Intervista all’autore Nereo Maggiani – Seconda Parte

Nereo Maggiani, autore

Riprendiamo da dov’eravamo rimasti

(Per leggere la prima parte di questa conversazione, ecco il link da seguire!)

Hai scritto molti romanzi, alcuni editi, altri ancora destinati a essere pubblicati in un prossimo futuro. Tra tutti, vorrei approfondirne uno: Il Viaggio del Coniglio, prima pubblicazione per Pluriversum Editore. Vuoi raccontarci la genesi di questo romanzo?

Il Viaggio del Coniglio racconta una storia vera, raccontatami da un ragazzo ivoriano di nome Samir.

Quando accettai di raccontare la sua vita avevo ormai una certa esperienza narrativa. Era il mio ottavo romanzo. In questo lavoro il problema compositivo da affrontare era diverso rispetto agli altri: non dovevo partorire una trama, perché questa esisteva già nella vita di questo giovane. Correvo quindi il rischio di fare il cronista, di fare cioè un’elencazione di fatti accaduti nel tempo e dei quali fin dall’inizio conoscevo il finale. Quando scrivo, la trama si costruisce da sola, giorno per giorno, e il finale è spesso una vera e propria sorpresa anche per me che sto componendo, non solo per il lettore. I colpi di scena, che sono continui, non sono  costruzioni mentali che elaboro a tavolino, ma sono eventi che realizzo dentro di me, specie nei dormiveglia, nel momento in cui mi si presenta un problema che non so come affrontare. Poi, nel corso della giornata, appena posso, scrivo ciò che ho intuito e che serve per continuare il racconto.

Quindi, scrivere la storia di Samir poteva rappresentare una specie di frustrazione e diventare un racconto noioso. Riuscii a risolvere il problema con un escamotage. Rappresentai me stesso come personaggio del romanzo, precisamente uno scrittore. Samir, il protagonista principale della storia, divenne l’io narrante, e lo scrittore, cioè io, un personaggio secondario, un po’ indiscreto, che fa molte domande, che chiede spiegazioni, come nella realtà è avvenuto fra me e lui. Quindi il romanzo è divenuto un racconto di racconti che spiega al lettore la propria genesi.

Il lettore non solo capisce la storia, ma apprende anche com’è nato il romanzo. Il trucco funzionò anche con me, perché mi appassionai per l’originalità del metodo. Romanzai quel tanto che bastava per raccontare gli ambienti, rimanendo fedele ai principali fatti realmente accaduti.

Il luogo dove nascono i libri di Nereo
È stato difficile strutturarlo? In generale, tornando al quadro più ampio: come inizi un nuovo romanzo? La vena creativa nasce in modo simile oppure ogni volta ti trovi di fronte ad una sfida diversa?

No, come ho spiegato, non è stato molto difficile.

I miei romanzi nascono da un’idea, dal desiderio di approfondire un argomento, il rapporto fra genitori e figli, ad esempio, come ne I padri di Greta, oppure il rapporto fra l’uomo e la donna trattato in Gunandrietà, o il problema morale ne Gli occhi.
Dall’idea passo poi al personaggio principale, che costruisco un po’ alla volta, come quando si va da un sarto a farsi un vestito: sesso, nome, professione e tutto il resto. La trama poi si fa da sola, come avviene nella nostra vita, quando sperimentiamo che ogni giorno accade qualcosa che non era previsto. L’esempio calza a pennello perché un romanzo nasce, si sviluppa e finisce nella stessa maniera di un essere vivente. Per questo un romanzo, a mio avviso, vive rispetto all’autore una propria esperienza che è indipendente dalla storia personale di colui che lo ha scritto.

Infatti, non è un caso che i testi di letteratura dedichino solo qualche riga alle biografie degli scrittori e uno spazio molto più ampio al commento sui libri. La letteratura interagisce con la società del tempo, influenza i lettori e produce i propri effetti in tempi lunghissimi, come l’Iliade di Omero.

Per La Filosofia del Barattolo la scrittura è andata diversamente. Quando cominciai a scrivere, non avevo alcuna idea da sviluppare, lo stesi di getto, in poco tempo. Mi meravigliai di questa vena anormale per un tipo come me, ma avvenne proprio così. Mi venne di getto un personaggio patetico, improbabile e piuttosto antipatico, di nome Felice, e attorno a lui si dipanò una storia assurda e incredibile, ironica e allusiva, con colpi di scena a ripetizione, un romanzo allegorico, che parla dei nostri giorni.

Credo che in questo lavoro io abbia dato il meglio di me. È passato del tempo da quando lo composi e ora, quando mi capita di rileggerlo, scopro sempre cose nuove, allusioni cui non avevo pensato, ma soprattutto mi accorgo di una cosa che non sospettavo, che quel personaggio strano e fuorviante, di nome Felice, in realtà, sono io, camuffato, mentre il lettore non sospetta nulla, anche chi mi conosce abbastanza bene non pensa che dietro a quelle righe sia io il tipo demenziale.

È chiaro che nei miei romanzi io parlo di me. In tutti i personaggi ci sono le mie esperienza di vita mescolate assieme. Soprattutto ci sono le persone che ho conosciuto e con le quali ho fatto esperienza, ma non sono riconoscibili, è tutto un teatro, in cui gli attori si mettono la maschera, come al tempo dei greci.

Io spesso mi rivelo al lettore in modo evidente, usando il nome di Rolando, che all’anagrafe è il mio secondo nome, e poi uso Nereo come soprannome o appellativo. Con questa finzione, la scrittura mi diverte, ironizzo su me stesso, tant’è vero che spesso il lettore frettoloso non se ne accorge.

Cosa fa uno scrittore nel tempo libero? Vuoi raccontarci qualche tuo passatempo, per chiudere l’intervista con una nota leggera?

Purtroppo la scrittore non ha tempo libero, perché la sua vita è condizionata dalla scrittura, non per il tempo dedicato alla stessa, ma come pensiero costante.

A me piace viaggiare, anche col camper, visitare  città, musei, partecipare a eventi culturali. Amo la natura, la montagna e il giardinaggio, ma ciò che amo più di tutto sono le persone, che voglio conoscere in numero sempre maggiore, che prendo per quello che sono, con i pregi e gli immancabili difetti, che non sta a me giudicare. Mi sono accorto che, da quando ho cominciato con la narrativa, vedo l’esterno con occhio diverso, anche le persone, forse prima ero distratto, ora sono più attento. È un’abitudine cui la scrittura mi costringe, forse è un bene oppure una mania, non saprei.

Dobbiamo ringraziare quest’abitudine per quest’intervista 🙂 Invitiamo i lettori a visitare i tuoi profili social, dove potranno trovare informazioni sui nuovi eventi e le nuove pubblicazioni.

Nata a Conegliano Veneto, da quando ha imparato a tenere una penna in mano adora riempire ogni pagina bianca con l'inchiostro dei pensieri; si è laureata in Lettere Moderne all'Università di Udine, concludendo la carriera accademica laureandosi in Editoria e Giornalismo all'Università di Verona. Dedica il tempo libero alla scrittura e alla fotografia.

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