Idealizzare una persona: affogare tra i ricordi
Nei momenti in cui anche la realtà e i nostri ricordi sembrano ingannarci, i nostri sentimenti ci aiutano a rievocare la presenza di qualcuno o qualcosa che non c’è più. Spesso, però, ci rifugiamo nell’illusione, come fosse il nostro porto immaginario.
Ho custodito la tua immagine e si è gonfiata, diventando un porto. Chi c’è là sotto? Profondo mistero, alghe scure su rocce pungenti. Le onde si stropicciano fra di loro, schiumando, lottando e rifugiandosi a riva.
Ho nascosto il mio desiderio sotto al cuscino, aspettando che diventasse qualcosa, o arrivasse qualcuno. La brezza marina mi ha risvegliata, almeno per un poco, facendomi gettare i colori acrilici dal balcone.
E nonostante il vento, il sole ed il tempo trascorso sei l’unico, rimasto tutt’ora, umido, mentre il resto si raggrinza.
L’immagine si è bagnata, e salata un poco. Gli angoli smussati mi hanno accolta senza addolorarmi: gli scogli non mi pungono più.
Il rumore del vento fischia fra le fessure e sbatte le persiane violentemente. Quando si calma, è lì che scendo.
Avvicino i bordi strappati e la chiudo sotto le coperte: leggera ma un po’ malinconica noto che si è frammentata.
I colori, meno nitidi e più spenti, somigliavano più a ricordi che a momenti.
Esiste il passato o c’è solo il presente?
E anche se mi sembravi più bello e più interessante nella mia mente, conservo un ricordo lontano di quel che eri, per me.
Non solo non mi toglieranno il dipinto che ho fatto, e la pioggia che buca il mare almeno un centinaio di volte; avrò pure il coraggio di dire quanto a lungo ho trattenuto te a me.
E finché resterà in piedi un po’ di amore tu, pieno di pezze e tutto bagnato, ne farai parte.
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Ci sono volte in cui vago, persa, e sento di essere lontana da una percezione oggettiva e vera della realtà. Spesso mi fido solo di ciò che provo, perché sincero e incontestabile. Ma quando anche quella sicurezza svanisce, e la fiducia in me stessa e nelle mie memorie viene a meno, inizio a contestare i ricordi, rivalutare i desideri e le cose che amo. Aristotele spiega, nella Poetica, l’esistenza della giusta misura, la meghètos:
ARISTOT. Poet. 7, 1450 b 34 – 1451 a 2 (trad. it. di Lanza)
Ciò che è bello, sia animale sia ogni cosa composta di alcune parti, non soltanto deve averle ordinate, ma anche essere di grandezza non casuale; ciò che è bello lo è infatti in grandezza e disposizione, perciò un bell’animale non può essere estremamente piccolo, perché la visione si confonde avvicinandosi a tempi impercettibili, né estremamente grande, come se fosse un animale di diecimila stadi, perché non si può averne una visione simultanea e chi guarda perde di vista l’unità e l’interezza.
Tendo ad idealizzare le persone che incontro, a renderle belle e buone. Quando poi le vedo da lontano, riesco a cogliere le parti nel loro insieme, e a fare una somma di queste. Non che queste mi conducano ad una visione più concreta e veritiera di ciò che mi circonda, anzi. Per rendere più reale e onesta la descrizione di ciò, uso dei sinonimi, delle allusioni e delle parole che si riferiscono a qualcos’altro. Questo crea uno schermo, che mi protegge e modifica la mia voce, sia questo per stupire il lettore o per indossare una maschera per far calare l’imbarazzo, come nel caso di questo outro.
Foto di copertina tratta da Pexel





