturbante.

Tutto è infine incorniciato da un’ambientazione onirica, fatta di colori saturi, accecanti. In certi momenti sembra di trovarsi all’interno di un teatrino per marionette, tanto la scenografia sembra finta e posticcia. Sembra di trovarsi in un sogno o in un incubo, colmo di oggetti bizzarri, illuminati da luci distorte. I continui usi della dissolvenza danno l’impressione di essere in un’allucinazione. L’impatto visivo è travolgente.
Non ha senso dilungarsi in tecnicismi e sproloqui: Annette è un musical ad alto impatto, si esce dalla sala cinematografica fisicamente provati dall’esperienza travolgente che è questo grande capolavoro di Leos Carax. E ora, forse, il significato di “capolavoro” mi è più chiaro.
I musical danno al cinema un’altra dimensione, quasi letteralmente: hai tempo, spazio e musica. E portano una libertà incredibile. Puoi dirigere una scena seguendo l’esempio della musica o andando contro la musica. Puoi mescolare tutti i tipi di emozioni contraddittorie. Puoi essere grottesco e profondo allo stesso tempo. E il silenzio, il silenzio diventa qualcosa di nuovo.
Leos Carax
Tutte le immagini sono tratte dal film.






