Educazione al fantasy

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«Se volete trovare qualcosa, non c’è niente di meglio che cercare» (Lo Hobbit, J.R.R. Tolkien)

Il fantasy in senso stretto è un genere letterario relativamente recente. Il Novecento è stato la sua epoca aurea, grazie in particolare ad autori quali Lewis o Tolkien. Quest’ultimo, creando un mondo indipendente con una propria mitologia, storia e cultura, dà i natali e dignità ad un genere dai contorni fino ad allora sfumati. Più spesso bistrattato, ha in realtà un valore educativo senza pari.

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Un patto di fiducia

Il fantastico è da sempre esistito in miti e leggende, fin da quando l’uomo ha iniziato a comunicare e raccontare storie, rispondendo sia al bisogno immediato di esprimersi sia ad esigenze didascaliche ed allegoriche.

Nel più recente panorama letterario, i romanzi gotici del 1800 sono pure intrisi di un’atmosfera fantastica, attingendo a piene mani dalla letteratura cavalleresca medioevale e alle cronache di viaggi del tempo.

Anche il moderno fantasy ovviamente non prescinde dalla realtà. Avendo acquisito una maggiore autonomia però richiede al lettore di stipulare a priori un patto, smettendo diffidenza e razionalità. In questo modo si conquista la licenza di poter spaziare tra i temi e le meraviglie più varie.

Ai nostri giorni, se si pensa al fantasy, vengono subito in mente saghe come Harry Potter o in generale una vasta produzione per ragazzi. Nonostante ciò, il primo in assoluto è considerato “Phantastes” dell’autore scozzese George MacDonald (1858) e si tratta di un’opera per adulti. Ad ogni modo, l’influenza del genere è stata e continua ad essere enorme specialmente sui giovani.

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Effetto delle nuove letture sulle menti più giovani

A proposito delle nuove generazioni, da tempo si dibatte (con toni prevalentemente negativi) sull’impatto della lettura del fantasy sul loro approccio alla realtà e alla scienza. In primo luogo, vari educatori e psicologi ritengono che queste fiere dell’assurdo abbiano avuto un’influenza negativa e deresponsabilizzante negli utenti. Altri hanno anche ipotizzato un nesso tra le cattive prestazioni in matematica degli studenti italiani e l’abitudine al fantastico esercitata dalle letture giovanili.

Non di meno, secondo alcuni, la dilagante propensione ad un atteggiamento antiscientifico (come l’approccio a terapie alternative ed affini) sembra quasi essere dovuto a nuove formae mentis, meno pragmatiche e razionali. Come se ci si aspettasse che nella propria vita, così come nelle tanto amate storie, le cose succedano per caso, e non ci si debba impegnare nella risoluzione attiva dei problemi o nel compiere le proprie scelte.

Che questi atteggiamenti siano davvero attribuibili o meno alla nostra generazione, è un discorso più ampio e competenza di altri ambiti, anche se sembra poco probabile. La loro correlazione alla capacità di astrarre e immaginare è invece abbastanza obiettabile.

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Allenamento alla creatività

Innanzitutto, il fantasy è molto più complesso di quanto possa sembrare, seppur basato quasi sempre su avventure e valori condivisi anche dai romanzi cavallereschi. La vastità dei temi e dei mondi possibili, ognuno diverso da caratterizzare, fornisce strumenti utili per conoscere anche la propria realtà ed essere molto più aperti al “diverso”. Il rispetto, l’amicizia e la conoscenza sono il filo conduttore di queste storie. Inoltre, la lettura in sé, a prescindere dal genere, è già un’attività unica e sempre meno praticata in tutte le fasce d’età. Quindi dovrebbe essere anzi un pregio il dedicarsi ad essa.

Il fantasy non è solo una storia ricevuta passivamente, ma confluisce in altri mondi, come quello del gioco su schermo e non, offrendo lo spunto per allenarsi al ragionamento. Altri studi infatti – come quelli tratti da Serious Games for Educational Applications – definiscono il fantasy e i mondi afferenti come un ambiente fertile che stimola l’apprendimento e la creatività.

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Science fantasy: se Einstein incontra il fantasy

Probabilmente c’è più magia e irrazionalità nel mondo degli adulti che nei fantasy. E di sicuro non è quest’ultimo a favorire atteggiamenti antiscientifici. Anzi, proprio la grande famiglia del genere accoglie lo science fantasy, il cui celeberrimo rappresentante è Guerre Stellari. Dare definizioni è sempre più complesso, ma in esso la componente fantastica si arricchisce fondendosi con la fantascienza. Magari la spada laser non è scientificamente plausibile, ma le astronavi e i loro scudi deflettori, la repulsione tra le armi, i principi di astronomia come sfondo per le avventure, non sono del tutto campate per aria.

L’universo di Star Wars (in senso letterale e figurato) ha semmai il merito di attrarre verso la scienza, in cui, sembra quasi un paradosso, l’elemento fantastico è tutt’altro bandito. La creatività per essa è vitale. Il finale peggiore sarebbe lo stagnarsi in certe posizioni: per questo giovani con nuovi stimoli e nuove idee sono fondamentali, e che vivano la ricerca come avventure. Non si può fare a meno di un’educazione alla scienza quindi, ma anche alla creatività e all’immaginazione.

Credits: Cade Roberts, Unsplash

Per approfondire

La scienza di Guerre Stellari (2021, Luca Perri, BUR)


(Immagine di copertina: photo by Andres Iga, Unsplash)

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In bilico tra lettere e numeri, tra agende e ispirazioni fugaci. Perché alla fine “desiderosi di creare, di generare e di divenire” bisogna amare la vita.

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