Cantine in Villa: la nostra visita a “La Pria” con la Pro Loco di Nanto
Una cantina biologica in un edificio dalla storia secolare
Nel corso del viaggio in auto per raggiungere Villa Trevisan, è possibile ammirare un paesaggio boschivo ancora preservato nella sua originaria bellezza, in un contesto dove le viti non invadono l’orizzonte ma ne entrano a far parte con dolcezza, nel pieno rispetto della biodiversità collinare.

In questo angolo di Alonte, la cura verso il patrimonio animale e vegetale si traduce nella scelta di un’agricoltura biologica e certificata, amica dell’ambiente e interessata a rispettare il decalogo della sostenibilità indicato dallo standard “Biodiversity Friend”: ideato nel 2010, quest’ultimo tutela la fertilità dei suoli, il benessere di prati, siepi e specie nettarifere, ponendo l’accento sull’utilizzo di fonti rinnovabili per le attività d’impresa.
Troviamo parcheggio di fronte al maneggio e scuola di monta Western, la cui attività è associata all’alloggio agrituristico che è possibile prenotare alla Pria: la struttura, infatti, è in tutto e per tutto una location turistica, fornita di piscina, di un panorama spettacolare e di un retroterra storico-culturale di tutto rispetto.
Qualche passo indietro nel tempo
All’inizio della visita, avvenuta nel corso della “Giornata in Villa Veneta” organizzata il 22 maggio scorso, un filmato introduce la storia dell’abitato, rievocando grazie ad un intermezzo teatrale i tempi in cui i Giustinian – nobili veneti del Quattrocento – vissero tra le mura della villa.
Il loro arrivo coincide con l’acquisto di una vasta porzione di terreno nel 1465, ben 1200 campi sottratti alla famiglia dei Dal Verme: costoro erano feudatari veronesi caduti in disgrazia, i cui primi possedimenti in questa zona sono fatti risalire al XIII secolo.
Nel 1479, i Giustinian costruiscono il nucleo centrale della futura villa Trevisan, che un secolo dopo risulta essere cinta da mura (ancora presenti, sebbene diroccate) e circondata da otto diversi vigneti, da frutteti, boschi e da una coppia di fienili ricavati nelle barchesse dell’edificio.

Tra i colonnati delle barchesse, ripristinati con un recente restauro, si distinguono numerose iscrizioni originali che ricordano alcuni fenomeni naturali succedutisi negli ultimi secoli, come l’anomala aurora boreale del 1870, un terremoto e una “grande tempesta” ottocentesca, accompagnati da disegni particolarmente ben realizzati.
Solo la base di una colonna cinquecentesca è stata preservata e si distingue dalle altre per i contorni smussati dal passaggio degli agenti atmosferici; originale è anche la travatura lignea che fa da soffitto al colonnato.

Una villa, un paesaggio
In tutto il Veneto, ci sono più di 4.000 ville che dimostrano ricchezza e potenza delle famiglie veneziane di un tempo, diffuse in un vastissimo entroterra: non tutte le dimore di questo folto gruppo, però, hanno conservato la proprietà di un così ampio contorno paesaggistico, esteso intorno a Villa Trevisan grazie alla presenza delle attività della Pria e del suo maneggio, comprensivo di una tra le più grandi arene da corsa del Veneto.
La passeggiata domenicale ci porta a visitare anche le stalle del maneggio, dove ci salutano numerosi esemplari di cavalli tra cui un piccolo puledro, accoccolato insieme alla sua mamma. Poco più in là, pavoni, coniglietti e galline da cortile si lasciano ammirare in un angolo adibito a fattoria.

Alla fine della visita, sono presentati al gruppo anche i prodotti della cantina “La Pria”, nel corso di un evento di degustazione per i cultori del buon vino: il sommelier Riccardo Penzo e il titolare dell’azienda Italo Rino Polacco introducono ogni brindisi, per far conoscere le proposte enologiche del Winery Shop e concludere l’incontro con (almeno) un calice d’addio.
Immagine di copertina a cura dell’autrice





