Tormentoni estivi: il segreto dietro al successo
I tormentoni estivi generano sempre piu consensi e profitti. Ma cosa si cela dietro un successo apparentemente inarrestabile?
A chi non è mai capitato di svegliarsi con una canzoncina nella testa? Motivetti, ritornelli, jingle pubblicitari o tormentoni estivi. Quante volte ci è successo, appena svegli, di canticchiare nella mente una melodia ascoltata chissà quando, chissà dove e che proprio non ne vuol sapere di lasciarci in pace. Si dirada nel corso della giornata ma, ogni tanto, ritorna di prepotenza nei pensieri e ti fa muovere velocemente le labbra per ripassarne strofe e ritornello.
Odiato o no, quel motivetto ti è ormai entrato nella testa e sembra non voler sparire piu.

In estate, la quantità di tormentoni industriali invade le stazioni radio come un fluido inarrestabile. Una ventina di brani quasi simili tra loro, a base pop, latinoamericano, reggeton, trap o rap. Un blocco unico e sequenziale propinato dalle radio ovunque; in auto o in sala d’aspetto dal medico, dal parrucchiere e nei super mercati, nei negozi o in banca. Inesorabile, si insinua nella mente attraverso le tue orecchie. È il tormentone estivo. Il suo ritornello è potente, cantato da tutti. Anche chi lo detesta non può fare a meno di ricordarne le note. Quel brano ormai è diventato un tormento, appunto.
Pur non essendo dissimile dai suoi predecessori, ogni tormentone estivo guadagna sistematicamente successo. Niente di nuovo nella melodia, nella composizione, spesso anche i testi si somigliano tra loro. Nonostante ciò, l’industria musicale ogni anno muove una fetta importante di guadagni proprio grazie a questo “genere” musicale.

Ma qual è il segreto dei tormentoni estivi?
O meglio, esiste una formula segreta per creare un brano musicale “di massa”?
Per rispondere a questa domanda è necessario ricorrere alla scienza che spiega l’interazione tra la musica e la sensibilità umana, ovvero la musicoterapia. Non è un segreto che la musica generi un qualche effetto sull’ascoltatore. Un campo di applicazione standard è il soundtrack che accompagna la scena di un film amplificandone il pathos.
La musicoterapia studia il rapporto emozione-musica. È una tecnica di approccio scientifico che utilizza melodie o suoni per generare effetti e risposte nell’individuo che ascolta. Ha oggi vastissima applicazione in campo psicoterapeutico, medico e riabilitativo. Importanti studi sono stati condotti anche in ambito oncologico e neurologico con ottimi risultati. L’ascesa di questa scienza è stata esponenziale negli ultimi vent’anni e lascia in eredità una riflessione importante: è possibile “maneggiare” la musica affinché generi effetti predeterminati nell’individuo?
Se ammettiamo tutto questo come reale dobbiamo credere al fatto che un brano dotato di un costrutto melodico particolare sia facilmente recepito dall’ascoltatore tanto da generare una risposta-effetto predeterminata nello stesso. Ad esempio, un brano di musica chillout genera rilassamento in chi ascolta.
La musica è, tra le altre cose, una successione di note che la mente è in grado di anticipare di un millesimo di secondo e il tormentone estivo sfrutta questo meccanismo per generare consenso diffuso. Il che significa vendite, ascolti e incassi in quantità decisamente elevate.
Creare la hit perfetta: oggi si può
Uno studio approfondito sulla struttura del tormentone estivo è stato proposto da Betway, azienda leader nel campo dei casinò online. In occasione del lockdown l’azienda ha impegnato i suoi statistici, normalmente a servizio dei calcoli di risultato nei giochi d’azzardo, nella realizzazione di un interessante articolo di approfondimento corredato da un’infografica interattiva. La ricerca sui brani estivi con il maggior numero di settimane in testa alle classifiche e l’esame della loro struttura ha individuato tre elementi cardine a cui prestare attenzione.
- Chiave – PERCEZIONE
La chiave è la scala maggiore o minore su cui si basa un brano musicale. Le note determinate dalla chiave costituiscono la melodia, gli accordi e la linea base di una canzone.
È fattore di primo approccio alla memoria dell’ascoltatore. Anche senza conoscerne gli effettivi tecnici, l’ascoltatore ne ricorda l’andamento. In Italia, i brani pop di successo sono scritti in chiave di FA e la quantità di questi è tale da renderla meglio percepita di qualunque altra. Cosi, il rimando a qualcosa di “familiare“ genera un senso di sicurezza nell’ascoltatore verso una new hit.
- Tempo – COINVOLGIMENTO
Il tempo di un brano viene misurato in battiti al minuto (in inglese BPM), fornisce la velocità del battito che è alla base di una canzone. Può essere inteso come il battito del cuore. Ad esempio, un battito al secondo equivale a 60 BPM.
Il tempo ci fa battere la suola della scarpa al suolo “a ritmo di musica”. Se la chiave produce melodie coinvolgenti, il tempo di un brano musicale produce un appiglio di coinvolgimento essenziale.
- Metro – COMPRENSIONE
La metrica è basata sulla ricorrenza periodica di elementi all’interno di un brano. Forma l’abitudine all’ascolto per mezzo di un flusso melodico della composizione. Un flusso armonico o ritmico non interrotto (sincope) aumenta la prevedibilità del brano e quindi la comprensione dell’ascoltatore che anticipa di qualche microsecondo l’andamento della melodia. Il metro 4/4 è il più predisposto a garantire tali risultati.
Altri due parametri valutati dallo studio di Betway sono stati l’energia di un brano e la sua “ballabilità”, valutati su una scala da 1 a 100.
Siamo dunque liberi di ascoltare e preferire ciò che vogliamo?

La combinazione sapiente di questi elementi sembra non lasciarci scampo: può produrre una hit in grado di tormentare le nostre orecchie per mesi. Nello studio condotto da Betway è possibile addirittura individuare preferenze per paese. Ad esempio, in Italia oltre alla succitata chiave, il tempo deve essere di 118 battiti al minuto (BPM), 71 su 100 è la quantità giusta di “energia” da mettere nella canzone, mentre la “ballabilità” deve oscillare intorno a 66 – sempre su una scala che va da zero a cento.
Insomma, la statistica ci dice che la struttura musicale dei brani che ascoltiamo ha il solo scopo di commercializzare, vendere ed incassare. In altre parole, l’interesse dei produttori discografici va a scapito di un percorso evolutivo musicale che ha radici profondissime e che oggi sembra morire lentamente.





