Cambiare e scegliere: riflessioni da una foto

«Ogni giorno, quello che scegli, quello che pensi e quello che fai è ciò che diventi» (Eraclito)

Sono andata a trovare mia nonna, in una casa fuori dal tempo, in cui tra mobili e soprammobili impolverati è spuntata una foto di me bambina. Inutile dire quanto fosse fuori posto, quanto stonasse. La prendo in mano e la guardo: sono al mare, ho i capelli corti e sbarazzini, lo sguardo vispo e curioso, la pelle abbronzata da far invidia a Belen, un sorriso a centoventicinque denti. Non mi riconosco: sono veramente io in quella foto?
Così piccola, così ingenua, così spensierata. Così libera di fare quel che mi pare, persino sbagliare. Così libera da pregiudizi, preconcetti e ossessioni.

selective focus photo of young smiling girl
Credits: Maksim Smagin on Unsplash


Poi mi sono persa nei meandri dell’adolescenza, quel periodo in cui non sappiamo più chi siamo, non abbiamo più punti di riferimento, ci sentiamo in balia dell’uragano e della tempesta.
Sono stati anni lunghi e intensi, in cui non cambia solo il corpo che da acerbo diventa
maturo, ma anche la nostra interiorità, il carattere. La società ci forgia come il calore fa con il metallo, il tempo in cui viviamo ci plasma, la famiglia ci influenza costringendoci a percorrere certi sentieri, gli amici ci trascinano nelle avventure più disparate, gli amori vanno e vengono, la scuola ci riempie di nozioni da imparare a memoria come i dieci comandamenti.

shallow focus photography of woman outdoor during day
Credits: Christopher Campbell on Unsplash

Veniamo infarciti come un hamburger di Mc Donald – carne, bacon, uova,
cipolla, maionese, ketchup, sottiletta, pomodori e insalata per i salutisti– fino a che nella
nostra mente non entra più nulla, neanche un’oliva, per rimanere in termini culinari.
A questo punto davanti a noi si aprono due strade.


La prima è che facciamo la fine del cocomero tutto tondo, che ci veniva cantata da bambini nelle canzoncine dell’asilo, e che consiste nell’implodere: siamo troppo pieni, troppo stressati, troppo in ansia, troppo preoccupati che non riusciamo più a tenere tutto dentro. Esplodono i vari disagi mentali tipici dell’età adolescenziale: autolesionismo, depressione, anoressia, bulimia, insonnia – per citarne alcuni.


La seconda strada è di imparare a filtrare le nozioni, selezionare i dati, schermare le
informazioni dannose in modo tale da trattenere solo ciò che ci è utile per la nostra crescita personale e sociale. Questa strada ci insegna a scegliere e a discernere ciò che è bene per noi da ciò che è male; il che non è mai facile e crea, come disse il buon Kierkegaard, angoscia, che è la condizione esistenziale generata dalla vertigine della libertà e dalle infinite possibilità che incombono sulla vita e sulla personalità dell’uomo.

body of water under blue and white sky at daytime


Diveniamo ciò che scegliamo
: ogni bivio che giriamo a sinistra ci preclude tutte le
molteplici strade che ci sarebbero state a destra, ogni fiume che per paura non
attraversiamo ci impedisce di conoscere l’altra sponda, ogni burrone in cui ci buttiamo
potrebbe ucciderci oppure renderci più forti di prima, ogni scheggia che ci entra nelle carni arrampicandoci sulle insidie della vita ci lascia delle cicatrici di cui essere fieri o vergognarci.


Siamo liberi e allo stesso tempo costretti a scegliere chi essere, infatti le nostre idee
diventano azioni, che a loro volta diventeranno il nostro modo di vivere e di relazionarci con il mondo. Queste catene le porta solo chi è in grado di ragionare e pensare criticamente con la sua testa. Chi si limita ad andare dietro al gregge, a credere a ogni cosa spacciata dai social media, dalle riviste e dalla televisione, avrà una vita di certo facile e senza dubbi. Mi sorge però il dubbio che sia una non-vita o una vita da pecora, che potrebbe essere il nome del prossimo programma, stile Uomini e Donne, per chi vuole buttare il proprio tempo fuori dalla finestra sperando che nascano alberi di frutti.

tilt-shift photography of white windmill during daytime
Credits: Vasilios Muselimis

Come tutte le cose, anche l’uragano dell’adolescenza si è concluso, diventando un dolce vento che mi ha depositata dolcemente su un’isola deserta, circondata dal mare, ma con i piedi per terra, nelle certezze di cemento che mi sono costruita.

Mi sono specchiata nelle acque del mare: i particolari di me che ho colto guardando la foto non sono cambiati.
L’allegria, la spensieratezza, la curiosità, la voglia di costruire sono ancora presenti e mi
accompagneranno sempre in tutto ciò che la vita vorrà propormi.
Se è un hamburger con i cetriolini però sono costretta a rifiutare.

(Immagine di copertina: photo by Matteo Vistocco on Unsplash)

Articolo a cura di Fabiola Parmesan

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