Un imprevisto ci salverà

Quest’anno finalmente niente Natale, niente cenoni e nemmeno corse all’ultimo regalo. E allora cosa ci rimane da fare il 25 dicembre?

Abbiamo dato vita ad uno speciale natalizio: riflessioni, storie ma anche e soprattutto consigli per vivere le feste al meglio. Trovi tutti i contenuti dello speciale qui e molti extra sui nostri canali Instagram e Facebook. Buon Natale dal team di Cogito et Volo!

Per la prima volta, questo Natale non farò il presepe e non addobberò l’albero. Non perché abbia smesso di dar valore a queste tradizioni, ma perché fatico a comportarmi secondo l’abitudine, quando in realtà tutto attorno a me è stato stravolto. Vi risparmio lo sproloquio su quanto le nostre vite siano cambiate nel 2020 e mi limito a nominare l’elefante nella stanza – la pandemia -, le cui conseguenze sono certo ognuno saprà declinare nella propria quotidianità.

Lo dico senza mezzi termini: non avverto alcuno “spirito natalizio”. E non solo perché non è proprio il momento di festeggiare, ma soprattutto perché, tolta la ritualità che solitamente si accompagna a questo periodo, che cosa rimane? Tolti i vari presepe, albero, addobbi, corsa ai regali, cenoni, veglie, parenti riuniti e messa di mezzanotte, che cos’è il Natale?

Rimane soltanto una domanda: che cosa cerchiamo? In fin dei conti, togliendo tutto l’accessorio, non resta altro che una dato: il Natale è l’arrivo di “qualcuno”. Per i cristiani quel “qualcuno” è Dio che si fa carne e finitezza, per tutti gli altri è la speranza di un avvenire migliore, la gioia di un momento in famiglia. È l’attesa della felicità.

Ma siamo davvero sicuri allora che tutto sia diverso quest’anno? Certo, c’è la pandemia, ma i nostri bisogni e le nostre speranze non sono rimasti gli stessi? Il nostro desiderio di appagamento, di gioia piena e realizzazione non è sempre lì a bussare alle porte del nostro cuore? Certo, c’è tanto dolore attorno a noi, ma non c’era anche prima? Non è che la pandemia, togliendo gli orpelli, ha messo a nudo proprio le nostre domande più essenziali, che erano lì da sempre? Non è che improvvisamente ci stiamo rendendo conto dell’acqua?

Ci sono questi due giovani pesci che nuotano insieme, e a un certo punto incontrano un pesce più vecchio che nuota in direzione opposta, il quale fa un cenno di saluto e dice, «Giorno, ragazzi, com’è l’acqua?». I due giovani pesci continuano a nuotare per un po’, e infine uno dei due si rivolge all’altro e fa, «Che diavolo è l’acqua?».

David Foster Wallace, Questa è l’acqua, Einaudi, 2009

Così scriveva David Foster Wallace nel suo Questa è l’acqua. Chiediamocelo anche noi. Cos’è per noi l’acqua? Che cos’è questa realtà di cui abbiamo perso ogni percezione? Sembra quasi un paradosso. Viviamo nell’epoca in cui Internet ha reso possibile un’apertura senza eguali agli stimoli e alla varietà del mondo. Costantemente connessi, siamo ovunque in ogni istante. E mai ci accorgiamo di ciò che ci sta di fronte. «La vita si svolge sotto i nostri occhi, ma spesso siamo occupati, purtroppo, a guardare altrove, nel vuoto», scriveva John Lennon.

Quanto mi spaventa quel vuoto. Vuoto nei volti, nelle orecchie, negli occhi, vuoto nelle mani, nelle parole, vuoto di voci spente e atone. Vuoto di uomini assuefatti al mondo, vuoto di una vita inautentica. Abbiamo perso di vista la realtà che ci circonda. Abbiamo dimenticato cos’è l’acqua. E l’abbiamo fatto di proposito, come ebbe occasione di dire Benedetto XVI al Bundestag di Berlino.

L’uomo ha costruito per se stesso un bunker per viverci.

Papa Benedetto XVI, visita al parlamento federale tedesco, 22 settembre 2011

Che cos’è questo bunker? Una realtà fatta di convenzioni, vuoti affanni materiali, apparire sfrenato e indifferenza dilagante nei confronti dell’altro. Solide pareti di cemento armato che eliminano la sorpresa, chiudendo fuori i misteri incomodi dell’esistenza, chiudendo fuori la domanda di senso, causa di ogni nostra inquietudine. Nel bunker l’uomo finge di non essere una creatura ma il padrone di se stesso. Non è forse questa la vita di oggi?

Non vi ricorda il mito della caverna di Platone? Incatenati sul fondo d’una grotta, ne scorgiamo solo la parete rocciosa e ci illudiamo che la vera realtà siano le ombre che la luce esterna vi proietta sopra. È così bella questa illusione che abbiamo costruito, così facile. Il bunker ha ucciso la domanda di Leopardi: di fronte alla luna l’uomo d’oggi non prova nulla. Tra l’uomo e l’infinito è stato eretto un muro invalicabile. Non è forse questo il dramma della modernità? Pretendere di eliminare il dubbio, o, se preferite, il senso religioso. Distogliere lo sguardo dal presente e proiettarlo al futuro: l’uomo si affanna, proteso alla realizzazione di un avvenire di perfetta felicità, che non sarà mai. E così facendo, non vive mai il presente, guarda altrove. La vita accade adesso, non domani! E noi ce la stiamo perdendo.

L’uomo moderno prepara con minuzia il viaggio che lo attende, studia ogni particolare, controlla che tutto sia impeccabilmente al suo posto. Ma quando arriva il momento di partire, altro non gli rimane se non i preparativi. Quando giunge il momento di smettere di esistere e cominciare a vivere, di lasciare la grotta, abbattere il muro di cemento e librarsi in volo verso l’infinito, l’uomo non ha nulla da fare. Come scrive Montale in Prima del Viaggio.

Prima del viaggio si scrutano gli orari,
le coincidenze, le soste, le pernottazioni
e le prenotazioni […]
E poi si parte e tutto è OK e tutto
è per il meglio e inutile.
E ora, che ne sarà
del mio viaggio?
Troppo accuratamente l’ho studiato
senza saperne nulla. Un imprevisto
è la sola speranza.

Eugenio Montale, Prima del viaggio, in Satura, Mondadori, 1971

A mio parere, è il messaggio più forte che si possa dare ad un giovane. Osa, sii Icaro, poco importano le ceree ali, ricerca lo stupore, l’inaspettato, l’infinito. Non accontentarti delle ombre, di vuote illusioni. La realtà è ben diversa, è espressione d’altro. Per quanto mi riguarda, è espressione di un Altro. Per quanto mi riguarda, non esiste imprevisto più grande di un Dio che si fa uomo. Riscopriti creatura e non creatore e prova meraviglia per ciò che ti è dato d’avere. Lo auguro a tutti voi: trovate l’imprevisto che sappia sciogliere le catene e vi faccia brillare sul volto la vera luce del sole, fuori dalla grotta.

Ripensandoci, forse un grosso imprevisto quest’anno ci ha già un po’ ridestati e forse alla fine ci salverà, anche se oggi sembra impossibile. Nel frattempo, credo proprio che farò il presepe e addobberò l’albero.

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Perdutamente affascinato dalla domanda che il pastore errante dell'Asia non riesce a trattenere di fronte al cielo stellato: «Che fai tu Luna in ciel?». È lo stupore il sale della vita! Amante della realtà in tutte le sue sfaccettature: continuamente teso alla ricerca della meraviglia e dell'infinito. Acerrimo nemico dell’indifferenza e terribilmente curioso, assetato di conoscenza, inguaribile ottimista. Scrivo per andare oltre, al cuore della realtà.

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