Abituati alla tristezza? Impressioni di settembre
Perché non provare questa volta a capovolgere lo sguardo? Cosa fare per essere felici? Cosa vuol dire esserlo? Perché abituati alla tristezza?
Secondo il vocabolario Treccani, la tristezza o meglio l’essere triste è “quello stato psichico di afflizione, depressione e anche inquietudine”. Quest’ultima parola è molto sentita nella società attuale, tanto da definirla malattia del secolo. Infatti molti hanno dimenticato qual è il vero significato della sua nemesi: la felicità.
Solitamente l’essere tristi è quello stato d’animo che accompagna le ultime giornate di agosto e le prime di settembre. Le giornate a giocare in spiaggia con gli amici lasciano spazio agli uggiosi pomeriggi rinchiusi in casa, con la consapevolezza di rientrare nelle proprie abitudini.
Perché non provare questa volta a capovolgere lo sguardo? A vedere il bicchiere pieno a metà e non mezzo vuoto? Perché non vedere questo periodo come una ripartenza piuttosto che un banale ritorno? Perché incupirsi così tanto, quindi, e non essere felici? E sopratutto, cosa fare per esserlo?
Recentemente mi è capitato di considerare come molte abitudini, modi di fare e parole ci allontanino dalla felicità. Uno dei mezzi che accompagna l’uomo verso quella stasi spazio-temporale – punto fermo dalla società e routine, quel luogo personale – è la musica, ad esempio. Considerando i testi di alcuni gruppi e autori vari sembra che essi non parlino che di cuori spezzati, ricordi di amicizie passate, momenti di puro piacere vano e ormai decaduto… il focus quindi è proprio la nostalgia, il magone per la perdita di un amore o di una relazione.
Quasi a tutti sarà capitato di pensare a una persona cara lontana da noi grazie al testo di una canzone. Involontariamente e purtroppo ci si allontana, quindi, dall’occasione di rialzarsi e andare avanti, trovando il quid, il motore della rivolta in noi stessi.
Un altro valido esempio è il peso dei social network nelle nuove generazioni. Uno scatto, un boomerang concentrano l’individuo in ciò che appare piuttosto che ciò che è. Nei pub, nei ristoranti, nei luoghi della movida molti ragazzi -soprattutto i più giovani – sono alienati da tutto quello che sta intorno; lo scorrere storie su Instagram prende il posto di una sana chiacchierata. Eppure tutto quello che ascoltiamo, leggiamo, guardiamo nelle serie televisive è proprio lì a portata di mano e lasciamo che sia vanificato da un semplice click! Perché arrivare a tanto? Perché vivere da lupi solitari?
Bisogna uscire dal luogo comune che settembre è la fine dell’estate, ma invece guardare questo periodo come il tempo adatto a ricominciare, a saltare dentro la nostra esistenza e non stare a lamentarsi di quanto il sistema o le relazioni siano sbagliate. La felicità è quel brivido che corre lungo la schiena e fa star bene ognuno di noi, perché sprecarlo? Questo mese potrebbe essere un rodaggio per i propositi del nuovo anno e, se lungo il percorso vanno a monte, si è sempre in tempo per dare inizio a un nuovo capitolo della nostra vita!
Ora: la tristezza è positiva o negativa?
In un primo tempo, può sembrare uno stato ignoto e buio da cui è difficilissimo trovare uno spiraglio di luce, ma scrutando bene riusciamo a notarlo e a goderne. Meglio quindi restare ibernati all’interno della nostra mente oppure fare tesoro di ogni caduta per ripartire con intenzioni migliori?
Dunque la tristezza non è solo ed esclusivamente negatività: ogni singolo momento è prezioso. È proprio attraverso di essa che riusciamo a sognare e capire quale sia l’autentico significato di essere felice, vivere spontaneamente e stare insieme agli altri. E se una cosa non va, la soluzione è fronteggiarla, chiamarla per nome per poi risolverla. Solo così riusciremo a star bene con noi stessi e gli altri: semplicemente felici!
(Immagine di copertina: photo by Noah Silliman on Unsplash)





