Sindrome dell’impostore: se sono bravo non è merito mio

“Psicologicamente non devi uscire dalla sindrome, devi agire, la devi far tua”. Michele Mezzanotte

Ti fanno un complimento. Neghi. Insistono. Insisti che no, non è così. La verità è che non sei modesto: non ci credi proprio. Non credi in generale ai meriti che hai, anche quelli oggettivi. Si chiama sindrome dell’impostore. Ne parliamo con Michele Mezzanotte, psicoterapeuta.

oeuf brun
Credits: Tengyart on Unsplash
Ci daresti un identikit della sindrome dell’impostore? Da quali comportamenti è caratterizzata? Che trascorsi ha chi ne è affetto?

Chi soffre della cosiddetta “sindrome dell’impostore”, per definizione, è colui che è incapace di interiorizzare i propri successi (Clance, Imes, 1978) e che prova senso di colpa per aver ottenuto qualcosa che sente di non meritare. Ci tengo a precisare che, ad ora, non è riconosciuta come un disturbo psicologico anche se studiata da diversi psicologi. Tuttavia, questa definizione è riduttiva e non ci permette di capire il vero senso psicologico della sindrome dell’impostore. La vera domanda da porsi per comprenderla è che finalità ha nella mia psiche il sentirmi impostore? A cosa mi serve esserlo?

Colui che soffre della sindrome dell’impostore è chi è incapace di interiorizzare i propri successi, li introietta, non li elabora. “In che modo questo successo che ho raggiunto è farina del mio sacco“? È come se non ci fosse un processo di elaborazione psichica che ci porta a capire la realtà di ciò che abbiamo vissuto.

Vygotskij, psicologo sovietico, affermava che cresciamo in un processo di interiorizzazione della realtà. Quindi, quando siamo vittime della sindrome dell’impostore c’è una parte di noi che non è cresciuta, che non è al passo con la realtà. Ciò che ho raggiunto è cresciuto in un certo modo, io invece sono rimasto in uno stadio infantile.

In secondo luogo, chi soffre della sindrome dell’impostore prova un grandissimo senso di colpa per avere ottenuto ciò che ha ottenuto.

Michele Mezzanotte nel suo ultimo video sulla sindrome dell’impostore.
uovo bianco e arancione su una griglia in acciaio inossidabile
Credits: Tengyart on Unsplash
C’è un oggettivo divario di genere: mediamente le donne soffrono più degli uomini della sindrome dell’impostore. L’auto-sabotaggio è più facile nell’universo femminile in quanto è specchio degli attacchi (sessisti) che si collezionano per tutta la vita?

Visto che la sindrome dell’impostore ha come finalità inconscia quella di essere degli impostori, mi stai chiedendo se le donne, da un punto di vista psicologico ne abbiano più bisogno rispetto agli uomini. Quindi dobbiamo chiederci: cosa significa essere impostori? Significa avere la necessità di imporsi o di rivoluzionare le rigidità della vita. In questo senso le donne hanno più bisogno di imporsi nella società? Sì. Hanno più bisogno di rivoluzionare le proprie rigidità? Non in maggior quantità rispetto agli uomini.

La società dell’immagine e del paragone in cui viviamo è anche in parte responsabile di questo fenomeno o è sempre esistito e lo sentiamo solo esacerbato?

È un fenomeno che esiste da quando è nata la figura dell’impostore, del truffatore, del trickster, dell’imbroglione. Quindi da sempre. Ad esempio, in psicologia fin dai tempi di Jung si studia la figura del trickster, dell’impostore appunto. Anche in questo caso dobbiamo chiederci: perché oggi se ne parla così tanto? Perché la nostra società ha così bisogno da dover creare una “sindrome”? La risposta è che la nostra società ha bisogno di rivoluzionarsi.

uova bianche e nere sulla griglia di vetro
Credits: Tengyart on Unsplash
Come si può uscire dalla sindrome dell’impostore se qualsiasi rassicurazione esterna sulle proprie capacità viene interpretata come una bugia?

In questo caso la rassicurazione non serve a curare. Ciò che cura un sintomo, in psicologia, è il suo appagamento. Ecco perché è importante chiedersi: a cosa mi serve essere impostore? Perché la mia psiche ne sente l’esigenza e la trasforma in sintomo? Psicologicamente non devi uscire dalla sindrome, devi agire, la devi far tua.

Avere la sindrome dell’impostore può causare intoppi anche sul fronte della carriera. Consigli su come affrontarli?

A volte gli intoppi sono semplicemente intoppi da superare, altre volte sono modi per non percorrere una determinata strada che non è la nostra.


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E in ambito relazionale? In che modo convincersi di essere degni dell’affetto degli altri?

Partendo da se stessi. Amandosi. Come diceva Fromm l’amore non è ricevere amore, ma dare amore a se stessi e all’altro.  

Esiste un ruolo benefico della sindrome dell’impostore? Può essere in qualche modo uno sprone al miglioramento o ha solo una faccia “cattiva”?

Ogni sintomo psicologico ha una potenzialità estremamente benefica. Come diceva Hillman, psicologo americano, ogni sintomo è un messaggio di Psiche. Dobbiamo imparare a captarlo ed è un messaggio estremamente personale. La sindrome dell’impostore può diventare “benefica” se la agiamo in modo costruttivo.

Credits: Daniel Jericó
Ultimamente ci si oppone al dovere di essere performanti arrogandosi il “diritto di fare schifo”. Se la performance è essenziale per mandare avanti la società come insieme di lavoratori e di lavori, il diritto di fare schifo è una necessità del singolo per sentirsi libero di esprimersi e di fallire. Chi ha ragione e perché?

Nessuno dei due ed entrambi hanno ragione. Non è dal punto di vista della ragione che dobbiamo osservare questo problema, ma dal punto di vista della differenziazione. Devo e posso essere performante e “fare schifo” al tempo stesso, in contesti e modi diversi. Ognuna della due dimensioni psichiche ha una sua dignità e utilità che vanno rispettate.

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