Gummo: nichilismo, gatti uccisi e spaghetti al sugo

Gummo: nichilismo, gatti uccisi e spaghetti al sugo

Gummo ci fa vivere un’esperienza cinematografica che non dimenticheremo. Siamo così diversi dai protagonisti o solo nati nel posto giusto?

Ci sembra assurdo pensare che Gummo, questa chicca del cinema sperimentale americano, sia uscito nel 1997, stesso anno di Titanic. Forse è proprio vero che il romanticismo è un privilegio dei ricchi. Il regista Harmony Korine non vuole darci il privilegio di sperimentare nessuna emozione positiva durante la visione, bensì un senso di disagio, una presa di coscienza su realtà che ci sembrano distanti e prive di ogni direzione morale. Dunque dimenticatevi il bel visino di Leonardo Di Caprio e preparatevi a vivere un’esperienza cinematografica che vi assicuro non dimenticherete.
Korine mostra fin dall’età di 19 anni di essere un fuoriclasse, quando scrive la sceneggiatura del controverso Kids di Larry Clark (1995), altra visione consigliata se doveste mai sviluppare un’ossessione malsana per film disturbanti.

Il film

Ritornando a Gummo, ci troviamo catapultati negli anni 70’ a Xenia, in Ohio, città colpita da un tornado devastante. La catastrofe ha ridotto i cittadini ad una vera e propria comunità white trash, termine che descrive persone di etnia caucasica di bassa estrazione, prive di cultura e disfunzionali in ogni ambito. Durante il film conosciamo un mosaico di personaggi grotteschi: Tummler e Solomon, due ragazzini che cacciano gatti randagi rivendendoli a un macellaio, Dot ed Helen, due lascive sorelle adolescenti, Bunny Boy, un ragazzino che indossa sempre un copricapo rosa con orecchie da coniglio.

Non è presente una vera e propria trama, ma è proprio questo che ci permette di immergerci in un flusso di immagini, suggestioni ed emozioni, lasciando la tradizionale narrazione lineare e perdendoci in un mondo alienato e di degrado. Ma si sa, l’arte sublima anche il brutto, ed è proprio qui la magia del film: trasportarci solo per un momento in una realtà estranea a noi, farcela assaggiare da lontano, come se fossimo degli spettatori silenziosi e invisibili di queste vicende. Così estranei, ma così intensamente vicini.

Gummo: nichilismo, gatti uccisi e spaghetti al sugo

I personaggi

Korine ha inserito nel cast alcuni abitanti di Nashville con cui è cresciuto, privilegiando visi dai tratti somatici particolari e che suscitassero emozioni, rispetto alla capacità attoriali. Non ci poteva essere scelta più azzeccata, basti guardare il senso di disagio che esprime solo lo sguardo di Jacob Reynolds, nell’iconica scena della vasca da bagno. La regia è deliberatamente caotica, utilizzando una pellicola 16mm e videocamere VHS, creando un’estetica sporca e grunge, che si adatta perfettamente al mondo decadente che rappresenta. Si evita qualsiasi forma di estetizzazione tradizionale, ci immergiamo in una esperienza visceralmente sgradevole, il cosiddetto gusto lo-fi, e non poteva non essere che esattamente così.

Il film è dominato dalla sensazione di disorientamento e caos, elementi che riflettono lo stato mentale dei suoi personaggi, ed è questa armonia nella disarmonia che rende tutto così intenso. La violenza è poi un tema ricorrente nel film, ma in piena linea con il concetto di banalità del male: gli atti brutali sono spesso insensati e casuali, sintomo di una forte disconnessione emotiva e frustrazione. Il film esplora anche la violenza psicologica: i personaggi vivono in uno stato di apatia esistenziale, caratterizzata da interazioni disfunzionali. Questo ci porta a riflettere sul fatto che la violenza sia, più che una anormalità, una risposta totalmente sintomatica di un disagio profondo.

Gummo: nichilismo, gatti uccisi e spaghetti al sugo
Solomon mangia spaghetti nella sua vasca da bagno. Immagine da Wikipedia.

La reazione

I personaggi vivono in una totale alienazione, in una vita priva di prospettive e morale, un po’ alla Vinz ne La Haine (1995). Ma siamo sicuri di poterci esentare totalmente da questo baratro? Ci sembra una condizione così squallida, ma è così umana. Ed è questo che scaturisce in noi angoscia, la spietata verità presente in questo film, senza fronzoli. Ci sentiamo così lontani oppure siamo solo nati nel posto giusto e abbiamo sottomano distrazioni per questo vuoto esistenziale intrinseco della natura umana?

FILM CHE TI PIACERANNO SE TI È PIACIUTO “GUMMO

  • Elephant di Gus Van Sant (2003)
  • Trainspotting di Danny Boyle (1996)
  • Ken Park di Larry Clark (2002)
  • Melancholia di Lars Von Trier (2011)
  • Enter The Void di Gaspar Noé (2009)

Unisciti alla squadra in qualsiasi momento: qui tutte le indicazioni!

A cura di: Letizia Valsecchi.

avatar

21. Faccio tante cose e ne amo ancora di più. Il mio primo amore musicale: "La collina dei ciliegi" di Battisti. Il mio primo amore cinematografico: "The Dreamers" di Bertolucci.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.