Se in Europa votassimo come negli Stati Uniti

Cosa succederebbe se in Europa avessimo esattamente lo stesso sistema elettorale degli Stati Uniti? Chi occuperebbe l’ipotetica carica di Presidente dell’Unione Europea se nel maggio 2019 avessimo potuto votarlo con quelle regole?

Ha senso porsi questa domanda? Forse no, ma noi di Cogito et Volo l’abbiamo fatto lo stesso, imbarcandoci in un lungo viaggio mentale che ci ha portati a ricostruire una fantomatica elezione parallela, con tanto di weekend elettorale e risultati sul filo del rasoio. Ecco dunque come sarebbe andata.

Prima di tutto, era necessario capire quanti “grandi elettori” avrebbero gli stati europei: la risposta non è banale. A cosa serve questo numero? Un breve ripasso sul sistema americano: ogni stato ha questi “grandi elettori” e il candidato che vince lo stato se li aggiudica tutti quanti, per poi vincere le elezioni appena ne ha 270, cioè la maggioranza del totale di 535. Il numero di grandi elettori è una quota fissa di 2 più un numero proporzionale alla popolazione: quindi si va, per esempio, dai 3 (2+1) dell’Alaska ai 55 (2+53) della California.

Bene, come tradurre questi numeri all’Europa? Innanzi tutto, la nostra elezione immaginaria sarà ricalcata su quell’elezione del 2019 del Parlamento Europeo, quando gli Stati erano 28: il Regno Unito non era ancora uscito. Come negli Usa, diamo 2 ad ogni Stato, mentre quanti per la parte proporzionale? Abbiamo scelto di fare in mondo che il totale fosse uguale a quello degli Stati Uniti, 535, in mondo di avere anche noi la maggioranza, il numero magico da raggiungere, a 270.

Un po’ di conti seguendo scrupolosamente le regole usate negli Stati Uniti, quindi il “metodo di Huntington-Hill” o “metodo delle uguali proporzioni” per arrotondare nel modo giusto, ed ecco i risultati: l’Italia, quarto Stato più popoloso, si prende un bel pacchetto di 59 Grandi Elettori; lo Stato più “pesante” è la Germania, con 80 Grandi Elettori, seguita da Francia e Regno Unito con 65 ognuno. In coda invece Cipro, Estonia, Malta e Lussemburgo con 3 Grandi Elettori ognuno.

Bene, questo è fatto. Ma per chi stiamo votando in questa elezione immaginaria? Quali sono i candidati a Presidente dell’Unione Europea? Qui la risposta per fortuna è più facile. Nella realtà, alle elezioni europee si vota per i partiti nazionali, i quali a loro volta aderiscono (quasi sempre) ad un partito europeo. E nel 2019 tutti i principali partiti europei avevano esplicitamente indicato il loro candidato alla presidenza dell’Unione. Ursula van der Layen era uno di loro? Purtroppo no. Questa indicazione infatti non aveva nessuna conseguenza pratica, oltre alla parola data, e si decise di non rispettarla. Ma almeno possiamo usarla per la nostra elezione immaginaria. Prenderemo quindi per ogni stato il partito europeo che in quello Stato ha ottenuto più voti e assegneremo tutti i Grandi Elettori di quello Stato al suo candidato.

Giovedì 23 maggio 2019, ore 08.00

I candidati alla presidenza dalla Commissione europea. Da Sinistra, Jan Zahradil, Nico Cué, Ska Keller, Markus Preiss, Emilie Tran Nguyen, Margrethe Vestager, Frans Timmermans E Manfred Weber. Foto: European Parliament.

Giovedì 23 maggio 2019, quindi, comincia la notte elettorale. O meglio, il weekend elettorale: perché nel maggio 2019 non si votò tutti insieme, ma su tre giorni diversi. Il 23 maggio si vota quindi in due Stati, il Regno Unito e i Paesi Bassi. Immaginiamo che la notte del 23 maggio arrivano i risultati e si attribuiscono i primi grandi elettori. Nei Paesi Bassi, il risultato rimane incerto a lungo, ma alla fine con solo il 21.7% dei voti prevale di pochissimo Margrethe Vestager di Renew Europe, partito centrista e liberale. Vestager aveva ricoperto durante la precedente Commissione la carica di Commissario alla Concorrenza, facendosi notare per le dure indagini e multe ai giganti del web e si aggiudica i 18 voti dei Paesi Bassi prendendo appena un quinto dei voti. Nel Regno Unito, invece, il voto è stato visto un po’ come un secondo referendum su Brexit: e infatti trionfa il nuovissimo Brexit Party mentre gli altri affondano. Il Brexit Party non si era affiliato a nessun partito europeo e non aveva indicato, comprensibilmente, un suo candidato alla presidenza: ai fini della nostra elezione immaginaria, attribuiremo quindi i 65 grandi elettori del Regno Unito, un premio molto grosso, al leader del Brexit Party Nigel Farage. Con questo grosso pacchetto andato a un candidato che difficilmente ne riceverà altri, comincia a sembrare difficile la possibilità che qualcuno raggiunga la maggioranza di 270. Per la cronaca, due mesi dopo le elezioni cadde il governo di Theresa May, sale Boris Johnson e il Brexit Party subisce un tracollo di consensi, passando dal 30.5% di queste elezioni europee al 2% delle politiche di sei mesi dopo.

24 maggio 2019, ore 08.00

CandidatoPartitoGrandi elettori
Nigel FarageBrexit Party65 (Regno Unito)
Margrethe VestagerRenew Europe18 (Paesi Bassi)
Grandi elettori ancora da assegnare: 455

Venerdì 24 maggio, il giorno successivo, si vota invece in altri due paesi: Irlanda e Repubblica Ceca. Nella Repubblica Ceca si vota anche il giorno dopo, quindi nella notte del 24 maggio si aspettano solo i risultati della prima. Anche qui, il voto è estremamente frammentato, lo stato rimane incerto fino a notte fonda e infine prevale di molto poco un candidato minore: Violeta Tomič, slovena, candidata dell’estrema sinistra del partito Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica. La sinistra festeggia questo successo e Tomič si aggiudica i 6 grandi elettori nell’Irlanda, mentre tutti i maggiori contendenti, ancora a bocca asciutta, aspettano con ansia il giorno successivo, in cui arriveranno i risultati di altri quattro piccoli paesi, ma soprattutto della domenica, quando voteranno tutti gli altri inclusi i paesi maggiori.

Sabato 25 maggio si vota in Lettonia (4 grandi elettori), Slovacchia (7), Repubblica Ceca (12) e Malta (3). Ad arrivare per primi sono i risultati di Malta, dove ha vinto con ampio margine Frans Timmermans: olandese, è il candidato del partito dei Socialisti e Democratici (S&D), grande gruppo di centrosinistra da cui ci si aspetta un risultato forte. È uno dei due candidati principali alla carica, almeno tra i partiti tradizionali, e il suo diretto rivale è il tedesco Manfred Weber del Partito Popolare Europeo, di centrodestra. Proprio Weber incassa la vittoria in Lettonia e in Slovacchia. Si prevede che la Germania sarà facilmente sua, dove lo sostiene Angela Merkel, e i suoi numeri nei sondaggi sono buoni in molto paesi dell’est Europa, che hanno singolarmente poco peso ma sono molti. Timmermans, d’altro canto, spera in una vittoria in Spagna e Portogallo, dove entrambi i governi sono del suo stesso partito, per competere con il rivale e superarlo. Con il Regno Unito perso, ormai, sembra difficile che uno dei due arrivi a 270, quindi è indispensabile avere una maggioranza relativa e presentarsi come il vincitore di fatto. I grossi stati in bilico sono infatti l’Italia e la Francia. In Italia il governo gialloverde di Lega e Cinque Stelle scricchiola e alcuni sperano che sia proprio Timmermans a vincere (cioè il PD). Nel frattempo, mentre giornalisti e osservatori fanno queste osservazioni, alle quattro del mattino arrivano anche i risultati della Repubblica Ceca, dove vince Vestager di Renew Europe, che già aveva conquistato i Paesi Bassi. Queste due vittorie le fanno bene, ma lei spera di riuscire a vincere la Francia, stato in bilico dove è sostenuta dal presidente Emmanuel Macron. Con un po’ di fortuna, potrebbe rivaleggiare con gli altri e presentarsi come un compromesso tra di loro.

26 maggio 2019, ore 08.00

CandidatoPartitoGrandi elettori
Nigel FarageBrexit Party65 (Regno Unito)
Margrethe VestagerRenew Europe30 (Paesi Bassi, Rep. Ceca)
Manfred WeberPPE11 (Slovacchia, Lettonia)
Violeta TomičGUE/NGL6 (Irlanda)
Frans TimmermansS&D3 (Malta)
Grandi elettori ancora da assegnare: 423

Arriva quindi il grande election day di domenica 26, in cui votano gran parte dei cittadini europei. I primi seggi a chiudere sono nell’Europa dell’Est e i risultati arriveranno a cascata dall’est a ovest. Nella notte, i primi risultati ad arrivare sono positivi per Manfred Weber, che fin da subito sembra avere un buon vantaggio in Germania, come previsto, e anche in Austria e Ungheria, dove c’erano stati pochi sondaggi ma è sostenuto dai partiti al governo. Prima ancora che chiudano i seggi in Portogallo, l’ultimo a votare, i network televisivi attribuiscono già a Weber la vittoria a Cipro (3 grandi elettori), Lituania (5), Bulgaria (9) e Grecia (12), dove data la piccola dimensione lo spoglio è stato più rapido o il vantaggio del PPE è largo.  Rimane in bilico tra lui e Timmermans la Romania con il suo tesoretto non trascurabile di 20 grandi elettori, mentre a sorpresa anche Vestager continua a conquistare alcuni paesi: sono sue l’Estonia (3) e il Lussemburgo (3), strappati a Weber, e la Danimarca, strappata a Timmermans (7). I commentatori più superficiali vedono Vestager in testa e già esultano per la sconfitta delle destre da parte dei liberali centristi ed europeisti: ma i più esperti sanno che bisogna aspettare. Sono tutte conquiste minori, prosegue ancora lo spoglio nei paesi più grossi.

Dopo qualche ora, infatti, arriva la consapevolezza che un altro grosso paese ha votato in larga maggioranza fuori dai partiti tradizionali e a destra. Ma non stiamo parlando né dell’Italia, né delle Francia: è la Polonia ad aver attribuito i suoi 38 grandi elettori, il sesto pacchetto più grosso, al ceco Jan Zahradil, espressione dal Conservatori e Riformisti Europei (ECR), solidamente al governo in Polonia. Si allontana sempre di più il miraggio della vittoria a 270. Alle due di notte, la situazione è la seguente.

27 maggio 2019, ore 02.00

CandidatoPartitoGrandi elettori
Nigel FarageBrexit Party65 (Regno Unito)
Margrethe VestagerRenew Europe43 (Paesi Bassi, Rep. Ceca, Danimarca, Estonia, Lussemburgo)
Manfred WeberPPE40 (Slovacchia, Lettonia, Grecia, Bulgaria, Lituania, Cipro)
Jan ZahradilECR38 (Polonia)
Violeta TomičGUE/NGL6 (Irlanda)
Frans TimmermansS&D3 (Malta)
Grandi elettori ancora da assegnare: 343

È giunto il momento ora di conoscere l’ultimo grande protagonista di questa competizione elettorale. Chi è infatti il candidato alla Presidenza dell’Unione promosso da Matteo Salvini in Italia e da Marine Le Pen in Francia? Il loro partito, Identità e Democrazia, è veramente competitivo solo in questi due paesi, ma con 59 e 65 grandi elettori complessivamente sono paesi molto importanti. Ecco a voi Marco Zanni: 34 anni, inizialmente Cinque Stelle, poi passato alla Lega, è stato infine scelto come candidato alla carica più importante dell’Unione. E la sua vittoria in Francia e Italia sembra sempre più netta ogni minuto che passa, mentre sfumano le prospettive di vittoria di Vestager e Timmermans. Ad un certo punto si scopre che Zehradil ha vinto anche in Belgio (13 grandi elettori) e si teme che diventi possibile un accordo tra le varie destre se la loro somma superasse i 270. Weber da solo continua ad avanzare, aggiungendo alle sue vittorie la Svezia (11 grandi elettori), la Finlandia (7), la Slovenia (4), la Croazia (6) e soprattutto confermando quelle, già ampiamente previste dall’inizio, in mitteleuropa: Austria (10), Ungheria (11) e Germania (80). Alle quattro del mattino, vengono definitivamente attribuite Italia e Francia a Zanni e la situazione è questa.

27 maggio 2019, ore 04.00

CandidatoPartitoGrandi elettori
Manfred WeberPPE169 (Germania, Svezia, Ungheria, Austria,
Finlandia, Croazia, Slovenia, Slovacchia,
Lettonia, Grecia, Bulgaria, Lituania, Cipro)
Marco ZanniID124 (Francia, Italia)
Jan ZahradilECR51 (Polonia, Belgio)
Nigel FarageBrexit Party65 (Regno Unito)
Margrethe VestagerRenew Europe43 (Paesi Bassi, Rep. Ceca, Danimarca, Estonia,
Lussemburgo)
Violeta TomičGUE/NGL6 (Irlanda)
Frans TimmermansS&D3 (Malta)
Grandi elettori ancora da assegnare: 77

Per il centrosinistra in tutta Europa, vedere il loro candidato ultimo è una vista angosciante, e rimangono in attesa dei risultati in Spagna, Romania e Portogallo, dove in effetti hanno una ottima possibilità di vincere e passare a un onorevole terzo posto. D’altro canto, la posta in gioco rimane alta: nessuno da solo arriverà a 270, ma sommando i tre partiti della destra populista da un lato, quindi Zanni, Zahradil e Farage, e tutti gli altri dall’altro, si arriva a 240 contro 221. Alla “destra” basta la Spagna oppure sia il Portogallo che la Romania, al “fronte repubblicano” serve sia la Spagna che uno tra Portogallo e Romania. In realtà, la partita non è veramente aperta: man mano che passa il tempo diventa chiaro che Timmermans vince con buon margine Portogallo e Spagna, mentre la Romania va a Weber. Alle sei del mattino, il risultato finale è il seguente.

27 maggio 2019, ore 06.00

Manfred Weber (EPP): 189 (Germania, Romania, Grecia, Svezia, Ungheria, Austria, Bulgaria, Finlandia, Slovacchia, Croazia, Lituania, Lettonia, Slovenia, Cipro)
Marco Zanni (ID): 124 (Francia, Italia)
Nigel Farage (Brexit Party): 65 (Regno Unito)
Frans Timmermans (S&D): 60 (Spagna, Portogallo, Malta)
Jan Zahradil (ECR): 51 (Polonia, Belgio)
Margrethe Vestager (Renew Europe): 43 (Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Lussemburgo)
Violeta Tomič (GUE/NGL): 6 (Irlanda)
Ska Keller (Verdi): 0
CandidatoPartitoGrandi elettori
Manfred WeberPPE189 (Germania, Romania Svezia, Ungheria, Austria,
Finlandia, Croazia, Slovenia, Slovacchia,
Lettonia, Grecia, Bulgaria, Lituania, Cipro)
Marco ZanniID124 (Francia, Italia)
Frans TimmermansS&D60 (Spagna, Portogallo, Malta)
Jan ZahradilECR51 (Polonia, Belgio)
Nigel FarageBrexit Party65 (Regno Unito)
Margrethe VestagerRenew Europe43 (Paesi Bassi, Rep. Ceca, Danimarca, Estonia,
Lussemburgo)
Violeta TomičGUE/NGL6 (Irlanda)
Ska KellerVerdi0

Insomma, non ha vinto nessuno, ma al primo posto è arrivato il candidato del centrodestra europeista Weber, e dividendo i candidati lungo una suddivisione ideologia tra un “fronte sovranista” e un ipotetico “fronte repubblicano”, quest’ultimo prevale 298 a 240.

Ma chi diventa veramente Presidente, visto che i risultati sono frammentati? Atteniamoci sempre rigorosamente alla legge elettorale americana, secondo la quale in questo caso la decisione spetta alla Camera. Ogni stato ha diritto a un voto e si può votare uno dei tre candidati che hanno ricevuto più voti. Nel nostro caso, questo voto avrebbe un risultato scontato: immaginando che Polonia, Belgio e Regno Unito confluiscano su Zanni e che tutti gli altri confluiscano su Weber, Manfred Weber del Partito Popolare Europeo verrebbe eletto Presidente dell’Unione Europea con 23 voti, mentre Marco Zanni del partito Identità e Democrazia sarebbe sconfitto a 5 voti.

Articolo a cura di Michele Da Re.

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