La lungimiransia: l’ansia del guardare lontano
Guardarsi troppo oltre è vertiginoso? Perché la gente ha ansia nel farlo? Ero una sorta di megafono per le incertezze degli altri.
– Ciao, Claretta!
– Oh, Sabrina, di nuovo tu, che ansia.
– Senti ma… com’è la quinta elementare? Difficile?
– Ma che t’importa se sei in prima?
– Chiedevo così, tanto per sapere…
Claretta, nome fittizio (perché c’è qualcuno al mondo che si chiami davvero Claretta? Era un nome finto anche in Sister Act!) mi guardò storto, cosa non rara, a pensarci. Biascicò vaghi cenni al fatto che in quinta elementare si imparasse a dare il resto in euro e si facesse molta più storia e geografia. Dimenticò tra l’altro il dettaglio più importante: non avrei mai abbandonato le tabelline per il resto della vita. Se l’avessi saputo non sarei giunta oltre l’asilo. Ma questo è un altro paio di altre maniche, maniche piccole, sporche di biro blu.
– Ehi, Clà!
– …
– E quindi queste medie come sono? È vero che se chiami maestra la professoressa tutti ti prendono in giro per settimane?
– È come le elementari ma più difficile e con più puzza di ascelle.
Guardarsi troppo oltre è vertiginoso? Perché la gente prova ansia nel farlo? Temo che Claretta non fosse infastidita tanto da me (anche se non faceva nulla per farmi pensare che le stessi simpatica) ma dal suono che quelle domande emettevano in lei. Io ero una sorta di megafono per le sue incertezze. La mettevo davanti al fatto che neanche lei fosse a conoscenza di come sarebbe andato il suo futuro, e questo era un prurito all’anima che nessuno di noi- neanch’io che chiedevo- è in grado di sostenere.
– E il liceo, Clà?
– Sempre più difficile, sempre più puzza.
Queste domande, lo giuro, io non le facevo col cardiopalmo e il sudore alla fronte. Sono sempre stata abituata a fissarmi orizzonti così lontani che quelli distanti qualche anno mi sembravano quasi imminenti. Guardavo (e guardo) alle cose con una curiosità minuziosa e miope al contempo, consapevole che il mio tempo non sarà mai mio totalmente, e quindi desiderosa di afferrarne la più larga parte anche solo col pensiero.
Sì, maestra, hai capito: avevo sbirciato tutte le sorprese del calendario dell’avvento già dagli ultimi di novembre.
– E l’università, Clà?
– Difficilissima; la puzza se va bene è di caffè + suola di scarpa.
– E se va male?
– Ah, sapessi.
La lungimiransia mi ha sempre accompagnato e temo che mi resterà fedele ancora per molto. Sto ancora valutando se essa è il mio più grande difetto o se partecipa, nel suo modo perverso, alla mia salute mentale. Se è una torcia che mi apre la strada del domani o una casella sul bordo del tabellone di Cluedo che mi porti lontano, sì, ma impedendomi di seguire passo per passo il mio percorso, di giocarmi normalmente i miei dadi.
La verità è che questa navigata nell’ignoto non piace a nessuno, né a me che chiedo né a voi che ribattete ogni anno più esausti. E fate bene a rispondermi con velato sadismo o non rispondermi affatto: sia perché me lo merito che perché, se mi deste le esatte risposte che chiedo, la mia vita diventerebbe in un attimo una noia mortale.
Avrei un quadro esatto di cosa significhi combattere con improvvisata ossessione il bianco tra i capelli, del sobbalzo notturno che ti coglie quando senti strillare il tuo primo neonato, di quanto sia stressante gestire le scadenze di un frigo che è soltanto tuo, o quanto noiosa possa rivelarsi la pulizia quotidiana di una dentiera.
Sarebbe tutto già trito e ritrito, come quei rimpasti estivi di film che sai già come vanno a finire ma che per qualche oscuro motivo ti ostini a riguardare. Chissà perché per alcuni è più piacevole ricalcare i bordi del passato che gettarsi in un disegno totalmente nuovo. Il problema è che il tempo che passiamo su altri fogli (fogli precedenti o successivi) è tempo sottratto, ancora una volta, al presente.
– Ehi, Clà.
– Ehi, Sabrina, quanto tempo!
– Mi chiedevo: come si sta sottoterra? Fa freddino?
– … No, anche qui no!
(Immagine di copertina: photo by Edi Libedinsky on Unsplash)





