Torino magica

Torino magica

Uno sguardo insolito sulla prima capitale dell’Italia unita. Misteriosa, fascinosa, magica Torino.

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Come non notare la sua essenza, ha radici storiche profonde Torino.

Sì, perché Iulia Augusta Taurinorum è nata come colonia romana intorno al 9 a.C. come avamposto strategico per proteggere l’Impero Romano dalle incursioni Alpine. Prese il suo nome in onore dell’imperatore Augusto e dalle popolazioni che abitavano queste terre, i Taurini. Il nome di oggi non è lo stesso ma ha lasciato in eredità il simbolo del toro raffigurato nello stemma cittadino, nelle fontane e nelle opere d’arte, diventando un’icona del carattere fiero e combattivo della città. Infine, in epoche decisamente più recenti, dopo diverse dominazioni, divenne la capitale della neonata Italia nel 1861.

Ma cosa c’è di Torino che va oltre la premessa della sua storia, che attrae e stringe a sé, come se a un tratto potessi sentire la sua energia vitale?
No, non è il fatto di essere incastonata nell’arco alpino, neanche i sontuosi portici, nemmeno l’emotivo stile barocco, né la pianta quadrata che ti permette di tornare sempre nello stesso punto se ti perdi (forse questo è il mio dettaglio preferito).

È qualcosa di più, è la magia: si dice che rappresenti uno dei vertici dei triangoli della magia bianca, assieme a Lione e Praga, nonché uno di quello relativo alla Magia Nera con Londra e San Francisco.

Non sono solita credere al soprannaturale ma mi affascina, e la sua storia millenaria è carica di ricorrenti analogie.
L’ho scoperto recentemente e assolutamente in modo casuale che fosse magica.
Due turisti inglesi nei pressi della stazione di Porta Nuova, mi fermarono per chiedendomi un’insolita informazione: non la solita “dove posso prendere il bus numero 33”, bensì “dove trovo la magia nera di Torino?”.
Shock! Non sapevo di cosa stessero farneticando. Staranno cercando di infastidirmi, ho pensato.
Incuriosita dalla richiesta, scavando e leggendo manuali sparsi nelle varie biblioteche Torinesi, sono arrivata a conclusione che sì, ci sono facce infelici scolpite nei palazzi e simboli massonici sparsi per la città Sabauda.

Monumento al traforo del Frejus in piazza Statuto, Torino. Da Wikimedia Commons.

L’angelo nero (angelo caduto, sinonimo di trasgressione e ribellione) con la stella al contrario a cinque punte di Piazza Statuto, dedicato ai caduti per la costruzione del Traforo del Frejus (un’importante galleria ferroviaria che collega l’Italia alla Francia), con il dito puntato verso il lato opposto della Francia, è un primo esempio di un chiaro richiamo all’esoterismo.

Il monumento sembra quindi unire significati storici legati al sacrificio umano con una lettura più oscura e simbolica, che vede in quella parte della città un luogo carico di energie negative e misteri esoterici.

Il Palazzo del Diavolo, dove si può scorge il caratteristico batacchio raffigurante un serpente che si morde la coda: un simbolo antico e universale che rappresenta l’eternità, il ciclo infinito della vita, e l’autorinnovamento. Appare in molte culture e tradizioni, spesso associato al concetto di unità, totalità, e l’interconnessione di tutte le cose. Continuando possiamo notare due cani ai lati: protettori di territori sacri o infernali. Nell’iconografia, i cani sono spesso legati agli inferi (come Cerbero, il cane che protegge l’entrata dell’Ade). Infine, la testa o la faccia, di Lucifero stesso: la sua presenza potrebbe rappresentare una dicotomia tra il bene e il male, e il potere della trasgressione e della luce oscura.

I Savoia qui, avviarono la stampa dei primi tarocchi piemontesi e, con mio stupore, il Diavolo è il numero 15 delle carte, come il civico in cui sorge il palazzo.

La porta del diavolo (Palazzo Trucchi di Levaldigi). Da Wikimedia Commons.

Centinaia di simboli si dividono la città, tra il bene e il male.
Ma non è dominata solamente dall’occulto Torino. Secondo la leggenda, la magia bianca fa da esatto contrappeso alla magia nera.

L’emblema di questa magia bianca è la Sacra Sindone, custodita nel Duomo di Torino, che insieme a Piazza Castello e Palazzo Madama richiamano un’aura di potere e spiritualità.
La Sacra Sindone, infatti, avrebbe su di esso impressa un’immagine di un uomo nudo, con i capelli lunghi e la barba, da sempre attribuita (con non pochi scetticismi) a Gesù. Il lenzuolo di lino, quindi, sarebbe stato quello utilizzato per avvolgere il suo corpo nel sepolcro.
E Piazza Castello dove si erge Palazzo Madama sarebbe il fulcro della magia bianca.
Insomma, un fitto e intrinseco insieme che arricchiscono Torino con un velo di cultura dell’occulto.

E io – oggi al contrario di ieri – non so se voglio ancora lasciare questa città. Forse dovevo solo incontrare due turisti inglesi, nel mezzo del triangolo della magia.

A cura di: Sara Schiavo.
Immagine di copertina: Wikimedia Commons.

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