Forse avevo solo bisogno di nuotare
«Underwater where thoughts can breathe easily» (Parallel Universe, RHCP)
«Vedi, anch’io ho l’acqua al mento, ma sono sereno e sto a galla. Fallo anche tu.»
«Niente girasoli.»
«Eh?»
«Al mio funerale. Niente girasoli. In altri contesti li trovo gradevoli, ma sulle bare sono proprio pacchiani.»
Il mio istruttore ha tanta barba quanta pazienza. E ha davvero tantissima barba. Non reagisce granché al black humor che improvviso quando mi mette in scomode situazioni idriche. Al massimo fa un’espressione del tipo Se non anneghi e continui a dire bestialità ti affogo io. Ma ha tanta barba e non dice niente.

Col tempo ho scoperto che l’acqua è uno splendido mostro. Possibilmente ci fa paura perché è lucida, uno specchio, riflette chi siamo. La nostra stupida e umanissima fragilità, i lineamenti senza un filo di trucco, la sgraziata lotta in bilico tra Archimede e gravità. Ci fa rabbrividire, talvolta accarezza, corrode dentro perdendosi per sbaglio tra nasi e laringi. Il tutto nel suo più placido e garbato silenzio. Avrà anche lei, chissà, una lunga barba per pazientare.
Forse non ero triste, avevo solo bisogno di nuotare. Sentire fluttuare i piedi, respirare ritmicamente. Pensavo che respirare fosse una moda diffusa tra noi umani, una cosa che ci si potesse permettere di fare con distrazione. Prova a respirare male in acqua e vedi che ti portano subito i girasoli che stanno così sgraziatamente sulle bare bianche.

Sott’acqua la vita è un rimbombo lontano. Le voci si perdono e dilatano, sento solo la monotonia della canzone latinoamericana che intrattiene le signore della vasca accanto, lontane dal mio nuotare, quelle che fanno acqua gym. Un giorno avrò anch’io almeno quarant’anni e mi scoprirò addosso più cellulite di quanta il secolo ne permetta, salterò in sella a una cyclette parcheggiata sul fondo di una piscina e mi sentirò a mio agio tra le mie amiche con le natiche stanche e gli occhi luminosi, le amiche che vogliono diventare qualcun altro, prendersi una vacanza da se stesse.
Si rifugiano negli spogliatoi, passano un lembo di accappatoio sui capelli e si fissano allo specchio mentre si accontentano della lenta inefficienza del phon in dotazione della piscina – s’invecchia così, davanti gli specchi delle piscine, con l’asciugacapelli in mano – e adorano star ferme a quel modo, perdersi nel loro stesso sguardo, è quello che definiranno davanti ad altri tavoli Un momento di relax.

Chissà se anche loro sono state, tempo addietro, delle ragazze sott’acqua. Se hanno sentito il rimbombo della musica che ora è la loro. Sott’acqua non c’è campo, i problemi della vita non prendono. Sono attutiti dalla pressione liquida, liquefatti e diluiti in un volume così vasto da renderli insignificanti. Sott’acqua non sei nient’altro che un corpo, e un corpo ha bisogno di poche cose. Leggerezza, soprattutto, e qualche volta un peso per andare in profondità. E aria, sì, quando serve. Pochissimo altro, quasi nulla.
Sono sereno e sto a galla. Fallo anche tu. L’ho fatto, giuro, senza girasoli. Siamo tornati allo spogliatoio, io e tutto quel cloro. Una delle donne dell’acqua gym è già all’opera con quella sua routine di bellezza alla moviola. Mi guarda, una faccia buffa. Cosa credi, eh? Non si smette mai di essere una ragazza sott’acqua.
Anche lei, come tutti, aveva solo bisogno di nuotare.
(Immagine di copertina: photo by Efe Kurnaz on Unsplash)






E’ esattamente così, lo dico da ex nuotatore “para” agonistico. quando entri in acqua è come varcare il confine di un’altra dimensione dove i problemi della “terra ferma” sprofondano, intrappolati in una sorta di limbo sito nella zona tra la scaletta ed il muro dei blocchi di partenza, Adoravo la sensazione di solitudine che si prova nel caos della corsia dove mi allenavo insieme alla squadra, una solitudine comune, in una “comunità” di persone sole ma unite e accumunate dall’obiettivo condiviso. Nuoti e non pensi…o rifletti su te stesso, sulla tua età e sul breve tempo ancora da sfruttare per l’ultimo miglioramento, gara vinta, non con gli avversari di batteria o categoria ma con te stesso. Il nuoto è così, lo fai per gioire da solo, per gioire insieme alla squadra. Alla fine ciò che conta è nuotare…