Bandersnatch: i film interattivi devono imparare dal teatro immersivo

Il teatro immersivo, ancora poco diffuso in Italia, ha molto da insegnare alla cinematografia interattiva come Bandersnatch

Avrete tutti sentito parlare di Bandersnatch, il primo film interattivo realizzato dai produttori di Black Mirror e distribuito da Netflix in tutto il mondo. Un esperimento innovativo che ha richiesto un notevole sforzo cinematografico, affinché fossero le scelte dell’utente a determinare la trama del film e il relativo finale. Sul canale Instagram di Netflix Italia è stata poi lanciata l’iniziativa del Black Game, il cui scopo era quello di ricreare il concept di Bandersnatch su un soggetto vero, lasciando che fosse il popolo del social network a decidere lo svolgimento della sua giornata. L’esperimento sociale non ha fatto impazzire nessuno, molti i commenti negativi di chi ha ritenuto che l’iniziativa non rappresentasse altro che la banale “challenge” del momento. Eppure dietro all’innovatività di Bandersnatch si celano le tracce di un’esperienza che in Italia si conosce ancora poco: quella del teatro immersivo.

Si tratta di un particolare tipo di performance che scardina completamente l’idea comune di teatro. Il palcoscenico si dilata, inglobando edifici interi in cui gli spettatori non subiscono la scena ma la vivono. Non esistono poltrone: gli spettatori sono liberi di muoversi ed esplorare lo spazio che li circonda, interagendo con gli ambienti – il cui design è curato nei minimi dettagli – e scegliendo quali personaggi seguire, nel procedere della narrazione. Lo spettacolo diventa perciò un’esperienza finemente plasmata dalle scelte fatte in prima persona. L’obiettivo è quello di creare uno spazio sensoriale, che non coinvolga soltanto vista e udito ma anche gli altri sensi: spesso vengono offerti cibo e bevande e gli attori stessi interagiscono con il pubblico. L’immersività è tale da dare la percezione che qualunque cosa possa succedere. Eppure gli attori hanno ben in pugno i fili narrativi e li intrecciano nei momenti fondamentali della narrazione teatrale, in quelle scene che definiscono l’opera rappresentata.

I pionieri di questo tipo di rappresentazione si formano a Londra, presentando i loro primi esperimenti già nei primi anni del duemila. Tra di essi vanno ricordati i nomi delle compagnie di Punchdrunk e Shunt, che con le loro rappresentazioni hanno vinto numerosi premi, portando alcuni dei loro spettacoli sulla scena internazionale. Dalla tradizione teatrale britannica, lo spettacolo più noto è sicuramente il pluripremiato Sleep No More dei Punchdrunk, ispirato alla tragedia di MacbethL’azione si svolge simultaneamente nelle stanze di un edificio di cinque piani, chiamato Hotel McKittrick a Chelsea, New York – anche se l’ambientazione non rispecchia affatto quella di un normale hotel. Il nome rimanda al film Vertigo di Alfred Hitchcock, così come le atmosfere noir e i costumi in stile anni Trenta. Vari elementi scenici suggeriscono inoltre che la struttura si trovi in Scozia, chiaro riferimento alla piéce shakesperiana. La varietà di ambienti, luci e storie permettono al pubblico di vivere un’esperienza individuale, caratterizzata da intense situazioni psicologiche.

La compagnia dei Punchdrunk è più prolifica che mai: hanno fondato nuovi brand come il Punchdrunk Enrichment, specificamente rivolto ad un pubblico di bambini, e il Punchdrunk International. Quest’ultimo ha collaborato con Rihanna e Samsung durante il lancio dell’album Anti, creando i video di ANTIdiaRyche raccontano la storia musicale dell’artista, con le sue trasformazioni, attraverso un viaggio in una serie di stanze tematiche. Sempre con Samsung, la compagnia ha prodotto Believe Your Eyes, un’esperienza in realtà virtuale che è stata premiata con il leone d’argento al Festival di Cannes del 2017, nella categoria intrattenimento. In Italia bisogna tenere gli occhi aperti per cogliere la possibilità di assistere ad una performance di questo tipo. Sulla falsariga di Sleep No More, nel 2018 a Milano è stato messo in scena lo spettacolo Roseline, ispirato ad AmletoNelle sale del Teatro Studio Uno di Roma è andato in scena Augenblick – L’istante del possibile, la cui storia si ispira ad un libro incompiuto di René DaumalSempre a Roma, lo spazio Controchiave ha ospitato La Fleur, una produzione tutta italiana che racconta le losche trame tessute dalla famiglia Andolini.

L’esperienza del teatro immersivo lascia una forte impronta emotiva, l’impressione di aver vissuto qualcosa di unico, di essere stati parte attiva ed integrante della narrazione e di aver scelto che storia ascoltare. L’idea che hanno cercato di realizzare i creatori di Bandersnatch ma senza riuscire a produrre un effetto altrettanto grandioso. Nella caccia a tutti i finali possibili, si perde il gusto della storia. La necessità di dimostrare che gli spettatori del film sono come i giocatori del videogioco progettato dal protagonista – ovvero non sono realmente liberi di compiere una scelta, perché sono i creatori del film a decidere dove incanalare la narrazione –  prevale sulla storia stessa. Forse un film interattivo in grado di donare le stesse emozioni del teatro immersivo non sarà mai realizzabile. Il motivo, proposto dalla performer e professoressa universitaria Josephine Machon, è dovuto al fatto che la vita contemporanea è fortemente influenzata dal digitale. La cultura, l’informazione e l’intrattenimento vengono proposti da schermi bidimensionali ma il pubblico di oggi vuole stimoli viscerali ed esperienze intime, in una società che ormai sta distruggendo il concetto di privacy.

Immagini tratte da Sleep No More e Bandersnatch

Milanese, biotecnologa e bioinformatica. Curiosa per natura ho scelto di dedicare la mia carriera alla scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.

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