Tutti i vincitori degli Oscar 2021

Cogito et Volo dedica anche quest’anno una particolare attenzione alla corsa agli Oscar 2021, con approfondimenti sul sito e contenuti extra su Instagram e Facebook. Daremo un’occhiata da vicino a tutte le otto pellicole candidate per il miglior film, con recensioni e curiosità, e commenteremo i risultati finali all’indomani della notte degli Oscar, che si terrà il 25 aprile. Qui trovate tutti gli articoli già pubblicati.

Tra le varie cose bizzarre di quest’ultimo anno e mezzo possiamo senza dubbio inserire la 93° edizione degli Academy Award. Se a inizio febbraio del 2020 il covid-19 non sembrava ancora una cosa seria e gli Oscar poterono tenersi senza grossi intoppi al Dolby Theatre di Los Angeles, come da tradizione, quest’anno abbiamo un’idea completamente diversa. Quest’anno la cerimonia è stata posticipata al 25 aprile, due mesi dopo la data prevista inizialmente, 28 febbraio. Si è tenuta sempre al Dolby Theatre, ma senza i grandi numeri solitamente presenti e gli invitati erano divisi in spazi.

Druk (Un altro giro) è il film del danese Thomas Vinterberg che ha vinto il premio per il Miglior film straniero

L’Academy e la battaglia per l’inclusività

Oltre alle particolarità della cerimonia, che pur sempre tutta la notte è durata, quest’anno si farà ricordare per i pochi film che siamo riusciti a vedere nell’ultimo periodo. In Italia la maggior parte dei film candidati al miglior film uscirà in sala a partire dalle riaperture di oggi: è il caso di Minari, di Prominsing Young Woman, molto presto anche The Father. Nomadland uscirà su Disney + a partire dal 30 aprile. Judas and the Black Messiah è uscito da pochissimo su MioCinema.

Sebbene i nuovi criteri di inclusività dell’Accademy, che rientrano nel piano “Academy Aperture 2025”, saranno effettivi a partire dal 2024 e quest’anno, per via della pandemia, si sia stati meno fiscali sui film da ammettere in gara, si inizia a vedere già una nuova e fresca direzione. Questi nuovi criteri di inclusione riguardano essenzialmente la partecipazione nei film di attori e registi di varie etnie, maggior attenzione alla parità di genere, rappresentanza delle categorie LBTQ+, la presenza di rappresentanti di categorie con disabilità fisiche o psichiche. O che le trame dei film tocchino qualcuna di queste sfere. Tale inclusività deve riguardare non solo il film in sé ma anche i lavoratori del mondo dello spettacolo, gli stagisti, gli assistenti, ma anche gli aspetti che riguardano la distribuzione, la produzione e la pubblicità.

Una scena di Sound of Metal: a destra Riz Ahmed, candidato come miglior attore e a sinistra Paul Raci, candidato come miglior attore non protagonista

Quest’anno, ad esempio, ci sono state due donne candidate alla miglior regia: Chloé Zhao e Emerald Fennel. Tre di questi registi non sono americani o sono americani solo in parte. Inclusività che manca ancora in tante altre categorie, come nella miglior fotografia, miglior sonoro. Interessante però che tra gli otto film in corsa per la statuetta dorata, ben tre siano opere prime, ossia il primo film di un regista: Sound of metal, tra le vere perle di questa edizione, The Father e Promising young woman. Il che non è una cosa banale, visto quanto siamo abituati a vedere agli Oscar soltanto grandi nomi (pensate all’edizione dell’anno scorso ad esempio): segno che forse l’Accademy sta iniziando ad ampliare il suo sguardo, ad aprire le sue porte alle fresche novità del cinema contemporaneo, alle attenzioni e agli interessi di un pubblico più giovane e affamato.

I vincitori

Ma arriviamo al dunque: è stata Chloé Zhao ad aggiudicarsi la statuetta per la miglior regia, diventando così la seconda donna nella storia dell’Academy a ricevere questo riconoscimento, dopo Kathryn Bigelow, che nel 2010 vinse per The Hurt Locker. Nomadland vince anche per il miglior film e vince la sua attrice protagonista, Frances McDormand, al suo terzo Oscar ( Fargo nel 1997 e Tre manifesti a Ebbing, Missouri nel 2018). Da Venezia, dove ha vinto il Leone d’oro, agli Oscar, Nomadland ha fatto molto parlare di sé ed è senza dubbio il film più atteso dell’anno, con due donne al comando davvero straordinarie.

Chloé Zao e Frances McDormand sul set di Nomadland. Credits: La Naciòn

A sorpresa è Anthony Hopkins a vincere il premio per il miglior attore, per la sua forte e commovente interpretazione in The Father. Ci si aspettava invece che il riconoscimento andasse postumo a Chadwick Boseman, per Ma Rainey’s Black Bottom, che invece ha vinto miglior trucco e acconciature e migliori costumi , strappandoli di mano a Pinocchio. Mank, che era candidato a dieci statuette, ne porta a casa solo due: miglior fotografia e scenografia. The Traial of the Chicago 7 non vince nulla. Sorpresa anche per la nostra Laura Pausini, che dopo la vittoria ai Golden Globe per la canzone Io sì, parte della colonna sonora di La vita davanti a sé, si aspettava di vincere anche l’Oscar, che invece è andato a Fight for you in Judas and the Black Messiah.

Yuh-Jung Youn ha vinto l’Oscar per la miglior attrice non protagonista in Minari, diventando la prima attrice coreana a vincere questo premio, anche se hanno sbagliato a pronunciare il suo nome quando l’hanno chiamata sul palco. Daniel Kaluuya ha vinto invece per Judas and the Black Messiah.

Una scena di Minari

Di per sé la diretta dal Dolby Theatre non è stata particolarmente emozionante (non lo è da quando Hugh Jackman ha aperto gli Oscar con un musical nel 2009). Non ci sono state performance dal vivo, né il solito grande pubblico chiassoso, né il red carpet, né gags particolarmente simpatiche. Ci ricorderemo questi Oscar 2021 per Nomadland e per Glenn Close che twerka.

Foto di analogicus da Pixabay

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Laureata in Scienze filosofiche e ora studentessa del Master Professione Editoria cartacea e digitale a Milano. Quando non leggo, scrivo. Quando non scrivo, guardo film. Quando non guardo film, parlo ai miei amici dei film che ho appena visto. Quando non faccio nessuna di queste cose di solito sto cercando di replicare qualche ricetta di Masterchef.

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